Da bambina i loti erano sempre maturi al punto giusto, e per essere maturi, i loti sono molli e rossi.
Da bambina non amavo l'uva per via dei semi, non amavo i torsoli delle mele, non amavo nemmeno i semini dentro l'anguria, le ciliegie e i mandarini. Non amavo i loti perché non accadeva mai di riuscire a finirne uno senza sporcarsi le mani, eppure senza semi o riuscendo a non sporcarsi, i loti, l'uva, le mele, l'anguria, le ciliegie e i mandarini, erano i miei frutti preferiti.
Da bambina, un semino nella frutta poteva farmi venire il malumore.
domenica, novembre 18, 2012
La questione dei loti, l'altalena e la neve.
giovedì, novembre 15, 2012
mercoledì, novembre 14, 2012
Giochi di società
nella splendida cornice della Capitale l'autunno-inverno anche quest'anno vuole, con le sue calde nuance del rosso, la rivoluzione.
snelle e sorridenti buone intenzioni sfilano e rientrano ancheggianti nel backstage.
i critici, amanti delle borchie, ci vanno giù pesante.
Cossiga del resto ha fatto tendenza, è sempre stato un precursore.
[e aprite l'ultimo link, è vintage. e il vintage pare vada di moda.]
domenica, novembre 11, 2012
Re-edit: Le Frittelle di Paperino
[Scritto il 28 Settembre 2008]:
Accade sempre di notte...
come una febbre alta, o la sete, o quando sogni di cadere e ti svegli di soprassalto. Di notte ho un soprassalto di scrittura.
Quando ero bambina pensavo che da Grande avrei prima o poi smesso di giocare a sfidare il destino contando le cose o prevedendo imminenti catastrofi...
"Se guardo l'orologio e sono due numeri uguali allora oggi mi interroga"...
Le 11.11.
"Se le mattonelle sono pari piaccio al tipo"...
Mattonelle dispari.
"Se vedo 7 stelle cadenti sarò felice per sempre"...
9 stelle cadenti. (mai più riviste così tante tutte in una notte)
"Se il biscotto si rompe a metà oggi sarà una buona giornata"...
Biscotto solo sbriciolato ma pronto rapido intervento di incisivi per affinare la metà... ("mattinata mezza mezza, ma recuperabile nel pomeriggio").
Così, oggi, da Grande, al contrario di ciò che prevedevo per il mio brillante futuro, di tanto in tanto e con altrettanto ardore e affinato senso per le catastrofi...
"Se adesso mi cade un bicchiere perdo qualcuno"...
Uno dei bicchieri da vino, regalo della mamma per natale, si sfracella letteralmente nel lavandino...
[addio signora Minù]
"Se conto queste bustine e sono 17 non ne venderò nemmeno una"...[non drizzate le antennine, non sono un pusher.]
Le bustine sono 16 ("che culo"). ("Ora metto via e vado a letto")...alzo un foglio,
la diciasettesima!
Passo metà del mio tempo da soprappensiero a giocare all'indovina.
Ecco, una postilla necessaria, che sia chiaro, non che io sia davvero sfortunata o che le mie sventure si verifichino poi sul serio, ma in qualche modo ho una spiccata propensione a sfidare la sorte senza motivo.
Del resto le mie avvenenti previsioni per il "daGrande" (perchè era un'entità superiore a sè stante degna della mia miglior stima e fiducia) più e più volte si sono dimostrate dei flop micidiali.
"daGrande smetterò di stare seduta come un maschiaccio"...
"daGrande smetterò di non riuscire a trattenere le lacrime quando salgono in gola"...
"daGrande smetterò di mangiare tutte queste Schifezze (entità ontologicamente fondata da mia madre ben 20-25 anni orsono)"...
Da grande...
sono sempre ale
...ho imparato ad accavallare le gambe con disinvoltura, ma continuo a non star seduta composta a tavola, alla mia scrivania, sul divano...
Da Ale...
vorrei essere come una pietra del san michele,
...così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata ...
o come la Golden Rock e riuscire a trattenere in bilico le emozioni, controllando i miei umori con spiccata fermezza senza sentir dentro a volte tutto questo essere.
Da grande...
mentre affino esotici piatti giapponesi...
non riesco a smettere di soffrire della sindrome da Frittelle di Paperino.
Suddetta sindrome prevede improvvise infantili voglie culinarie che inducono il malato a ricercare con foga e impazienza i sapori infantili più emozionanti e familiari, la malattia induce ad assecondare tali voglie a qualsiasi costo e sacrificio: piatti appena lavati, corsa al supermercato sotto la pioggia, sveglia anticipata, amici e parenti ospiti in casa, intossicazione alimentare ecc...ecc...
Ed ora io dico...
e poi taccio...
bene che prima o poi smetterò di mangiare Schifezze e finalmente diventerò Grande...
ma chi, a qualunque età, non si sentirebbe confortato e felice trovandosi davanti le fatidiche fumanti frittelle di paperino in un bagno di sciroppo d'acero?
[Pancakes...
perchè "daGrandi " le chiamano così.]
mercoledì, settembre 26, 2012
Ninna nanna
e le parole mi si sono fatte più complicate.
perché sono sensibili, le parole. le prendi distese al mattino e te le ritrovi tese come i tendini al collo la sera.
e ti dicono che se bevi qualcosa di caldo, quando sono stanche, con lo zucchero si addolciscono anche loro.
ma non so se funziona.
le mie parole non vogliono mai andare a dormire. posso inventare di tutto, le rincoglionisco anche a suon di canzoni, ma niente. restano sveglie.
e allora mi sono detta che per quanto aggrovigliate e tese, se proprio non si riesce a farle dormire, tanto vale stancarle un po'.
e mi son messa a scrivere un post.
...che se ci metto gli spazi, loro aspettano che io scriva ancora.
e mentre aspettano, si mettono in fila.
una per una.
come frasi di senso compiuto.
forse.
martedì, settembre 25, 2012
Donne
E poi da qualche parte c'erano le donne. Le donne, sì. Ed erano nude. Nude. E non serviva scriverle in corsivo o in grassetto, perché bastava solo dirlo, quasi sussurrarlo donne. Ti veniva voglia di scandirlo bene, di metterci un trattino tra una lettera e un'altra col dubbio che qualcuno non capisse. Ma non serviva, donne.
Ed erano nude. Succinte e belle. Così belle che gli uomini potevano svenire. C'erano gli uomini.
C'erano gli uomini ed erano nudi. Anche uomini ti veniva voglia di scriverlo in grassetto, ma non serviva, uomini.
Oh, c'erano donne dappertutto, al cinema, al supermercato, in banca, da un lato del bancone e anche dall'altro, sedute in basso e sedute in alto, inginocchiate e sui gradini, erano ovunque. Donne.
Ti veniva la paura che in mezzo a così tante, una per una non si riuscisse più a distinguerle, le donne. E ancor di più si sospettava che non riuscissero più a distinguersi tra loro. Erano tutte belle. E poi tutte brutte. E poi tutte stanche. Tutte magre, grasse, sazie, zitte, ferme, attente.
Ti veniva voglia di toccarle, di ascoltarle, di guardarle, ti facevano confondere ed erano confuse. Erano una metà e poi un intero e poi tutte quante e una sola. Volevi chiederglielo, se lo sapevano cosa significa essere donne.
Ce n'erano così tante che pur di non confonderti, e confonderli, e confondersi si vestivano continuamente. Le distinguevi bene, oh sì, non era mica difficile trovarne una e poi un'altra e un'altra ancora.
Non si capiva nemmeno bene come facessero a vestirsi di continuo senza spogliarsi. Ti sorprendevano, le donne. E pure gli uomini, che guardavano curiosi e poi impauriti e poi eccitati e poi insicuri, e poi distratti, presenti, assenti, attenti.
Era un brulicare in ogni dove.
C'erano le donne, ed erano nude. E non serviva scriverle in corsivo o in grassetto, perché bastava solo dirlo, quasi sussurrarlo donne. E gli uomini svenivano, con le donne. Anche con quelle belle.
Che se si fossero svestite davvero era lo stesso.
Erano nude, senza parole.
lunedì, settembre 24, 2012
Le storie di me che tesso per me | Io non sento la Musica
Le disse lei, poi ricordai, e si trattenne dal ridere. Per un attimo pensai che mi stesse prendendo in giro, non c'era da ridere, ma lei rideva.
Se proprio vuoi scriverla, vai a braccio.
Io non sento la musica, mi sussurrò un'ultima volta, leggera.
Erano le prime piogge d'autunno, rimasi in silenzio per lasciarle ascoltare le gocce sul vetro.
Non era un compito greve custodire il suo passato. Sentiva il presente e lì da qualche parte era iniziata La storia.
Non avrei più scritto. Misi in bocca una liquirizia e arricciai il naso, sollevata.
venerdì, settembre 07, 2012
Ecco che stasera m'è venuto da pensare al pane in pasta. E c'ho pensato a lungo a dire il vero. Poi ho pensato che anche con gli anelli o la farina sui vestiti, se s'appiccica o ti sporchi, il pane vien buono lo stesso.
E mi son messa a cercare dei consigli:
"La pasta per il pane può essere conservata per una notte, ben avvolta nella pellicola, in frigorifero per poi essere cotta il giorno dopo.La pasta per il pane una volta cotta a forma di pagnotta o di filone va fatta raffreddare e va conservata in un sacchetto di plastica, per evitare che si secchi, per tre giorni."
Che è un po' come i problemi quando si mettono di mezzo.
E m'è sembrato tutto un po' più chiaro.
mercoledì, agosto 08, 2012
Questioni di genere
Tenetevi alla larga da quel senso tutto maschile che nella femminilità vede merce di scambio, di incontro o di favore.
Tenetevi alla larga da quell'allusione tanto vaga quanto profondamente impertinente che una donna, se è donna nelle sue più sfrontate forme o pose o espressioni, lo è per incoraggiare accondiscendenti sguardi o gentilezze.
Tenetevi alla larga da quel mite e sordido pensiero che inclina al dubbio sull'orgoglio fiero e solido di una donna e del suo corpo al cospetto di un uomo qualunque.
Tenetevi alla larga dal muto giudizio che non distingue il semplice sentirsi bella dal florido e sfacciato apparire.
Tenetevi alla larga da chi non rispetta anche l'apparire, tosto che saperlo riconoscere e giudicare per ciò che vale.
Tenetevi alla larga dall'aggressività che è in certi sguardi appiccicosi e insolenti.
Tenetevi alla larga infine da quella silenziosa serpeggiante idea che dà peso o intento differente ad ogni azione o parola che sa di donna.
O uomini.
sabato, luglio 21, 2012
giovedì, luglio 05, 2012
Conserve
- io, i miei momenti migliori li tengo da parte.
- come le melanzane, quindi.
- è una fissa questa tua delle conserve!
- sono buone!
- non li tengo sott'olio, li immagino come camomille a pelo d'acqua. -
ammollo in acqua t'appassiscono...
- non appassiscono. se una sfiorisce ne sboccia un'altra o un altro fiore.
- che idee stupide che hai. meglio le melanzane.
- non appassiscono, t'ho detto.
- e che fanno?
- stanno lì.
- e che fanno?
- fanno che secondo me i momenti migliori hanno qualcosa a che fare con la parola giusta al momento giusto.
- quelle le conosco.
- non c'è un prima e non c'è un dopo, va detta in quell'istante oppure niente.
- sì, conoscevo una che ci riusciva sempre.
- a fare cosa?
- a beccare quelle giuste.
- a me non riesce quasi mai.
- a me nemmeno.
- però l'avverto.
- cosa?
- il momento esatto.
- e come fai?
- a dire il vero non ne ho idea. ma c'è qualcosa in quello che succede per cui l'avverto.
- come un rabdomante!
- come un segnavento...
- meglio un rabdomante...
- non trovavano mai nulla, i rabdomanti.
- ma suona bene!
- eh sì, ma non trovavano nulla lo stesso!
- e vabbè!
- un segnavento...
- ok. ma non s'è ancora capito perché tieni da parte 'sti fiori ammollo all'acqua.
- te l'ho detto, il momento perfetto, dev'essere uno ed uno solo. o è quello giusto oppure niente.
- e tutto il resto?
- che ne so!
- dimmi che te ne fai di tutto il resto
- del resto io... il resto è l'acqua!
- sai che noia.
- hai visto mai dell'acqua ferma, tu?
- nella mia vasca da bagno quando trattengo il respiro ad occhi chiusi e poi li apro è tutto fermo.
- e se respiri?
- si muove tutto.
- e appunto.
- quindi c'è st'acqua un po' agitata piena di fiori galleggianti?
- sì.
- non ti ci vedo.
- dici?
- tu sei sicura che sono camomille profumate, acqua mossa e tutto così perfetto e definito?
- non lo so... detta così ho anch'io l'impressione che qualcosa non funzioni.
- non funziona per niente.
- hai ragione.
- togli i fiori per favore. alle camomille sei anche allergica.
- ...tengo il mare.
- era un lago.
- no, un mare.
- almeno quello s'avvicina...
- tengo il mare e tolgo i fiori.
- e che ci metti?
- dammi un attimo e ci penso...
- sai nuotare?
- certo, sì
- metti te.
- e poi che faccio?
- resti lì.
- e cosa faccio?
- nuoti.
- nuoto. e tutto il resto?
- del resto non t'importa, tu nuota e stai a galla.
- sto a galla...
- io, mi metto sulla riva.
- a fare cosa?
- a beccare il momento giusto in cui mi guardi
- e tu che fai?
- io t'aspetto.
- e cosa aspetti?
- aspetto il momento giusto.
- qual è il momento giusto?
- quel momento in cui dal mare avrai bisogno di qualcuno fermo e immobile che ti guardi e ti ricordi che non sei una melanzana.
- non lo sono...
- non lo sei.
martedì, luglio 03, 2012
Se non li vedi non ci credi [2]: Mio papà
lunedì, giugno 25, 2012
Incastri
E ho attraversato la città una volta e più in silenzio. Una via dritta come una vena stesa e tesa verso una direzione esatta e sempre quella. Ho cambiato strada, ho fatto curve e scavalcato ponti, ho cercato vie strette e luminose, ho percorso veloce arterie lunghe e buie.
giovedì, giugno 14, 2012
I pantaloni rossi
Il punto è che oggi ho trovato una vecchia scatola di pelle chiusa. Ho pensato ai miei pantaloni rossi preferiti del pigiama, e non lo so mica cosa c'entrano, i pantaloni rossi del pigiama, con la scatola chiusa.
L'ho trovata sul muretto sotto casa e seppur non ricordi già più quali siano i primi numeri che ho provato per aprirla, la prima cosa logica che m'è parsa di fare è stato sedermi a terra e iniziare a provare tutte le combinazioni a caso. Ricordo d'aver provato tutti gli uno e tutti gli otto, di aver provato i nove e i quattro, e trascorsa un'ora, con ragionevoli motivi, ho deciso di alzarmi da terra e portarla con me, almeno finché non fossi riuscita a scoprire come aprirla.
I pantaloni rossi...
Ecco, i pantaloni rossi, dicevo, io non ho la minima idea di cosa c'entrino con la scatola chiusa, ma da quando ho smesso di provare combinazioni a caso, non riesco a smettere di pensare che di quei pantaloni, proprio, non saprei fare a meno.
Hanno buchi dappertutto, i miei pantaloni rossi preferiti del pigiama, e il sopra abbinato ha perso ogni speranza di ricongiungersi in elasticità e tinta, ma hanno qualcosa di speciale che io, sopratutto ora che sto in fissa con la scatola, non saprei spiegare.
Ho trascorso almeno altre due ore tentando di aprire la scatola chiusa, ho fatto un bagno caldo, ho cercato di scoprire come scassinare una combinazione a rullo ma è ancora qui, ancora misteriosa.
Non ho la minima idea di cosa possa contenere e con buona probabilità non contiene proprio nulla, ma quello di cui sono sicura è che la vecchia scatola di pelle chiusa ha di certo qualcosa in comune con i miei pantaloni rossi preferiti del pigiama.
Forse anche solo quest'aura magica, che ha ogni tanto la mia vita, che non è una questione di coincidenze o di ricordi... è il contenuto.








