Guardare Harry ti presento Sally il ventotto dicembre, sotto le coperte, mentre da fuori arriva la musica degli A Toys Orchestra dal vivo, e la fine dell'anno si avvicina, e tutto è così confuso e disordinato... è il peggio del peggio. E non sai più se il film è sullo schermo o il film sei tu che guardi il film. E odi quelli che vorrebbero esserci dentro un film, che sperano di accorgersi un giorno che c'è una trama, qualcuno che ha scritto una sceneggiatura. E quelli come me che la traccia non la vogliono e non vogliono essere dentro a un film. Perché i film hanno quasi sempre il lieto fine e tu, io, il mio lieto fine non riesco nemmeno ad immaginarlo. E se non lo immagino io, non c'è. E se rimango ferma, immobile, niente va più avanti. E non c'è storia. io non ho la mia storia. finché non mi metto lì a scriverla. la mia storia. come un film.
mercoledì, dicembre 29, 2010
giovedì, dicembre 23, 2010
Per strada
Urla, musica classica in filodiffusione, clacson, chiacchericcio, fischi dei carabinieri, odore di caramello, e frittura, schiamazzi, un botto all'improvviso, l'aria trema, bambini che piangono, traffico, piove e non piove, donne isteriche. È Natale.
sabato, dicembre 18, 2010
Il miele
Il miele scioglie ogni magone.
E' così dolce che non puoi tirarti indietro e non ti aggredisce come la vaniglia e non ti provoca come lo zucchero.
Ci volevano delle ore, infatti.
Adesso un po' meno.
mercoledì, dicembre 15, 2010
martedì, dicembre 14, 2010
h. 6:16 Post-it
Mangio un biscotto. QUINTALI di odiose briciole.
Se la natura fosse così clemente e inventiva da creare un microscopico esserino, trasparente, mangia briciole, io credo che il mondo funzionerebbe meglio. E ci sarebbero molte meno casalinghe. e calendari trash.
lunedì, dicembre 13, 2010
h.17:39 mi siedo di nuovo.
Una mano fredda e una no.
A mali estremi...
...un guanto solo.
Troppo tempo al computer, forse.
Mi alzo.
Inchiostro nero sulle dita.
Nel lavandino, sulla spugna.
Sembra nero di seppia.
L'odore della candeggina.
nell'altro, lavandino.
Ed entrambe le mani calde e bagnate.
Il nero è diventato verde sulla pelle.
strofina, strofina.
17:17.
Il rumore della stampante, sembra quello di un treno a vapore.
La crema rosa sulle mani.
profumo di fiori di ciliegio.
venerdì, dicembre 10, 2010
Preghiera di una donna stanca d'esser donna.
La Vostra fortuna è d'esser uomo.
La Vostra fortuna è la Vostra dannazione e la mia, o Signore.
Vi chiedo di non avermi più in grazia, perché questo corpo così grazioso e avvenente, è già alla mercé di ogni passante.
Dov'io non potrò difendermi da quello sguardo colmo di desiderio e vuoto di intenti delicati, abbandonatemi anche Voi, se potete.
Io non so, o Signore, se qualcuno vi ha mai rivolto l'umile invito a riflettere sullo sguardo, proteso e un po' sfacciato, di un uomo tale a Voi, al cospetto di una donna.
E' uno sguardo senza casto ardore, è uno sguardo prepotente.
Dio creò l’uomo a sua immagine,
a immagine di Dio (κατ΄εικόνα θεού) lo creò,
maschio e femmina li creò. (Gn 1,27)
Creaste a Vostra immagine, uomini incapaci d'aver rispetto, tra ciglia e lacrime, per una donna.
E' uno sguardo che si appropria, il Vostro, e senza chiedere permesso.
E' guasto, è uno sguardo che assale e lascia senza minima difesa.
Non c'è vergogna né onore, ed è violenza, pura e misera, come miseri sono i pensieri che l'accompagnano in silenzio.
Il Vostro sguardo, d'uomo, è l'artifizio più meschino per tenermi a testa china e spalle basse.
Per questo, o Signore, io Vi prego, di non guardarmi da lassù, così che almeno io, da terra, possa levare gli occhi al cielo e senza vergogna, fissarvi finché anche voi vi sentirete spoglio ed umiliato.
E capirete.
giovedì, dicembre 09, 2010
Le briciole nel tè
Poche cose tirano fuori il peggio di me. un biscotto che cade nel tè è una di queste.
Se non altro m'è d'ispirazione...
martedì, dicembre 07, 2010
Tra le lenzuola: l'agonia di un orologio
Non capita praticamente mai di vedere un orologio che si ferma, di solito lo trovi già bell'e che morto, spaccato il secondo. E quindi sei portato a pensare che gli orologi hanno una morte secca, TAC!, e si fermano. Invece no...
Assisto in questo momento all'agonia del mio. È una scena straziante e dolorosa. Non smette di lancettare all'improvviso, come credevo, sta tentando strenuamente di farlo ancora, con quel rumore sordo e un pò gracchiante delle lancette che s'inceppano. Ta-c, t-ac, tac, t-a-c, ta-c, t-ac, tac tac, ta-c... con grande sforzo è arrivato alle tre, cinquantotto e tredici secondi, ma in realtà saranno passati già tre, quattro minuti abbondanti. e lui li sta inseguendo, piano piano, uno per uno, t-tac, diciannove secondi... vorrei andar lì e dargli un aiutino con il dito. È uno strazio.
Assisto alla morte di questo suo tempo, che è anche un pò il mio ed è perso per sempre. o almeno fino alla prossima batteria AA.
Trentanove secondi... ttt-a-c, il poverino...
lunedì, dicembre 06, 2010
Post-it
Il rumore di una carota che cade sul legno, è ben preciso. E lo è anche l'espressione di un coniglio che mentre sta per rosicchiarla, la guarda cadere, deluso.
sabato, dicembre 04, 2010
Tra le lenzuola
La calma è questo silenzio - salvo, ovviamente, il ticchettio dell'orologio a muro...che tra poco and..drò a stacc..care ... ecco fatto. - una maglia del pigiama due misure più grande, un libro che è un anello di congiunzione con il passato, sapere che la porta è chiusa, e il pane domattina, del pane fresco a colazione.




