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martedì, settembre 23, 2008

John Cage "4'33 "

"Il silenzio non esiste. Quello che ascoltando "4'33" alcuni credevano fosse silenzio, poiché ignoravano come ascoltare, è pieno di suoni accidentali. Alla prima esecuzione si poteva sentire, durante il primo movimento, il vento che soffiava dall'esterno. Durante il secondo movimento gocce di pioggia cominciavano a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produsse ogni genere di suono interessante parlando o uscendo dalla sala."
John Cage in "4'33" per piano (1952)

giovedì, settembre 18, 2008

 

Mentre scrivo e penso...

... ciò che più vi si avvicina al suono della mia mente, adesso.

Passe partout. Un biglietto per il mondo, che possa uscire dalle mie tasche per lasciarmi passare... ovunque. Passare silenziosa tra le fessure nelle soffitte, scivolare dove gocciola la resina, tra i fili di una collana impigliata nei capelli, passare nel buio senza esser vista e strisciare acquattata come un gatto sull'asfalto di una strada. Voglio un biglietto per il mondo, una chiave di lettura o di volta, per capire, attraversare tutto, entrarci dentro e se necessario stravolgerlo. Superare un cancello, mettere un piede in un'acqua sacra, rotolare con le conchiglie sotto il mare in tempesta, voglio aggrapparmi ad un soffione e galleggiare nell'aria.

Rumori scomposti e tamburi che accompagnano il passo. Un biglietto per il mondo che apra grandi portoni e porte invisibili. Una collezione d'impronte per ogni passo ed una parete piena di fotografie senza senso. Scie di lumache che luccichino al sole come labirinti per indicarmi la strada, con passi lenti e decisi, senza incertezze che scompongano il portamento. Strane creature i pesci. Passare sulle corde dei violini per risentir tremare al taglio il legno di un albero, ancora e ancora all'infinito.

Un biglietto per entrare silenziosa tra le tende di un teatro in attesa ed attendere che passi, quell'attesa spossante di ciò che deve accadere. Un biglietto per poter rimanere seduta tra le mura di una biblioteca per una vita intera. Per poter assaggiare con un dito tutte le spezie conosciute e rimetterlo dentro ancora se ne ho voglia.

Una chiave per poter aprire tutte le porte ormai chiuse, lasciarle lì spalancate un momento e richiuderle di botto. Una regola che valga sempre per sapere cosa è giusto, cosa vale per me e nessun altro. Cosa vale.

C'è un forziere ai piedi dell'arcobaleno.

domenica, giugno 15, 2008

Intercettazioni: e allora arrestateci tutti

di MARCO TRAVAGLIO

L’altro giorno, fingendo di avanzare un’«ipotesi di dottrina», Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai «dittatori democratici» e ha spiegato: «Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno».

«Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura. si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere 'transitivo' che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo». Non poteva ancora sapere quel che sarebbe accaduto l'indomani: il governo non solo paralizza la magistratura, ma imbavaglia anche l'informazione abolendo quella giudiziaria. E, per chi non avesse ancora capito che si sta instaurando un regime, sguinzaglia pure l'esercito per le strade. Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi. Ora è il caso di occuparci di noi giornalisti e di voi cittadini, cioè dell'informazione. Che ne esce a pezzi, fino a scomparire, per quanto riguarda le inchieste della magistratura. Il tutto nel silenzio spensierato e irresponsabile delle vestali del liberalismo e del garantismo un tanto al chilo. Che, anzi, non di rado plaudono alle nuove norme liberticide. Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all'inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Nemmeno le notizie «non più coperte da segreto», perché anche su quelle cala un tombale «divieto di pubblicazione» che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro «contenuto». Non si potrà più riportarli né testualmente né «per riassunto». Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente. L'inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché, con quali accuse, con quali prove.

Anche l'Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei desaparecidos: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, se le accuse sono vere, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una class action contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all'apertura del processo, campa cavallo). Se le accuse invece sono false (come nel caso di Rignano Flaminio, smontato dalla libera stampa), l'opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano.

Chi scrive qualcosa è punito con l'arresto da 1 a 3 anni e con l'ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov'è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l'accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica l'ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano.

E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l'Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l'indagine, prim'ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via.Così ti passa la voglia d'informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato. D'ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il «nuovo» reato vien fatto rientrare nella legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Significa che l'editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? Licenziando i cronisti che pubblicano troppo e i direttori che glielo consentono. Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori:quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l'editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società). La libertà d'informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. E tutte le notizie non segrete non pubblicate? Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti sputtano. Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l'una dall'altra. Tutto ciò, s'intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio.

Personalmente, annuncio fin d'ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d'indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all'articolo 21 della Costituzione e all'articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali («Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche», con possibili restrizioni solo in caso di notizie «riservate» o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l'Unione Cronisti, l'associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.

sabato, aprile 19, 2008

Citizen Berlusconi - Il presidente e la stampa


Citizen Berlusconi è un documentario di 56' realizzato nel 2003 da Andrea Cairola e Susan Gray. Il filmato documenta l’ascesa di Silvio Berlusconi dalla televisione ai vertici del governo italiano. Un'inchiesta giornalistica prodotta dalla Stefilm di Torino, dalla tv finlandese Yle e da Channel 13 di New York e programmata da diverse emittenti americane ed europee tra cui Olanda, Svezia, Australia, Norvegia, Stati Uniti. Fu trasmessa per la prima volta il 21 agosto del 2003 nel corso del programma Wide Angle di Thirttn/Wnet New York, sulla principale emittente pubblica americana PbS. Avrebbe poi dovuto partecipare all'European Documentary Festival di Oslo, ma gli ambienti diplomatici di Roma hanno esercitato forti pressioni chiedendo la cancellazione dal programma e la diffusione di una notizia ufficiale che parlasse di "problemi tecnici" ad impedire la pubblicazione del documentario alla manifestazione. La vicenda non si chiuse senza scandalo perchè gli organizzatori del festival non accettarono la censura e con qualche giorno di ritardo mandarono ugualmente in onda il documentario rendendo pubbliche le pressioni, non senza imbarazzo e difficoltà visto che l'ambasciata era tra i finanziatori del festival.
Nel documentario intervengono o compaiono alcuni importanti giornalisti, intellettuali e personaggi pubblici italiani tra cui Giovanni Sartori, stimato politologo italiano considerato uno dei massimi esperti di politologia a livello internazionale attualmente Albert Schweitzer Professor Emeritus in the Humanities alla Columbia University di New York (dal 1994) e professore emerito dell’Università di Firenze, Marco Travaglio, giornalista e scrittore italiano di cronaca giudiziaria impegnato dagli anni '80 in ricerche legate all'antimafia e ai fenomeni di corruzione, Cesare Previti, avvocato e politico italiano, pregiudicato e fino al 31 luglio 2007 uno dei numerosi parlamentari che hanno subìto condanne penali in via definitiva, Carlo Freccero, nei primi anni '80 direttore dei palinsesti delle reti private Canale 5 e Italia1, dal 1991 direttore di Italia1, dal 1996 al 2002 direttore della rete pubblica RaiDue e così via sino al 5 luglio 2007 quando è stato nominato Presidente di RaiSat di cui ha presentato il palinsesto nel febbraio 2008, Luciano Moggi, ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano, Tana de Zulueta, politica italiana, Enzo Biagi, giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano considerato uno dei giornalisti più popolari del XX secolo.
Il documentario dopo essere stato trasmesso dalla RTSI, una rete svizzera, fu ripreso con enfasi dalla redazione del quotidiano Repubblica sul proprio sito web ma pubblicato con precisi inspiegabili tagli di alcuni minuti. Solo Internazionale ha proposto la versione integrale realizzando un dvd in allegato al giornale. Ad oggi nessuna rete televisiva italiana ha ancora trasmesso questo documentario, diversamente reperibile on-line sui più comuni internazionali motori di ricerca.
A voi il nostro presidente del consiglio. Sipario.