lunedì, luglio 06, 2009

come carta di caramelle.

Non conosco posti più segreti di una poesia per nascondere qualcosa, il logorio interiore o la voglia di concedersi un momento, di sciogliersi in un fiume senza foce di parole. Non esiste nulla di più inviolabile di una metafora, che possa attorcigliarsi intorno ad un pensiero, come carta di caramelle. Puoi aggrovigliarti tu, o aggrovigliare lei, puoi tentare di domarti o domare un verbo, accartocciare la carta intorno a una parola o accartocciarti tu, senza riuscire a tirar fuori ciò che senti.
Non tutti ci riescono, e alla fine non è importante il risultato, piuttosto la sensazione di averle ben nascoste e di poter andare via senza che nessuno possa trovarle.

Se capitasse poi di voler scrivere mentre fuori sta piovendo allora le parole si trasformerebbero in terra e humus, mentre il tuo spirito si cheta ritornando per un attimo bambino a impiastricciare tutto insieme. Ne verrà fuori una poesia terrigna e umida.

Diverso ancora è il caso in cui tutto intorno ti si stringe e il tuo animo braccato non trova pace né conforto. Le parole si sdraiano e si allungano su linee parallele ed il tuo sguardo che è la tua mano e la tua penna, sceglie lunghe e lente frasi, che distendano la prospettiva e le grinze dello spazio. Sarà una poesia noiosa e musicale.

Se soffri il caos, se qualcosa ti minaccia, le parole potrebbero diventare passeggeri di una metro, tutti in fila appesi e dondolanti, in rigorose e rigide perifrasi, che compensino il fastidio di non poter controllare ciò che è intorno.

Poesie d'amore non esistono.
L'amore non ti lascia tempo per scrivere poesie.

Esistono poesie per amori ormai scaduti, drammi per un amore negato o rifiutato, ma per lo più in quel caso non c'è nulla di segreto e misterioso, saranno rime come trombe o come piccioni viaggiatori, nella speranza che nel vento si amplifichino e volino fino al tuo amore, le parole.

Ci sono casi poi in cui la chiave di lettura cela la voglia d'esser trovati e confortati, ma tanto più ci si vergogna di non volerlo ammettere, tanto più sarà malconcia e occulta. Sarà un poesia oscura e complicata.

Poi, una volta, in un libro in prestito dalla biblioteca, ho trovato schiacciato tra le pagine un piccolissimo moscerino. Quella è una poesia immortale.

Ognuno del resto, si nasconde a modo suo.
Vi consiglierei di chiudere con Bausettete!, ma mi rendo conto che non sta bene tra le righe.


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