giovedì, dicembre 17, 2009

Sù al nord.

Così, mercoledì, alle quindici e venticinque entro nello studio, rimango all'ingresso della sala d'aspetto e chiedo:
"Il dottore è già arrivato?" - nessuno risponde, e tutti mi fissano e io li fisso di rimando.
"il medico è già arrivato?" - alla mia destra una signora anziana con un foulard fuxia alza la mano.
"lei è la prima?" - silenzio.
"Volevo sapere se il dottore è già arrivato"
"No, non è ancora arrivato" - mi risponde.

Resto un attimo a guardare la sala d'aspetto. Mi faccio coraggio e dico:
"avrei bisogno di una cortesia, devo prendere un aereo tra due ore, e dovrei solo farmi prescrivere delle analisi"

Silenzio

"è una cosa velocissima, sarò velocissima. Ho provato a telefonare al dottore per dettargli tutto al telefono e non perdere altro tempo, ma è sempre occupato dalle due, purtroppo mi servono oggi e non posso tornare un altro giorno"

Silenzio

e io, costernata:
"vi dispiace se me le faccio prescrivere al volo appena arriva così non rischio di fare tardi?"


Silenzio.

La signora con il foulard fuxia, ad alta voce:
"Qui siamo tutti per farci fare delle ricette." - incrociando le braccia.
"Sì lo immagino, ma purtroppo ho saputo solo ieri di dovermi far prescrivere questi esami e ieri il medico non riceveva."
"E veniva prima e faceva la fila come tutti gli altri"
"Non potevo venire prima oggi, altrimenti sarei già stata qui"
"E allora viene domani."

Io in silenzio, rifletto.
Poi dico:
"No, forse non mi sono spiegata, tra due ore ho un aereo per la sicilia e non ho modo di venire un altro giorno, e le richieste mi servono per sabato mattina."
"Ma che cosa vuole da noi, noi anche ci dobbiamo fare scrivere delle richieste."
Inizio ad agitarmi:
"Sì signora, ho capito, ma io ho anche da prendere un aereo, non avevo modo di venire ieri, né di venire prima, né ho modo di venire domani"
Lei si gira verso gli altri:
"Secondo lei noi siamo qui per divertirci."
Io in silenzio, nervosa, dico:
"Signora ho chiesto solo una gentilezza, purtroppo non ho alternative, non posso farmele prescrivere da nessun altro."
"Ah ma sì, ma tanto io non ho capito nulla di quello che deve fare lei. Io sono anche l'ultima. Veda se qualcuno la lascia passare."
Alzo lo sguardo su una ragazza di fronte a me, lei mi guarda e mi fa no con la testa. Tutti bisbigliano qualcosa, lamentandosi.


Un signore anziano in giacca e cravatta alla mia sinistra:
" Se qualcuno vuole cederle il posto... io no."
La signora con il foulard fuxia:
"Io il mio non glielo lascio."
Guardo gli altri, tutti a testa china in silenzio.
E molto infastidita dico:
"Ve bene signora, lei è l'ultima e non mi farà passare, ma ci sono dieci persone davanti a lei, nessuno qui può farmi questa cortesia?"


Silenzio.

Io, mi giro verso tutti:
"Allora alle cinque e mezza ho un volo da linate, ho assolutamente bisogno di farmi prescrivere queste analisi prima di andare via, non potevo venire prima e ovviamente partendo non posso tornare domani." - mi inizia a tremare la voce dal nervosismo - " non sono riuscita a contattare il medico prima e ancora adesso il telefono è occupato."

Silenzio.


La Signora con il foulard fuxia, guardando gli altri, mi dice:
"Perché non veniva prima se aveva tutta questa urgenza, non ci si riduce all'ultimo giorno, due ore prima di andare via. - dal silenzio si diffonde un mormorio di consenso.

Io, ormai visibilmente agitata e quasi in lacrime:
"Ma l'ho saputo solo ieri! Ok, cos'è un quarto d'ora perso della vostra vita? Vi chiedo una cortesia! Non venivo qui a prendere in giro dieci persone pur di passare avanti! Ma va bene, se è così, contatto il dottore, gliele detto per telefono e vedremo quando arriva se può passarmele sulla porta!"

Esco dalla sala d'aspetto e rimango sul pianerottolo, continuando a chiamare... occupato... chiudo, nel frattempo mi tremano le mani... richiamo... occupato... faccio per rientrare, poi riesco e richiamo... libero, finalmente:
"Dottore, avrei bisogno di alcune richieste, ma ho un volo tra due ore, ho provato a chiamarla prima, e solo ieri il tizio mi ha detto che sabato mi vuole vedere, e ieri lei non c'era e non sapevo come avvisarla, qui poi ci sono altri pazienti prima di me ma non posso aspettare" - dicendoglielo mi sale il magone - "ho chiesto la cortesia, ma nessuno vuole che passi avanti."
Lui:
"Che schifo, ce l'hanno con noi" - capisce dalla mia voce che sono agitata - "Non preoccuparti sto arrivando e risolviamo."

Ritorno dentro e sento che tra di loro si danno man forte, mormorando qualcosa su di me.
Con calma dico:
"Il dottore sta arrivando, vedremo quando arriva se troviamo una soluzione."
La signora con il foulard fuxia, ad alta voce:
"Ma guarda questa che arriva così arrogante e maleducata..." - gli altri la ascoltano, si volta verso di me - "... è pure uscita per parlare al cellulare."

Io, shockata dall'atmosfera e con le lacrime agli occhi le rispondo:
"ma se sono uscita apposta per non disturbarvi!"
"lei doveva uscire!"
"ma io sono uscita! visto che qui non si può usare il cellulare!"
"lei se n'è andata sul pianerottolo!"
"e certo, per non disturbarvi!"

Sulla mia destra un'altra anziana signora in cappotto e pelliccia mi guarda e mi dice:
"Sì, ma moderi i toni! Non c'è bisogno di alzare la voce!"
Io furiosa, chiedo:
"alzare la voce chi?"
"lei!"
"io?"
"sì lei!"
"io????! ma se la signora mi sta urlando dietro da quando sono arrivata!"
La signora con il foulard fuxia di rimando:
"Ah sarei io che urlo! Ma guarda quanta arroganza! Questa arriva qui, vuole passare davanti a tutti..."
Una ragazza seduta accanto a lei e zitta fino a quel momento, interviene:
"Veramente la ragazza non è stata affatto arrogante, ha chiesto gentilmente se potevamo farle il favore, e lei, che è persino l'ultima, l'ha aggredita."
"Arrogante è stata lei e pure maleducata che si è messa a parlare al cellulare sul pianerottolo!"
E io:
"ma cosa importa a lei?"
"Disturba i condomini!"

E la ragazza:
"Signora ma lei abita qui nel palazzo?"
"No"
" ...e allora perché non si fa gli affari suoi!"

Io, ancora più turbata, esco un attimo per evitare di fare una scenata, ma non riesco a trattenere le lacrime. Quando faccio per rientrare, la ragazza sta ancora litigando con la signora dal foulard fuxia e tutti le danno addosso, quindi con la voce rotta, dico:
"Ok basta! Lasciamo perdere! Appena arriva il medico vedremo e diversamente non mi farò fare queste richieste!"

Di nuovo silenzio...

Dopo qualche secondo un signore si alza, si avvicina a me sul corridoio, davanti alla porta della sala d'aspetto... e mi sussurra:
"entra al posto mio, non preoccuparti"
"ma no, davvero, la prego, mi dispiace, non volevo..." - mi imbarazzo.
Lui per consolarmi mi mette una mano sulla spalla e mi dice di non preoccuparmi, che lui è il primo e mi cede il suo posto.

Il signore in giacca e cravatta, dalla sua sedia:
"Beh se il signore le cede il suo posto può farlo, ma lui prende il suo per ultimo."
La ragazza, che ancora litigava con la signora, sentendo anche questo, indignata, si alza e viene fuori. Io (pessima eroina) sono di nuovo in lacrime, sconvolta da tanto cinismo e dalla prima discriminazione subita in otto anni. Il signore accanto a me, mi guarda e mi dice piano:
"Non preoccuparti, torno un altro giorno... non importa."
"Ma no, non volevo prendere il posto di nessuno... ho chiesto una cortesia, aspetti, aspettiamo che arrivi il dottore."
"No, non si preoccupi e si tranquillizzi. Io torno venerdì, ero il primo e così lei prende il mio posto."
"Ma la prego resti..." lui è già sulla porta e sorridendomi mi saluta.

Resto con la ragazza, anche lei sul punto di piangere... che mi sussurra:
"nella tua città o nel mio paese non sarebbe mai successa una cosa simile..."

Mentre cerco di calmare me e lei tentando di scherzarci su, arriva il dottore. Mi guarda, mi sorride mortificato e senza dire una parola mi fa cenno di entrare. Entro, mi siedo, mi chiede cos'è successo, e io:
"...ho chiesto la cortesia e nessuno era d'accordo per farmi entrare, poi un signore si è alzato e mi ha ceduto il suo posto..."
Lui, dispiaciuto, mi guarda e sentenzia:
"Che merde. "

E tenendo il mio fazzoletto smoccolato, sono andata via, attraverso il pesante silenzio della sala d'attesa.



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