lunedì, marzo 25, 2013

Le fantasie inutili.

Resti seduto ad un tavolo in fondo ad un bar e osservi la gente, bevendo un whisky e fumando un sigaro spento.
Sei un quadro vivente, con prospettive di attese infinite, mentre ti guardano chiedendosi "Cosa fa quell'uomo seduto da solo?"
Rigiri un pezzo di carta tra le dita, marrone, sporco di tabacco, finché siede al tuo tavolo una donna bellissima che ti chiede "Chi aspetti?"
Non aspetti nessuno, osservi e basta e sei stanco delle domande inutili, così non rispondi e lei si alza stizzita. Continui a guardarti intorno, batti il piede sotto il tavolo ad un ritmo diverso dal jazz che suonano tre tavoli avanti.
Sei una fantasia, in un vecchio bar dai tavoli in legno, non aspetti niente, e non ha senso farti alcuna domanda, resterai lì, finché qualcuno non deciderà quando ti alzerai, quando accenderai di nuovo quel sigaro e persino quando chiuderà quel bar e tu dovrai uscir fuori a vagare per le strade fumose di Londra.
Sei una fantasia inutile, già scritta così tante volte che non c'è più niente da dire, se non lasciarti lì, ad aspettare che qualcosa accada e non accadrà più.


lunedì, marzo 04, 2013

Ad occhi chiusi




The Cinematic Orchestra, Arrival of The Birds & Transformation


E l'aria come una scia dalla guancia alla linea del collo, lungo le piume sottili e piccole nell'incavo dove s'attacca l'ala più forte. Scivola, tra le penne lunghe delle ali tese, vibrano appena, una due tre, sino alla coda e va via.
Un oltre mare e onde e terra e monti e montagne e neve, case e bruma e le cime dei pini.
E sollevarsi su nuvole grigie in alto, in basso, con la pancia, che si fa umida appena, alta, nel vapore bianco fino ad uscirne veloce, a testa in su, per respirare forte.
Una spinta in alto, più su, giù, su, su, nuvole appena.
E una goccia di brina che scorre dal naso al becco, all'occhio tondo e socchiuso, oltre la testa, nel cielo.
E sentire l'aria tremare poco sui fianchi, le traiettorie, intorno, accanto, e correre senza aver fretta di planare lieve. Planare piano e lasciarsi trasportare dalle correnti del vento deciso del nord.
In alto, su, più su, su e ancora su. Fino a tremare dall'emozione.
Sospeso, in cielo, tra gli aquiloni.
E voltare al sole, e guardarlo appena, e aprire un'ala per fingere di volargli attorno. Misurarsi con l'orizzonte e aspettare che la pioggia si posi leggera.
Arcobaleni.
Entrarci dentro per colorarsi alla luce più trasparente del sole. Di rosa, arancione, e poi blu, indaco e viola. E tornare per mescolarsi al verde, di blu e rosa ancora. Lievi.
Nuvole blu e cobalti pieni. E tramonti caldi e spuma bianca e il brillio dei pesci a pelo d'acqua, toccarla appena.
Non fermarsi mai.
E ripartire ad ali stese tra nembi spumosi.



Saper atterrare, è un volo perfetto.




sabato, marzo 02, 2013

Grillo e Benni, cose che stonano.

Le notizie sibilline.


   


"Ci fu una grande battaglia di idee e alla fine 
non ci furono né vincitori, né vinti, né idee." 
Stefano Benni

mercoledì, febbraio 27, 2013

Le chiavi di casa

Un gesto di proprietà acceso quasi come quella maniglia dorata sulla porta.
Me la ricordo ancora.

Ad un bambino non dovresti mai strappargli la sua casa. Una casa sono le misure, lungo il muro, dei passi contati sulle mattonelle. È il lenzuolo perfetto per farsi una capanna agli angoli opposti di una stanza. È la pantofola persa sotto il letto e i saltelli per il corridoio urlando alla mamma di aiutarti a ritrovarla.

Una casa sono le cose ritrovate ad occhi chiusi. E scie invisibili di passi svampiti come quelli di un bambino.


martedì, febbraio 26, 2013

L'ignoranza al potere


"La retorica, dunque, a quanto pare, è artefice di quella persuasione che induce a credere ma che non insegna nulla intorno al giusto e all'ingiusto." 
Platone, Gorgia, ca. 386 a.e.c.



Quello che disgrega
Quello che scoraggia
Quello che spaventa
Quello che la gente non sa e non vuol sapere
Quello che la gente sa e fa finta di non sapere
Quello che la gente non chiede
Quello che conviene

Gli indolenti
Gli approfittatori
I poveri
Gli insoddisfatti
Gli insofferenti
Gli indifferenti
Gli ignoranti

Le croci affrettate
Le croci confuse
Le croci suggerite
Le croci obbligate
Le croci mancate
Le croci scambiate
Le croci ostinate

La facce inaffidabili
Le facce inespressive
Le facce ambigue
Le facce spente
Le facce diffidenti ed impudenti
Le facce arroganti
Le facce impenitenti




I soldi.



È un paese libero, l'Italia.
Anche di non saper trovare alternative.


[che gran voglia di andar via.]



venerdì, febbraio 22, 2013

Ed ho fatto una fatica immensa per arrivare sin qui. Ho scalato montagne di dubbi e indecisioni. Ho lasciato briciole di oggetti per città e case. Mi sono alzata in piedi un'infinità di volte. Mi sono perdonata il tempo perso e ho imparato a convivere con gli errori che mi sembravano imperdonabili.
Ho battuto le ciglia un numero spropositato di volte, ho strizzato gli occhi al sole e li ho chiusi solo un istante prima di dormire tranquilla davvero.
Ho stretto mani, abbracci e patti a cui ho saputo tener fede, e sciolto nodi strettissimi. Ho scritto tante parole e spinto via con rabbia silenzi inutili. Li ho usati, i silenzi, per mettere distanze lunghe un per sempre.
Ho viaggiato col cuore leggero e mi sono illusa che si potesse alleggerire andando via.
Ho fatto un sacco di salti sul letto, mi sono addormentata distesa a pancia in su spiegando le ali che gioco ad avere. Ho chiesto un guscio, quando poi ho scoperto d'averlo dentro. Ho annusato fiori e capito d'essere una donna a cui piace riceverli.
Ho camminato dentro giorni leggeri e rallentato in quelli più duri.
Ho scoperto di non avere parole perfette, pensieri perfetti, gesti perfetti o sempre soluzioni precise. Non ce le ho proprio, le soluzioni, alle volte. Ed ho anch'io i miei angoli bui, girati i quali nascondo a sorpresa distese di sole ed entusiasmi accesi.
E cambierò ancora luoghi, città e parole, e mi sentirò ancora imperfetta mille volte, a torto o ragione.
E riuscirò a capire quando mettere al timone le sensazioni o la ragione. Senza sentirmi in balia delle incertezze. Con più fiducia.


giovedì, febbraio 21, 2013

dai nostri semi più timidi
fioriranno fiori in pancia dopo le farfalle.




[di quelle cose che scrivi al volo di nascosto quando sei felice. mentre lui ti guarda alla finestra, in una mattina di neve come questa. non troppo tempo fa.]

martedì, febbraio 19, 2013

Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l'illusione di essere sovrano.
(Benito Mussolini)


La verità è che nessuno vuole sporcarsi le mani.
Quando non si è più bambini, appiccicarsi la colla sulle mani, non è più una cosa di cui andare fieri.
La verità è che nessuno ascolta più tante parole.
Quando non si è più bambini, la colla è utile solo quando è dosata e puntuale.
La verità è che si è fatta sempre più complicata.
Quando non si è più bambini, la colla serve solo per incollare le casette di cartone.
La verità è che nessuno vuole più responsabilità.
Quando non si è più bambini, le cose più collose, spesso sono d'intralcio e fastidiose.

La verità è che c'è un totale scollamento tra il paese reale e la politica attuale.

Ed io ero lì, stasera, appiccicata agli altri nella folla. Ed erano lì, tutti pronti, ad applaudire.
Eppure era come se non ci fosse niente che li unisse sul serio.
C'era solo una gran voglia di urlare, di inveire e protestare.
Ed ho come una forte paura che inizi a bastare questo stracciare e protestare, quando forse, invece, bisognerebbe mettersi seduti, adulti e con pazienza rincollare la fiducia.



 [Finché vita non ci separi, Milano 2013]

venerdì, febbraio 08, 2013

Io le perdo già alla prima.

Che il mondo andrebbe diviso tra...

quelli che prendono appunti scrivendo una riga sotto l'altra e quelli che già dopo la seconda perdono le coordinate.







P.s. Che a me i post tristi che rimangono per primi, mica mi piacciono.

giovedì, febbraio 07, 2013

Eri lì. E lo sapevo che non volevi starci, forse lo sapevano tutti.
Eppure eri lì, immobile e disteso.

Se fossi stato una lumaca avresti tirato su quella cerniera fino al collo e lentamente saresti uscito per la porta.
Non eri più tu, perché tu non saresti mai rimasto lì disteso e fermo.

Eri lì. C'erano tutti e sapevamo tutti che era arrivato il momento di lasciarti andare.

E c'ero anch'io.
Cauta e inavvertitamente inquieta come mai.

Mi hanno terrorizzato le paure. Mi hanno terrorizzato le cose non dette, i baci non dati, le carezze mancate, le parole sprecate. Non è il tempo, inesorabile e sicuro, ad avermi spaventato. Erano i rimpianti. Erano lì, un manifesto candido e imperfetto quanto umano. Riempivano la stanza.

Ti ho visto stanotte in sogno chiedere il permesso per andare. Chino, stanco e sfinito, eri affacciato alla finestra ad aspettare. Avevano tutti troppe cose da dire, troppe emozioni da provare, troppi silenzi da colmare e non era importante che non fosse più il momento, che il momento fosse passato ormai per sempre.

Eri lì. E lo sapevano tutti, che tu non c'eri più.
Riempivano la stanza. Era quasi soffocante, la paura.

E mi è venuta un gran voglia di rassicurare tutti, di rassicurare me, di chiedermi fino allo stremo se anch'io un giorno mi accorgerò di aver conservato silenzi troppo quieti, distanze troppo lunghe, parole troppo acerbe o sentimenti poco chiari. Mi ha terrorizzato il dubbio.

Eri lì.
Perché un padre resta di conforto anche nei rimpianti.



domenica, dicembre 16, 2012

Jacques de Vaucanson ed Antoine Favre, l'orologiaio.

C'è una leva, poi un solco superficiale e lungo. Un disco che gira e un buco. Un filtro a tamburo, su cui cade. Una rotella. Un gancio. Un nodo. Un filo e un avvolgi filo.
C'è una vite, poi una molla carica e una rondella. C'è un'altra leva. Un elastico. Gelatina, su sui si ferma. Il nulla. Un tetto e un pavimento, uno morbido e uno duro, capovolgibili. Una pista, curve. Angoli retti e spirali.
Niente attrito e un crivello.

Meccanismi.
È così che funziono.
È così che vengon fuori.
Anche se non voglio.
Umide o spontanei.




lunedì, dicembre 03, 2012

loop infiniti della realtà

una torna stanca dal lavoro che non ha più voglia di pensare, si stende sul divano, accende la tv e vede solo morti ammazzati vivisezionati e gente che trova milioni dentro scatole vuote, che quasi quasi sembra la normalità... e invece la normalità è che una torna stanca dal lavoro che non ha più voglia di pensare, si stende sul divano, accende la tv e vede solo morti ammazzati vivisezionati e gente che trova milioni dentro scatole vuote, che quasi quasi...

che quasi quasi ti viene voglia di rimetterti a pensare, anche se sei stanca e la tv rimane accesa.

martedì, novembre 27, 2012

"a modo mio"

"Il punto, però,
poi in fondo...
è che...
"

è che non metterei mai il cellophane ad un divano nuovo
è che non so essere sarcastica abbastanza
è che non voglio essere sarcastica per nulla
è che non amo le riviste per donne
è che non mi piace essere spettinata
è che quando sei spettinata spesso è perché sei felice

il punto, però,
poi in fondo...
è che...
mi vedo sempre imperfetta.

è che a voler esser tutto e il contrario di tutto, non sei più nulla.
è che, mi dico, basta sempre solo cambiare prospettiva, mettersi a testa in giù, di lato di fianco.
è che quando ti sembra di voler esser tutto e il contrario di tutto, forse non è vero, forse è solo che sei viva.


e in fondo, io lo so che basta poi sapersi fermare e scegliere.

se togliere il cellophane.
se non essere sarcastica.
se impilare i libri.
se pettinarsi per poi lasciarsi spettinare.


e io non voglio essere una donna differente, io voglio essere una donna che sa scegliere.