mercoledì, febbraio 22, 2012

Siamo tempo perso

Dieci minuti per il mercurio, cinque minuti per la bustina, tre minuti e mezzo per Abbiategrasso, cinque ore e quattro minuti per la mattina, sette minuti di buffering, diciotto giorni ai ventinove, dodici secondi per il resto, quattro mesi per il caldo.

Di quelle attese che nemmeno ci pensi contro quelle che si serrano ai secondi. Appiccicose.
Io ho solo una strana fretta. Una fretta calma e paziente.
Ho bisogno di qualcosa, so bene cosa ma non so bene quando l'avrò.
Quindi poso i miei minuti, le mie ore, i miei giorni, dentro piccoli soldatini in plastica.
Non fanno guerra né al mio passato, né al presente, men che meno al mio futuro.
Li uso come diversivi.

Per dedicarmi al come, più che al quando.




5 commenti:

Farnetico ha detto...

Mi hai fatto tornare in mente i miei giorni da 7enne quando giocavo con migliaia di soldatini. La particolarità è che il gioco durava giorni e giorni: dalla elaborazione delle cause della guerra alla predisposizione delle armate e dei diversi scenari di guerra...e il tempo passava.
Qualcosa è nel tempo stesso, credo.

George ha detto...

Come ti capisco...

7di9 ha detto...

Dei soldatini ci si può sempre fidare.

Ale ha detto...

Non che i soldatini mi siano mai stati particolarmente simpatici. Ma finché stanno lì fermi, mi vanno benissimo.

Farnetico ha detto...

Si vede che non li hai mai fatti paracadutare con le buste delle merendine appena sbafate!