Ho sognato che avevo un istrice. Era morbido e molto timido.
lunedì, aprile 02, 2012
mercoledì, marzo 28, 2012
Cose buone dal mondo: Nancy Fouts
...che mica tutti ci pensano, a quant'è bella e poetica una lumaca.
martedì, marzo 27, 2012
Il verso della tortora dal collare orientale
E un giorno in preda al timore che qualcosa andasse storto decisi che era un brutto segno. Sentendolo, lì tra gli alberi, decisi che quello era chiaramente un brutto segno.
Lo decisi per ignoranza, lo scambiai per il verso del cuculo, che dalle mie parti si dice porti sfortuna.
Da allora ogni singola volta ho atteso il peggio.
Solo dopo molti anni, in toscana al mattino presto, sentendolo, mi sono per la prima volta chiesta se quel giorno lo sia stato davvero, un brutto segno.
Non era un brutto segno... era un'allerta, un guarda bene a ciò che accade.
Perché quel giorno lì, tanti anni fa, accadeva qualcosa che ha cambiato il corso della mia vita ed io di proposito, pur accorgendomi che qualcosa non funzionava, ho voluto ignorare tutti i chiari segnali per la fretta d'aver tutto e subito.
Quel giorno avrei dovuto accorgermi che c'era in me il seme di un pensiero che andava coltivato, a cui stare attenta, senza far finta di nulla pur di ottenere ciò che volevo.
Ancora adesso, al mattino, quando capita di sentirlo, faccio fatica a tenere a mente che non accadrà il peggio.
I miei segni sono già in me e sono io a dargli senso.
Non è il suo verso... basta che io mi ascolti, senza far finta di nulla.
domenica, marzo 25, 2012
Ho una colonna di marmo dentro.
È lei in me e sono io in lei.
Poggia sulla mia spalla e sale lungo il collo fino alla testa.
Tesa e contratta come un arco, aspetto che scocchi o che si spezzi.
Per non stringerla l'avvolgo.
Ho in me una colonna di ghiaccio.
È dentro di me e io dentro lei.
Non la tocco, non mi lascio toccare.
Vi scivolano lucide le mie gocce e si freddano.
Non mi sciolgo. Non si scioglie.
Sono venti, vortici di venti.
Mettono scompiglio anche quando ho voglia di calma, di fidarmi.
Ho due colonne dentro, s'alzano alte come venti.
Una ad oriente e una ad occidente dei miei pensieri.
Mentre io mi allontano senza direzione.
mercoledì, marzo 21, 2012
C'entra una giraffa, ma è troppo lunga da spiegare.
Ed è tutto il giorno che rimando, e ho rimandato anche ieri, e l'altro ieri, ed è passata una settimana, dieci giorni, e mi sembra sia passata un'infinità di tempo dall'ultima volta che mi sono seduta qui e ho scritto a braccio, senza urgenza, dei miei giorni, delle mie coincidenze, dei miei pensieri. Che le mie velleità da scrittrice spesso pervertono e trasformano quello che ho voglia di dire in giri di parole infiniti e sordi e non mi soddisfano.
È passato un anno, due, tre, e sono cambiate tante cose, sono cambiata io. C'è sempre l'albero di magnolie in fondo alla via che in marzo fiorisce, c'è sempre il mio angioletto di pietra oltre la siepe e sempre il gatto grigio, il lavaggio strade il martedì, le travi di legno che tremano al vento...
C'è adesso in me, qualcosa che assomiglia ad un equilibrio. Sembra crollare e come un'onda enorme si gonfia non appena mi arrabbio o per qualcosa resto delusa, ma è lì. È quella quiete dopo il gran frastuono pronta ad incrinarsi al minimo rumore, eppure profonda, è il riprender fiato dopo una corsa pur avendo ancora il respiro affannato, è un principio di pace, quasi impercettibile. È inaspettatamente, non aver più l'assillo su dove riposa ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. È ammettere che ho sbagliato, in silenzio e senza dover rendere conto a nessuno se non a me stessa. È questa paura enorme dei cambiamenti, che mi trascino dentro e imparo a controllare e calmare. È la difficoltà nel fare un passo deciso e la consapevolezza che tentennare non mi è comunque d'aiuto. È il mio attraversare la realtà, il mio personalissimo stare nelle cose, anche in quelle che a volte non capisco.
domenica, marzo 11, 2012
il mio primo ventinovesimo...
mi sono accorta di poter decidere dove iniziano e finiscono l'inizio e la fine. che non è facile ma puntualmente sarà il momento giusto.
mi sono accorta che quasi non ho più il fiatone. che non scappo più, forse.
che anche se non so ancora qual è, dov'è, il mio posto, ne ho trovato uno che va bene anche senza chiedermi se lo è. e forse lo è proprio per questo, quello giusto.
ho viaggiato in treno e guardato attraverso il finestrino al buio.
ho visto il mio riflesso e qualcuno accanto che mi teneva la mano, forte.
ho soffiato un numero sconsiderato di candeline ed espresso così tanti desideri da far beneficenza.
ho pensato a questi anni e al loro disordine. mi sono accorta che sono passati. che è solo passato.
ho gonfiato un palloncino...
è tutto stranamente in ordine. dopo tanto tempo.
ne ho portato uno a spasso per la città...
e se qualcuno o qualcosa adesso porta scompiglio, io, con calma, rimetto in ordine.
uno rosa...
o mi lascio prendere in braccio, quando da sola non riesco a farlo.
...frog.
giovedì, marzo 08, 2012
Preghiera di una donna stanca d'esser donna.
La Vostra fortuna è d'esser uomo.
La Vostra fortuna è la Vostra dannazione e la mia, o Signore.
Vi chiedo di non avermi più in grazia, perché questo corpo così grazioso e avvenente, è già alla mercé di ogni passante.
Dov'io non potrò difendermi da quello sguardo colmo di desiderio e vuoto di intenti delicati, abbandonatemi anche Voi, se potete.
Io non so, o Signore, se qualcuno vi ha mai rivolto l'umile invito a riflettere sullo sguardo, proteso e un po' sfacciato, di un uomo tale a Voi, al cospetto di una donna.
E' uno sguardo senza casto ardore, è uno sguardo prepotente.
Dio creò l’uomo a sua immagine,
a immagine di Dio (κατ΄εικόνα θεού) lo creò,
maschio e femmina li creò. (Gn 1,27)
Creaste a Vostra immagine, uomini incapaci d'aver rispetto, tra ciglia e lacrime, per una donna.
E' uno sguardo che si appropria, il Vostro, e senza chiedere permesso.
E' guasto, è uno sguardo che assale e lascia senza minima difesa.
Non c'è vergogna né onore, ed è violenza, pura e misera, come miseri sono i pensieri che l'accompagnano in silenzio.
Il Vostro sguardo, d'uomo, è l'artifizio più meschino per tenermi a testa china e spalle basse.
Per questo, o Signore, io Vi prego, di non guardarmi da lassù, così che almeno io, da terra, possa levare gli occhi al cielo e senza vergogna, fissarvi finché anche voi vi sentirete spoglio ed umiliato.
E capirete.
giovedì, marzo 01, 2012
Rossella Urru e l'arroganza dei media
In gergo tecnico si dice notiziabilità, in parole povere è il requisito necessario affinché una notizia divenga di pubblico dominio e degna di entrare nell'agenda quotidiana dei temi da trattare.
Due sono i criteri che rendono una notizia, un fatto, notiziabile: la rilevanza del fatto stesso rispetto all'ambito di riferimento e l'interesse che può suscitare o che si prevede possa suscitare, nel pubblico.
Di fatto, com'è ben noto, non sempre tutte le notizie sono realmente rilevanti o degne di nota, ma esistono delle tecniche, piuttosto consolidate, per incrementare la percezione di rilevanza di un fatto al fine di aumentare l'interesse del pubblico.
Il pubblico, va da sé, è una merce pregiata, mutevole e da vendere al miglior offerente. In quanto merce, audience, pubblica opinione, dev'essere conservato in luogo fresco e asciutto, al riparo da luce e fonti di calore.
Il pubblico è una merce fragile e non va surriscaldato.
Il pubblico sono io, sei tu che stai leggendo, è il tuo vicino di casa che cucina la peperonata alle otto del mattino ed è in primis chiunque, consapevole o meno d'esserlo, partecipa attivamente e non alla vita politica, economica e sociale di un paese.
Dagli anni Sessanta in poi è stato un continuo susseguirsi di teorie che analizzano l'impatto dei mass media sul pubblico, una per tutte e in parte ancora attuale, la teoria della Spirale del silenzio di Elisabeth Noelle-Neumann [qui per ulteriori approfondimenti ed il testo completo], la cui tesi centrale vede nella riproposizione continua e ridondante di notizie da parte dei media la causa di una sempre maggiore incapacità del pubblico di selezionare le notizie degne di interesse e di comprendere i processi di influenza dei media. Tale incapacità susciterebbe nell'individuo, a livello inconscio, il timore costante di essere una minoranza e in quanto tale escluso dalla massa dominante.
Senza voler essere troppo retorici, in soldoni, io, tu, siamo costantemente bombardati da notizie e con sempre maggiore fatica siamo in grado di sottrarci a questo flusso ostinato o riusciamo a selezionare in modo soddisfacente le informazioni.
Il punto è che da qui al trastullarsi in questo marasma, il salto è breve, anzi, non c'è proprio il salto, restiamo seduti comodamente e clicchiamo a caso, facciamo zapping, sfogliamo guardando solo le immagini.
Siamo diventati voyeur, siamo dei guardoni che letteralmente, alla stregua di un peep show, strizziamo affaticati gli occhi davanti a notizie strette, sottili come buchi e li allarghiamo invece tra le cosce di una soubrette cercando la mutanda. Ci annoiamo a leggere i testi troppo lunghi, come questo.
Senza rendercene conto diventiamo merce sempre meno di qualità.
Quindi, e qui la smetto, contro l'arroganza dei media, contro la pigrizia mentale, contro il tempo perso per farvi i fatti dei vips su twitter o della vostra amica ubriaca su facebook, io, semplicemente, mi unisco al blogging day dedicato a Rossella Urru e vi offro stavolta una scelta molto facile.
La notizia è solo una e per leggerla impiegherete lo stesso tempo che avete impiegato a cercare di capire se Belen aveva davvero le mutande:
"Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre Rossella Urru ed altri due cooperanti spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat) sono stati rapiti da uomini armati, arrivati a bordo di diversi pick-up..." continua a leggere
E sì, se accanto a questa notizia ci fosse stata una galleria con le immagini della tipa mezza nuda di turno, anch'io avrei cliccato prima sulla galleria e poi sarei tornata indietro per continuare a leggere. E me ne vergogno.
martedì, febbraio 28, 2012
Le storie di me che tesso per me | Il punto d'equilibrio assoluto
La questione è semplice, devi trovare le tue coordinate. Il punto d'incrocio, quello esatto. Fa nulla se cadi in pieno oceano, l'importante è che tu lo conosca. È una via di mezzo, letteralmente. Il vero e il falso. Ed è relativo. Se sei o bianco o nero, sarai il grigio, se sei o terra o acqua, sarà il fango, se sei giallo o blu, sarai il verde. Tu lo trovi e...
Io lo trovo e...?
...e sai dove trovarti.
Io lo trovo così so dove trovarmi, dici.
Sì, qualcosa del genere, dico.
E se io volessi essere solo il bianco? o solo il vero? o solo acqua? o solo il blu?
...
...non funziona.
Se tu volessi essere solo il bianco o solo il vero o solo acqua o solo il blu, avresti un bel da fare a trovare ciò che manca. e saresti sempre insoddisfatto.
...
...funziona.
No, non funziona. E sono insoddisfatto lo stesso.
Non ho detto che un punto d'incrocio dev'essere soddisfacente.
Ah, no?
Tu, intanto, trova le coordinate, poi, come ad un bivio, imbocca una strada.
E che senso ha? Se ne imbocco una non c'è più l'incrocio.
...ecco, no. Credo funzioni così: tu trova le coordinate, il tuo punto d'equilibrio assoluto, poi scegli una via. Ti accorgerai ad un certo punto se è quella giusta e se lo è prosegui avanti senza fermarti. Ma se non lo è, volta le spalle e senza vagare sperduto, ricorda le tue coordinate e torna subito indietro.
È un'idiozia. Non è un equilibrio questo, se lo ritrovo solo quando lo perdo.
È equilibrio proprio perché lo ritrovi appena lo perdi. Ed in bilico non si può stare a lungo. Trova le tue coordinate e quando avrai accettato che è in te il bianco e il nero, terra ed acqua, vero e falso... non accontentarti del grigio, né del fango, né dell'incertezza o solo del verde. Scegline una. Scegli una via.
E poi?
E poi capirai se è quella giusta, quando, lontano dal tuo punto d'equilibrio assoluto, non ti sentirai insoddisfatto. né instabile. né perduto.
mercoledì, febbraio 22, 2012
Siamo tempo perso
Dieci minuti per il mercurio, cinque minuti per la bustina, tre minuti e mezzo per Abbiategrasso, cinque ore e quattro minuti per la mattina, sette minuti di buffering, diciotto giorni ai ventinove, dodici secondi per il resto, quattro mesi per il caldo.
Di quelle attese che nemmeno ci pensi contro quelle che si serrano ai secondi. Appiccicose.
Io ho solo una strana fretta. Una fretta calma e paziente.
Ho bisogno di qualcosa, so bene cosa ma non so bene quando l'avrò.
Quindi poso i miei minuti, le mie ore, i miei giorni, dentro piccoli soldatini in plastica.
Non fanno guerra né al mio passato, né al presente, men che meno al mio futuro.
Li uso come diversivi.
Per dedicarmi al come, più che al quando.
domenica, febbraio 19, 2012
lunedì, febbraio 13, 2012
Che il mondo andrebbe diviso tra... parte seconda.
e per inciso, bevo dalla bottiglia anche lo sciroppo per la tosse.
...che se un dio c'è prima o poi me lo dovrà spiegare perché mai adesso anche sta rottura di c@*#% dell'influenza!
mercoledì, febbraio 08, 2012
Altrimenti mi sa di tappo.
giovedì, febbraio 02, 2012
Quando Brezsny m'interroga...
Pesci 19 febbraio – 20 marzo
Dopo la morte di Amy Winehouse, l’attore Russell Brand ha chiesto al pubblico e ai mezzi d’informazione di evitare commenti negativi sulla sua battaglia contro la droga. La dipendenza non è una posa romantica né un vizio che le persone non abbandonano per pigrizia, ha detto. È una malattia. Prendereste in giro uno schizofrenico per la sua “stupida” propensione a sentire voci inesistenti? Sono convinto che tutti noi abbiamo almeno una dipendenza, anche se non è devastante come quella dall’alcol e dalla droga. Qual è la tua Pesci? La pornografia? I dolci? Internet? I rapporti sbagliati? La prossima settimana sarà il momento ideale per cercare qualcuno che ti aiuti a guarire.
LEGGETEVI IL VOSTRO E FATEVI VENIRE IN MENTE LA VOSTRA, ALMENO VOI.
martedì, gennaio 31, 2012
il criceto
Ecco, io so che a mio tempo ho tanto rotto con la storia del criceto obeso... che non era, la mia, una questione di rotelle, quanto di ruotina appesa al chiodo, dicevo... ma, volevo dirvi che, finalmente, siamo arrivati al punto.
E quindi, che fosse un tentativo d'evasione o un "appoggia culo per criceto stanco", poco importa perché adesso, oggi, gli hanno finalmente aperto un varco e lui, miei cari, popcorn alla mano, avrà sicuramente urlato qualcosa tipo... "spegnete la luce!"
con buona pace d'ogni speranza di metterlo in forma.









