venerdì, luglio 08, 2011

C'era una causa e una conseguenza, la noia.

Aveva inventato un modo impeccabile per non distrarsi, contava le parole. Col tempo era diventato velocissimo, non ne sbagliava una ...quarantaduequarantatrequarantaquattroquarantacinque... e così non perdeva il filo. Nessuno se ne accorgeva del resto, continuavano a parlare ininterrotti, riprendendo a ruota non appena lui rispondeva a una domanda o concludeva il suo discorso.
Si annoiava a morte. Per molto tempo aveva tentato di evitare le lunghe conversazioni, si era tenuto alla larga dai vagoni del treno, dalle rimpatriate tra vecchi colleghi, dalle riunioni di famiglia e soprattutto dagli incontri vis à vis con amici post-divorzio, senza lavoro, innamorati, alle prese con progetti e iniziative culturali, ubriachi, traditi, malati, al rientro da lunghi viaggi (con foto), depressi, licenziati, appena sposati. Aveva un taccuino su cui appuntava le scuse più esilaranti o riutilizzabili per declinare inviti o rimandare gli appuntamenti. Quando capitava di non potersi sottrarre alla conversazione o rimandare un incontro, apparecchiava l'animo e iniziava a contare ...quarantaseiquarantasettequarantottoquarantanove... era l'unico modo per resistere e arrivare sino alla fine.
Una volta, ad un primo appuntamento, una donna lo guardò fisso e gli disse: "Tu non mi stai ascoltando. Tu stai contando le mie parole, quante sono?". Fu stregato, se ne innamorò all'istante non fosse che lei alla milleottocentocinquesima parola, lo mollò su due piedi senza aggiungere altro.
Dopo molte riflessioni, finalmente iniziò a rendersi conto che la gente intorno parlava indistintamente con chiunque, che quel gran fiume di parole che lui immaginava uscire traboccante da ogni suo interlocutore non si sarebbe mai prosciugato ed era più che altro una sorgente eterna, inarrestabile. Capì che non c'era speranza d'incontrare qualcuno che sapesse godere di un sano, insignificante, inappetente e inoppugnabile silenzio. Stremandosi di noia accettò che la gente, tra i molti vizi, ha quello del parlare utilizzando una marea di parole inutili, in mezzo a frasi inutili, spesso su argomenti inutili.
Così si rassegnò, smise di contare seppur rimase sempre quantomai inorridito dal numero intollerabile di viziosi in giro.



 Foto di Elspeth Diederix

2 commenti:

Baol ha detto...

Poteva imparare a contare le carte e sbalcare il tavolo del black jack...ma tutto bisogna insegnare a certa gente?!

Ale ha detto...

:) ci si ingegna per ciò che serve! e lui s'accontentava di non annoiarsi!