e delle parole che ho pensato e non ho detto, dei pensieri che ho fatto e ho ignorato, delle scelte che desideravo e non ho scelto, io, come delle cose che non uso, non me ne faccio nulla.
venerdì, gennaio 27, 2012
giovedì, gennaio 26, 2012
Risvegli continui e prima del sonno.
E resto sveglia, come e sempre a trascinare un trenino in legno attaccato a un filo, il giorno.
E sono qui, come un anno fa e due anni fa, mi appunto al mondo.
E cerco ancora e sempre, una quiete che non sia fatta di parole e permanga salda anche oltre il silenzio e il buio.
E se tutte le monetine che ho gettato in mare o nelle fontane hanno affondato un desiderio, io ho continuato a cercarlo, sbagliando, in fondo alla notte.
La prossima la tengo in tasca. O la uso per disegnarci il sole.
martedì, gennaio 24, 2012
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Il punto è che oggi m'è tornata in mente Francesca Fiocco.
Avevo cinque anni e Francesca Fiocco era la mia amica del cuore. Mi sarei tagliata un braccio, una mano, una gamba, qualunque cosa per lei.
Noi, eravamo le Amiche, con la A maiuscola.
Un pomeriggio d'estate per consacrare la nostra amicizia decidemmo persino di unirci in un patto di sangue. Al momento di tagliare, guardandoci negli occhi, all'unisono ci fu chiaro che uno sputo era più che sufficiente, e via con la stretta di mano.
Noi ci capivamo.
Francesca Fiocco mi ha insegnato a ballare e vola con quanto fiato hai in gola su Ti amo di Umberto Tozzi. Era la nostra performance migliore. Il risultato era qualcosa di sorprendente, garantisco, perché al momento del "apri la porta a un guerriero di carta igienica" c'era la piroetta con movimento di polso affarfalla, che lasciava tutti senza parole. Dopo vent'anni vi assicuro che Mourinho e Mara Maionchi restano dei pivelli al confronto.
Lei era la sorella che avrei sempre voluto. Dividevamo le merende, i compiti, il banco, i fermagli, i vestiti, tutto, eccetto i gusti in fatto d'abiti di carnevale.
Francesca Fiocco sapeva come arrampicarsi in alto per prendere di nascosto il contenitore dei biscotti. Francesca Fiocco non aveva segreti per me ed io per lei.
Eravamo una cosa sola.
E dunque oggi, dopo ventiquattro anni, sull'onda dei ricordi mi sono messa in testa di cercarla.
Ho aperto Google, ho digitato Francesca Fiocco nel campo di ricerca, ho scorso le prime tre pagine di risultati senza trovare nulla e a quel punto, sconfortata, mi è stato chiaro che è un'impresa impossibile.
Allo stato attuale dei fatti non ho idea di che fine abbia fatto Francesca Fiocco, forse non la troverò mai, forse non esiste o forse è stata per sempre fagocitata dentro quell'enorme vestito da Gabibbo rosso che era veramente, ma veramente, di pessimo gusto.
Nota dell'autrice
C'erano delle velleità sociologiche alla base di questo post, ma mi rendo conto da sola che il guerriero di carta igienica è ben più immaginifico di qualsiasi cosa io possa scrivere per stimolare i vostri pensieri. E me ne son fatta una ragione sin da subito.
Andate in pace.
venerdì, gennaio 20, 2012
e sarai la mia confusione ed io la tua. perché non saprò disegnarti esattamente il limite mentre tu ne cercherai il contorno con affanno.
e farò delle mie curve i tuoi confini. più lievi al ventre, difesi al petto e coraggiosi in braccio, mentre tu ti sporgerai sempre più oltre finché non potrò che scoprirne di nuovi, seguendoti con il mio sguardo.
e diluirò le tue incertezze tra le mie certezze, perché vorrai che io non abbia mai paura... per non averne.
non sarò abbastanza crudele da spiegargli che mille altre volte s'aggrapperà alla mano di qualcuno, sperduto, o cercherà i contorni senza trovarli. non saprò togliergli l'unica paura che lascerà vincere su ogni altra.
e sarà tutto molto più semplice quando finalmente ti vedrò e sarai una creatura oltre il mio confine, oltre la mia immaginazione, e di certo migliore di ogni mia fantasia.
lunedì, gennaio 16, 2012
Post-it
non mi sono mai piaciute le gelatine verdi.
l'ho deciso non so quando, non so perché e forse senza nemmeno assaggiarle.
oggi ne ho mangiata una per errore.
sono molto buone.
e sono rimaste per ultime, tutte al fondo.
venerdì, gennaio 13, 2012
troppopieno
Sono come il delta di un fiume, confluiscono in me silenzi e sedimenti di parole. - 14 Luglio 2011
e ti ho vista boccheggiare, facevi persino ridere, eri traboccante, e le parole stavano sull'orlo, sarebbe caduta in ordine solo la prima, avresti visto, avrei visto, il resto scavalcarsi, accavallarsi, le une sulle altre in una cascata irrequieta e tracimante.
e non ti sarebbe piaciuto, non ti piacerebbe, io lo so, vederle cadere così scomposte ed indecenti, sfacciate. a te piace tenerle a bacchetta, senza incrinature, sbavature, le parole.
e non sopporteresti di lasciarle a ritorcersi confuse, sederesti la tempesta, lo stai già facendo. lentamente, come si culla al setaccio la farina, da una parte all'altra le distenderai al fondo incarnate in coralli rossi accesi.
e i pensieri scorreranno fluidi e precisi, come correnti esatte dentro il mare.
martedì, gennaio 10, 2012
way-out
ho messo le mani sugli occhi. per non vedere o per credere di non farlo solo da adesso. e già da bambina era un gioco. mettevo le mani sugli occhi e spariva tutto il resto. o sparivo io, era lo stesso. non bastava chiudere gli occhi, serviva il sigillo delle mie mani, come un patto sordo. un patto cieco.
e sono rimasta così, immobile e decisa. e no, non volevo esser sicura che al riapparire sarebbe stato tutto esattamente uguale a prima. quello era fin troppo chiaro. io volevo vedere se qualcosa o qualcuno all'infuori si sarebbe accorto come diversa ero io, al riapparire.
perché se scappo, fuggo, mi nascondo e poi riappaio, io, dentro di me, nel buio e nel silenzio, avrò visto quello che in fondo altrove non riesco a vedere.
sabato, gennaio 07, 2012
e mi sono scivolata dentro. e c'erano confetti e fango. c'era qualcosa d'amaro. c'era dello zucchero di troppo, di quello che resta al fondo, anche se l'acqua è calda.
e ho iniziato a cercare. con affanno e rabbia. le mie regole ordinate. la mia pila di ho imparato che. c'era tutto alla rinfusa.
e ho rovistato ovunque. perché ero sicura. sono sicura. di averli già fatti questi errori. che lo so già come si fa. a proteggersi.
e c'era qualcosa d'amaro, dello zucchero di troppo e tutto umido. c'erano pillole e fango, catene di pensieri zuppe e le mani sporche.
mi sono seduta. no. mi sono lasciata crollare. dentro. che non avevo più voglia di tenermi. che uno dopo l'altro mi crollavano addosso anche tutti i miei guai. e gli imprevisti.
ed ero così stanca. di questa malinconia. del disequilibrio. ero stanca anche mentre pensavo che quello che resta del mezzo bicchiere non è vuoto, è pieno d'aria.
e ho trattenuto il fiato, perché si fa così, per non respirarla tutta.
venerdì, gennaio 06, 2012
Sonetto 116
all'unione di anime fedeli;
Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
William Shakespeare
giovedì, gennaio 05, 2012
martedì, gennaio 03, 2012
Non sono una pista per le biglie.
così ti ho teso la mano, perché ero pronta, perché era il momento giusto, perché dopo tanto affanno finalmente volevo sentirmi leggera, perché da lì in poi sarebbe stato tutto semplice, emozionante, travolgente. e tu...
Non sono una biglia. e la discesa, vedi, è la mia parte migliore.
lunedì, gennaio 02, 2012
Non aver paura dei cambiamenti
e lo so che non sembro il tipo, ma sotto sotto anch'io ho i miei buoni propositi per l'anno nuovo.
uno, in particolare.
il bilancio alla fine di quest'anno dovrà avere le certezze che in attivo su le paure di.
e ho la certezza che sarà così.
uno a zero.
lunedì, dicembre 26, 2011
Ho quindici minuti, sono un sacco di tempo visto che di solito mi sfugge. Lo fermo qui. Lo inchiodo come si fa coi lepidotteri nelle bacheche. Inchiodo me e la mia attitudine inconsapevole a lasciarlo sfuggire. Non lo rincorro mai, se vuole andare, che vada, il tempo. Eppure lo cerco.
Cerco un posto silenzioso e segreto dove ogni atomo del mio corpo si posi quieto, un non luogo che sia l'oltre il mio confine, oltre la soglia di casa mia, che sono io. Aprirei le porte e le finestre anche se fosse vento, se fossi certa che non mi possa distruggere. E metterei il naso fuori, sicura che anche lì, come per magia, mi sentirei a casa. perché li il tempo non conterebbe più nulla.
giovedì, dicembre 22, 2011
Mi sono piegata su di te come sulla prima pagina d'un libro, con lo stesso entusiasmo, la stessa curiosità e il desiderio di lasciarmi prendere fino a perdermi dentro la storia.
Non ho scelto un libro a caso o la copertina più accattivante, ti ho scelto fra mille altri, come nella confusione di una libreria uno ed uno solo attira la tua attenzione tra gli scaffali.
Ho poi scelto il posto più caldo che era in me per sedermi e sfogliarti lentamente. Ho acceso una luce per ogni notte e ho cercato il modo di leggerti anche nel buio. E mi sono fermata parola dopo parola, anche in mezzo alla gente nel caos di tutti i miei giorni con sconsiderato abbandono.
Non sono mai stata di quelle persone che ansiose vanno leggendo la fine sin dall'inizio e non lo farò nemmeno stavolta. Solo che adesso vorrei tanto sapere se sei un libro da leggere tutto d'un fiato e dove iniziamo noi o la fine.








