giovedì, settembre 30, 2010

La Francesca che è in me.

Ho una teoria da qualche tempo, da molto tempo, a dire il vero. Che le Francesche si somigliano tutte.
E' una teoria comprovata, nonostante voi tenterete di scongiurarmi che non è così. Le Francesche si somigliano tutte. e io, che non amo le omologazioni, nonostante mi chiami Alessandra ho da sempre il terrore che in me viva una Francesca.
Sia chiaro, se c'è qualche Francesca in ascolto, in lettura, non me ne voglia, anzi, si faccia viva per smentire la mia teoria. Accetto smentite solo da Francesche comprovate.
Il punto è che la Francesca ha per antonomasia capelli scuri sottili, più spesso lunghi, la testa molto grande e la bocca non da meno. Ha anche i denti larghi e gli occhi luminosi. Potrei persino affermare di aver riconosciuto in una Tamara una Francesca, anni fa... peccato il capello troppo spesso. La Francesca è un po' perfida, buona come il pane con le amiche, vendicativa con le nemiche. Se a suo agio è un po' sguaiata.
La Francesca è una di quelle donne un po' prezzemoline, non rifiutano mai un invito ma non sono del tutto prime donne. Veste con buon gusto, ma gli abbinamenti sono forti. Sono tipe da laccetto nero di caucciù al collo.
Le Francesche sono un po' come le Letizie... ma di loro parleremo un'altra volta.
Io dovevo nascere Marco, o Barbara, dice Ben, ma questo non toglie che alberga in me il terrore che il destino mi volesse Francesca anche di nascita.
E' capitato, e non è un caso, io temo, che qualcuno ricordasse che il mio nome era Francesca. Ovviamente questo non ha fatto altro che alimentare le mie ansie.
Che io a una Francesca poi, non ci assomiglio neanche un po'.
Sarà qualcosa che c'ho dentro... o sarà che devo smetterla di fare teorie sul mondo, come pacchetti pronti all'uso.
Se però c'è una Francesca in me, che si palesi, perché non se ne può più. e così decidiamo se ahimè sono una lei o me!

domenica, settembre 26, 2010

Trovo molto interessante la mia parte intollerante.

 Così ti viene una gran voglia di lamentarti. dei soldi, del tempo, del disordine, degli impegni che non vorresti rispettare. Senti come due mani che ti poggiano sulle spalle un mantello pesantissimo e pungente.
E dovunque ti volti, vedi solo imperfezioni e sbagli.
E la superficialità poi si rivela più reale e mortifica i tuoi conforti.
Così, vorresti andar lì e prendere a schiaffi quel padre che si vanta dei propri traguardi sportivi mentre la sua compagna, in ospedale, rischia di perdere il bambino.
Vorresti dire qualcosa a quell'uomo che cerca un flirt poco prima di sposarsi.
Vorresti essere intollerante, con tutto e tutti. Spingerla via, questa realtà, come spingono via i giocattoli i bambini quando sono stanchi di giocare.
Perché se è così, se poi la realtà è questa, allora non c'è conforto.
Perché la tristezza ha un suo statuto, dignitoso e fiero.
E poco ci puoi fare se poi, quando ti guardi intorno, per cercare l'eccezione, conforto, non trovi appiglio.
E piano ti accucci, sotto il peso del tuo mantello. che prima o poi tanto, sai, riuscirai a toglierti dalle spalle.
Appena, magari, saprai di poter guardare in una qualche direzione, senza farti schiacciare dalle brutture della realtà.

venerdì, settembre 24, 2010

Post-it

In questi giorni mi sento molto una donna da chanel n°5.
Sarà l'autunno.

lunedì, settembre 20, 2010

Nuova prospettiva

C'è una vena d'argento che scorre sotto terra nel mio mondo. S'aggrappa alle mangrovie, alle radici dei narcisi, gira intorno alle tane dei tassi e dei conigli, non rompe nulla e non affiora mai in superficie. Si alimenta, la mia vena, s'ingrossa e gonfia con le piogge. Fa un giro intorno alla mia vita dal mio ventre, prima di partire e di infilarsi nella terra.
Non ne conosco i limiti, del bosco, e mi alimenta, la mia vena, mentre io, spaventata e in attesa, rimango immobile aspettando che mi sciolga o che fiorisca su di me. da me.


domenica, settembre 19, 2010

Piccoli bocconi e ali.


[Piccoli bocconi e ali. - Parco Indro Montanelli, Milano, 2010]

Fagli fare almeno un salto, o due, al tuo sasso.

Ho un gran silenzio intorno, nessun rumore il legno del tetto, nessun rumore in strada, nessun rumore il vento, o l'acqua. E con questo gran silenzio dovrebbe essere più facile sentire il rumore che si ha dentro, soprattutto se stride o sbatte le porte, arrabbiato. E invece nulla, non si sente nulla. Nemmeno se mi alzo, prendo una tazza, un cucchiaino, la zuccheriera e riempio l'aria di rumori. Ritorna, come l'acqua torna quieta dopo un sasso o una goccia. C'è un gran silenzio ed è insopportabile.

lunedì, settembre 06, 2010

Una donna, bella.

Se distendo il braccio, lentamente, lo sento indolenzirsi. Tento lo stesso allungando la mano e poi il dito, per toccarlo, questo ghiaccio. E subito un brivido di gelo lungo i fianchi e la pancia, e un goccia scivola veloce lungo il polso.
Brillo al sole e non mi sciolgo e non si scioglie neanche lui. E' una prigione ed è un rifugio.
Da fuori, io vi vedo, sembro uno spettacolo incantevole, e non mi sciolgo. Non mi sciolgo.Vi vien voglia di toccarmi, io vi sento.
Non posso voltarmi, e lo sapete. Mi girate intorno e vi fermate alle mie spalle. Io vi sento. State lì per ore e io sola, qui davanti.
Fatevi coraggio che vi guardo.
La mia pelle è fredda e morta come avorio, gli occhi bruni come le foglie gelide in autunno. Scorre in me un sangue rosso che se solo mi tagliassi, gocciolerebbe a grappoli, come rubini.
E s'alza alta la mia torre, trasparente e dura. E' nel ghiaccio, è di ghiaccio e non mi sciolgo.
Se salite uno scalino è negli occhi che vi guardo.
Non giratemi alle spalle.
E se vi parlo e con un dito tocco il ghiaccio, non cercate di toccarmi.
Che ad ogni tocco, lui si scioglie e io tremo.

giovedì, agosto 26, 2010

Ho conosciuto un uomo, una volta, che credeva d'essere un uomo senza fantasia.
Era una persona normale, non troppo strana, non troppo semplice, che "di persone semplici" diceva lui "non ne esistono, tranne io". E quando andava in giro per la città, camminando col suo passo pacato ma non leggero, né pesante, guardava i cornicioni dei palazzi "perché" diceva "i cornicioni dei palazzi sono rette in prospettiva estese per l'eterno e se le srotoli e con la fantasia ne immagini i percorsi, allora puoi cucire con la mente le storie dei palazzi, delle case e alla fine le vite della gente".
Che non ne avesse, di fantasia, ne era convinto al punto che passeggiava ore per le vie in attesa di riuscire ad allungarne almeno uno, di cornicione di un palazzo. Non riuscendoci iniziava a curiosare dentro le finestre, ripiegando sui barbagli "dei tv e delle sale da pranzo alla cena".
Sapevano di vita, ripeteva sempre. Gli infissi "com'è ovvio" erano "i tappi aperti di stanze Tupperware" da cui "la luce, un po' come l'acqua, ne usciva composta e squadrata lì sul bordo, fino a sciogliersi scomposta nel buio della strada".
Non aveva fantasia, lui diceva, e se gli chiedevi di inventare una storia, ti accorgevi subito, e lui sapeva bene, quanta fatica avrebbe fatto. Iniziava a sudare e cercava in ogni modo di trovare qualcosa che nessuno avesse detto.
Era un uomo senza storie. e infelice.

Basta una parola dolce. A volte. E a volte no.

Se finissero, ad un certo punto, tutte le metafore banali.
E se per esempio non ci fossero più rose senza spine o funamboli sospesi.
O se ancor peggio non ci fossero più lune e soli, o aquile e polli.
Che accadrebbe?
Se ogni relazione diventasse troppo elastica.
Non la si potesse tendere o accorciare.
O rimanesse molle eppure circolare.
Se finissero anche i gatti che si mordono la coda.
Che faresti?
Se piombassi a picco dopo uno strapiombo.
Ma non ci fosse più il fondo.
Che le parole e le metafore banali fossero finite.
Finiresti per precipitare eternamente?
O il bruco la smettesse di farsi farfalla.
E il brutto anatroccolo un cigno.
Non ci fossero più principi, né principesse, né reame.
Se finissero le favole?
E se ogni laccio che tu leghi, ti si slega.
Che un finale così banale finisce troppo presto.
Metti un punto.

E ricominci?

Ne sei sicuro?

giovedì, agosto 05, 2010

E poi devi risalire, sempre a cucchiaiate.

Era come avere in mano un cucchiaio, che poca differenza faceva se era quello tradizionale di famiglia, passato di mano in mano, un cucchiaio d'argento ricevuto in eredità da una nonna ricca, o un regalo frutto di anni di sacrifici. Era sempre un cucchiaio.
E s'andava in giro tenendolo in mano, chiedendosi cosa mai c'era da farsene di un cucchiaio. Lo mettevi accanto al letto, sul comodino, prima di dormire, accanto al piatto, a pranzo, a volte quando ti servivano entrambe le mani, lo incastravi tra i capelli dietro l'orecchio, come i manovali con le sigarette. Non c'era niente da farsene di un cucchiaio.
Poi col tempo ci si abituava a far tutto, con un cucchiaio. Si raccoglievano cucchiaiate di sogni, di progetti, di tempo. E sì, faceva un po' differenza se il cucchiaio era quello d'argento che non si piegava mai, o quello passato di mano in mano, rinforzato con del fil di ferro.
Si facevano dei mucchietti e dovevi essere abbastanza bravo a non dare troppe cucchiaiate di sabbia, e aggiungere la giusta quantità d'argilla e di calcare.

Da allora si tiene sempre un cucchiaio in mano.

Anche perché ad un certo punto, arriva puntualmente il momento in cui ti accorgi che se c'è troppa sabbia, banalmente, frani. E arrivato a valle, pur continuando a chiederti cosa mai dovrai fartene di un cucchiaio, ti tocca guardare cosa hai costruito, o quello che ne rimane.

mercoledì, agosto 04, 2010

Quando Brezsny mi interroga...



Pesci 19 febbraio – 20 marzo
La mia amica Erica è andata da un erborista cinese a chiedere aiuto per un problema di pelle che altri sei medici non erano riusciti a guarire. “È una malattia molto rara”, le ha detto l’erborista. Secondo lui c’era solo una cosa da fare: andare nelle paludi di Ruoergai nel Sichuan, in Cina, trovare un’aquila dalla coda bianca, raccogliere i suoi escrementi e applicarli sulla pelle. La prospettiva era scoraggiante perciò Erica ha deciso di farlo solo con la fantasia. Dopo una settimana di meditazioni, la sua pelle è migliorata. Dopo ventuno giorni era quasi guarita. La morale della storia è: visualizzare un’eroica missione risanatrice può aiutarti a risolvere un problema.

...a me spesso vengono in mente delle immagini.