lunedì, maggio 25, 2009

La legge del taglione

"Obbligare il detenuto alla sensazione di essere controllato ed osservato costantemente, pure se questa percezione non gli è possibile da verificare." questo è il Panopticon.
Una soluzione perversa tanto quanto funzionale.
E sono giorni e giorni che ci penso su.
Perché io da bambina avevo trovato una soluzione migliore per i detenuti. Una soluzione forse persino più esasperante, di certo concretamente irrealizzabile, ma concettualmente più coerente.
Perché io da bambina non sapevo che i detenuti potessero uscire di prigione con una cauzione o per buona condotta o per un indulto. Ero convinta che quando ad un condannato si dava l'ergastolo non aveva più via di scampo, nessuna speranza di uscire di prigione, rinchiuso a vita.
E mi sembrava la condanna peggiore e più crudele che potesse esistere. Meglio la morte.
Togliere ad un essere umano la speranza di essere libero prima o poi, credevo fosse davvero abominevole. Togliere l'unico vero senso alla vita, era la pena più atroce da infliggere.
Così, riflettendo a lungo giorni e giorni, e avendo ben chiara, grazie alla mia maestra, la natura profonda dell'intento rieducativo insito in una condanna, capii che in realtà la soluzione non era togliere la libertà, ma togliere qualcos'altro.

Nei ragionamenti di me bambina, il semplice mondo dei detenuti era fatto solo di ladri e assassini, chi rubava e chi uccideva. Chi rubava, lo faceva perché desiderava togliere qualcosa a qualcuno ed averla per sé, chi uccideva desiderava togliere dal mondo qualcun'altro per avere un sollievo o risolvere un problema. Era semplice.

Se dunque in entrambi i casi chi toglieva era anche chi desiderava, allora la soluzione più ovvia ed educativa non era togliere con la forza qualcosa a chi aveva tolto. Se uno uccide non puoi ucciderlo per educarlo! Se uno ruba non puoi rubargli la libertà!

Ecco dunque che approdai alla soluzione più logica.
Montagne di monete d'oro per chi aveva rubato monete d'oro. Auto di lusso per chi aveva rubato un'auto. Isole deserte per chi si era fatto il vuoto intorno uccidendo.
E se dopo le monete o le auto o la solitudine, il condannato desiderava ancora dell'altro?
Che gli si dia tutto ciò che vuole! Che si soddisfi ogni desiderio! Più vuole più avrà!
Finché...
...non avrà più nulla da desiderare.
Togliergli il desiderio. Ecco la mia piccola semplice soluzione.

Da grande, mi rendo conto che per quanto surreale, portata alle estreme conseguenze questa soluzione è forse altrettanto sadica. Che l'uomo è fatto per desiderare, per soddisfare, per accumulare, per sognare, e togliergli tutto questo è annichilire il suo senso d'esistere.

Eppure, pensando al Panopticon, non sono riuscita a far a meno di confrontare le due soluzioni, rendendomi conto che se dovessi scegliere tra la mia libertà, la sensazione di libertà ed i miei desideri, sceglierei comunque la libertà. Se non altro per poter essere libera di scegliere alla fine delle fini di non desiderare più nulla. Atroce per com'è.

4 commenti:

edo ha detto...

Citando Schopenhauer, l'uomo è la manifestazione di una volontà, volontà che lo porta alla soddisfazione di un desiderio. Soddisfatto un desiderio ne avrà un altro da soddisfare. Effettivamente eliminare ogni desiderio significa annullare l'uomo. Il che, anche se forse è infattibile, è effettivamente crudele.
Forse la soluzione più azzeccata potrebbe essere quella immaginata da Sheckley. Per ogni tuo desiderio, il tuo peggior nemico ne avrà il doppio!
Insopportabile...

Ale ha detto...

:) Sheckley è un genio! Ma l'annosa questione è... e se uno non ha nemici?! ...uhm... dovrò leggermi il racconto in questione.

edo ha detto...

Difatti il protagonista non sapeva di averne!

nua ha detto...

io sono sempliciotta e mi chiedo: come fa uno ad arrivare al punto di non desiderare?