mercoledì, luglio 21, 2010

Provare per credere...

Credo si possa scegliere un buon frutto solo annusandolo. Non è quasi mai quello più lucido, senza alcuna imperfezione o dal colorito più omogeneo, il più buono. E' la pesca più profumata, il melone dall'aroma più dolce, la mela dall'odore meno pungente. Così io non ho ancora avuto tempo di osservare bene in base a cosa la gente sceglie la frutta, ma so per certo che appena mi avvicino a scegliere la mia e la annuso, sempre, sempre, qualcuno dopo di me o accanto a me prova ad annusare quella che ha in mano. E se quel frutto non profuma, ne rimane sorpreso, confuso, deluso, e non sa mai se comprarlo lo stesso o farsi coraggio e provare a prenderne un altro, quasi non ci si creda che pur venendo da lontano, la frutta possa portare con sé il suo profumo.

domenica, luglio 18, 2010

Terre e Tempo

Vivo in una città in cui il tempo sembra un bene prezioso, ne hai sempre chiara percezione, tutto è puntuale, o quasi, tutto ha un preciso orario d'apertura e chiusura, un rispettatissimo orario d'apertura e chiusura. Per un appuntamento con un'amica prendi accordi la settimana prima e fingi che sia la distanza, che devi organizzarti, che ti ci vuole un'ora per arrivare dall'altra parte della città, quando la verità è che si tiene il tempo al polso e le giornate sono cadenzate e un incontro va appuntato, misurato.
Non è Milano, poi... è questo Tempo, questa realtà che fluttua e ti dà la sensazione di doverla afferrare, fermare, trattenere. Così il tempo, adesso, "è un lusso" - dicono.
E se il tempo è un lusso, se non c'è tempo da concedersi, se va centellinato, controllato, scandito con precisione, allora quando paghi per il tuo tempo lo rendi ancora più prezioso.
Perché se non possiedi il tuo tempo allora la vera crisi è la perdita delle coordinate. Se non puoi fermarlo, rallentarlo e farlo correre, a meno di pagare, è una realtà completamente rovesciata quella che viviamo. Se puoi raggiungere una città da un'altra in quattro ore, ma se paghi, ti ci portano con due, allora è un tempo da borghesi quello che viviamo.
Ed è tutto capovolto... perché non c'è equilibrio se per guadagnare due ore in più della tua vita devi pagare il doppio, il triplo.
Perché il tempo, del tempo guadagnato, serve molto più a chi non può pagarlo.
E io, in un Tempo così, vorrei poter essere sempre in ritardo, per mettere un po' le distanze - tra me e lui.

La mia terra è emersa, potente, dal Tempo scrollandosi di dosso sue manie e perversioni, la sua stretta e il suo fiato.
Abbiamo conservato dei cimeli a ricordarci dei giorni passati insieme, in cui lui era qui a vivere, a fare il suo lavoro.
I forestieri, luccicanti, immaginano che qui il Tempo ci sia, magari diverso, "magico" e godono, meravigliati, di questa dimensione mistica.
Il Tempo, invece, ha abbandonato la mia terra senza averci mai provato abbastanza.
Su queste pietre, perennemente infuocate, sono incisi i divini slanci di floride civiltà cosi come il succedersi di pensieri e passioni di re e di popoli, tutti, della mia terra, invasori, sebbene mai invasivi.
Ed è il vento, l'unico intento, seppur vanamente, a scandire un incedere: sbatte su case, porte e paure di uomini gonfi di principi e scevri di Tempo: essi attendono infinitamente i loro pascoli, ma non hanno il Tempo per porsi delle domande, per agire.
Talvolta in città qualcuno vaneggia di un sognato Tempo che, prima o poi, dovrebbe arrivare qui ad "aggiustare le cose" a cambiarle, lui tutto da solo.
In fondo, la sua assenza è martirio e salvezza e ci guardiamo bene dall'essere troppo audaci nell'invocarlo.
Le case, qui, son venute su in modo da formare un muro di cinta tra questa mia terra e l'ignoto.
Il Tempo è li intorno da qualche parte, ci circonda, lambisce le nostre inesplorate coste, ma da qui, purtroppo, non lo si vede e non si sente!
L'isola senza Tempo.


Durante la revisione di questo post si è preferito abbandonare il vecchio titolo "Ai bambini preferisco le patatine" in luogo d'uno più pertinente ed evocativo.

Io Naturale! Naturel! Naturales! Φυσικό! Naravne! Natuurlijk!

Che il mondo andrebbe diviso tra...

quelli che bevono l'acqua naturale e quelli che bevono l'acqua frizzante.





[...poi ci sono anche quelli che acqua da bere non ne hanno, ma noi, brava gente, abbiamo anche la nostra marca preferita.]

Cose buone dal mondo: Presto! by Disney's PIXAR

Presto! by Disney's Pixar from Matthew Gephardt on Vimeo.

sabato, luglio 17, 2010

Pensavo qualcosa tipo...

Che l'amicizia tra uomo e donna esiste solo per la donna. Esiste solo per le donne... per le bruttine, perché altrimenti sarebbero inconsolabili e per le belle, perché diversamente si sentirebbero infinitamente sole.
Che agli uomini bastano già gli uomini, siamo noi, che non ci accontentiamo mai.


lunedì, luglio 12, 2010

C'è tempo


Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati

venerdì, luglio 09, 2010

Con le pietre

Quand'ero bambina bastava una striscia di pietre, un solco nella sabbia o una fila di mattoni
e quelli erano i confini del mio mondo, le pareti della mia casa, i muri della mia capanna.
Quand'ero bambina bastava la mia fantasia
bastavo a me stessa.
Costruivo pareti invisibili con precisione e simmetria, definivo i contorni delle stanze, del letto e delle sedie
dormivo sopra i sassi e poter urlare di non entrare a chi scavalcava e non passava per la porta, era definire uno spazio,
la mia identità.
Quand'ero bambina bastava una striscia di pietre, un solco nella sabbia o una fila di mattoni
e quelli erano i valichi invisibili della mia serenità
luoghi protetti
e serviva solo una pietra in più, una sola, se un angolo o un muro si rompeva con un calcio.
Mi ostino ancora oggi a costruire con file di pietra, invisibili pareti
cerco di sostituire ai sassi, cuscini e materassi
con una gran voglia dentro, di urlare a chi non entra per la porta.
Forse non è rimasta acqua tra le pietre, si è accumulata al fondo, sotto terra
e la mia identità è rimasta fragile, umida con le maree. solo, con le maree.
Forse oggi con i miei calci, si rompe il muro
ed è evidente che non basta più una pietra, una sola, per ricostruirlo. per proteggermi da tutto.

lunedì, luglio 05, 2010

 

Se fosse di filigrana, la sfilerei, silenziosamente. La stenderei per terra e luccicherebbe sul pavimento. Ne farei la meridiana di questo tempo, il mio tempo. O si farebbe fune, ed io funambola, cadendo ad ogni passo e non per mancanza d'equilibrio, ma per saggiare il terreno e farmi vincere dalla paura di cadere, trovando facile conforto e sicurezza.
Di notte la lascerei lì, come l'ombra d'una direzione, per ritrovarla identica al mattino e non dover ricominciare tutto d'accapo. Me ne dimenticherei durante il giorno inciampandovi più volte.
Potrei lasciarla lì, e alla fine magari romperla o annodarla...
o magari mi tornerebbe l'entusiasmo e potrei riprenderla e d'un fiato rinfilarla...

venerdì, luglio 02, 2010

 Il condominio.

A guardarlo da lontano non si sarebbe detto, e a ben vedere, non lo si sarebbe detto nemmeno da vicino.
Sì, perbacco, sotto il pastrano sembrava nascondesse qualcosa, ma nemmeno la vicina dei gerani, che così bene lo conosce, l'avrebbe immaginato.
E dire poi che tutte le mattine lo si vedeva passeggiare in pantofole e berretto sul vialetto sotto casa. Che persona per bene, dicevano i condomini. Sarà l'età e tutti questi anni senza compagnia, ripeteva la portinaia agli inquilini. Salutava sempre con un mezzo inchino, e la vicina dei gerani giura che una volta si è chinato forse troppo e sembrava non riuscisse più a rialzarsi. Incredibile che un uomo all'antica come lui si sia lasciato coinvolgere a quel punto. E a quell'età, poi. La nipote della signora al quarto piano, dice che qualche giorno prima l'aveva visto scendere le scale con tale foga da dovergli andare incontro per aiutarlo col bastone. Mettersi il cappello poi e il tight, che scena imbarazzante. Il figlio del fornaio, dice che senza dubbio è colpa di quei programmi della sera. La nipote della signora al quarto piano e la figlia degli immigrati al primo piano, le ho viste ridacchiare sottovoce, raccontava la portinaia giù nell'atrio. Senza ritegno, dicevano un po' tutti.
Non vorrà più mettere piede fuori di casa, si diceva di continuo.
Che non l'avresti detto di un vecchietto così gentile e tanto a modo. Aveva anche il fazzoletto e la canottiera buona delle feste.

Aveva regalato una rosa rossa arrossendo nel colletto sopra la cravatta, il vecchietto alla Iole.
Che vergogna.

Se non hai mai scritto una poesia d'amore...

... allora la tua prima poesia non sarà all'altezza dei tuoi desideri.
La tua prima poesia d'amore non sarà una poesia, sarà come staccarsi un braccio, come sederti nudo al centro d'una piazza. E quindi siediti e vedrai quanto malconce e disarmoniche sembreranno le parole che alla fine hai scelto.
Una poesia d'amore perché funzioni, deve scioglierti il cuore e farti ingoiare d'un colpo la saliva che si è raccolta sotto la lingua, senza l'uso di parole dolci o salate.

Amami con la stessa curiosità che si ha nel guardare cosa c'è nel pugno chiuso di un bambino che dorme.
Amami con la stessa violenza con cui si trattiene una risata la domenica in chiesa.
Amami come il rumore sordo dei miei passi in luoghi lontani, dove io non ti vedrò e non avrò te tra i miei pensieri.
Amami come un brivido freddo d'inverno.
Amami con vergogna, con necessità ed egoismo.
Amami con la stessa delicatezza delle lumache sui germogli.
Amami come se fossi l'unica favola che hai mai raccontato.
Amami con la stessa angosciante passione con cui si cede a un peccato, a un desiderio.
Amami senza voltarmi le spalle la notte, senza dormire prima che il mio sonno sia quieto.
Amami come un ballo sfiancante.
Amami contravvenendo ad ogni tuo silenzioso regolamento.
Amami con la stessa attesa con cui aspetti la tua eco nella valle.
Amami finché io sola saprò stravolgere la tua esistenza per capovolgere anche questo tuo amore così imperfetto, che è come il mio.

E adesso dimentica tutto, perché mai si dovrebbero scrivere poesie d'amore.

mercoledì, giugno 30, 2010

Pane e tempesta di Stefano Benni

La fantasia di Benni sorprende sempre, non stanca mai.
Tendo a preferire una narrativa più fluida, meno spezzata, amo meno le sue raccolte di racconti o come questo, una via di mezzo tra una storia e una raccolta, de gustibus.
Dietro la scelta di una narrativa spezzata, tendo sempre a vedere una crisi, ed è proprio di una crisi che si parla, quindi preferisco concedergli il beneficio del dubbio, immaginando che forse, una storia ben congegnata, lineare, composita, avrebbe dato meno ragione al titolo...

... per quanto, ripensando allo sconto del quindici per cento sugli scaffali degli ipermercati su cui annualmente Benni appare, continuo a chiedermi...
era più facile adattare dei racconti da soffitta?

Resta che d'ora in avanti, immaginerò degli gnomi a spingere da sottoterra i funghi, per farli crescere tra gli alberi del bosco... e questo è impagabile.


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