mercoledì, marzo 21, 2012

C'entra una giraffa, ma è troppo lunga da spiegare.


Ed è tutto il giorno che rimando, e ho rimandato anche ieri, e l'altro ieri, ed è passata una settimana, dieci giorni, e mi sembra sia passata un'infinità di tempo dall'ultima volta che mi sono seduta qui e ho scritto a braccio, senza urgenza, dei miei giorni, delle mie coincidenze, dei miei pensieri. Che le mie velleità da scrittrice spesso pervertono e trasformano quello che ho voglia di dire in giri di parole infiniti e sordi e non mi soddisfano.

È passato un anno, due, tre, e sono cambiate tante cose, sono cambiata io. C'è sempre l'albero di magnolie in fondo alla via che in marzo fiorisce, c'è sempre il mio angioletto di pietra oltre la siepe e sempre il gatto grigio, il lavaggio strade il martedì, le travi di legno che tremano al vento...
C'è adesso in me, qualcosa che assomiglia ad un equilibrio. Sembra crollare e come un'onda enorme si gonfia non appena mi arrabbio o per qualcosa resto delusa, ma è lì. È quella quiete dopo il gran frastuono pronta ad incrinarsi al minimo rumore, eppure profonda, è il riprender fiato dopo una corsa pur avendo ancora il respiro affannato, è un principio di pace, quasi impercettibile. È inaspettatamente, non aver più l'assillo su dove riposa ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. È ammettere che ho sbagliato, in silenzio e senza dover rendere conto a nessuno se non a me stessa. È questa paura enorme dei cambiamenti, che mi trascino dentro e imparo a controllare e calmare. È la difficoltà nel fare un passo deciso e la consapevolezza che tentennare non mi è comunque d'aiuto. È il mio attraversare la realtà, il mio personalissimo stare nelle cose, anche in quelle che a volte non capisco.

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