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sabato, giugno 14, 2008

L'eccezione è la regola

di GIUSEPPE D'AVANZO

Berlusconi è intenzionato a dimostrare che - per governare la crisi italiana, come vuole che noi l'immaginiamo - è costretto per necessità a separare lo Stato dal diritto, la decisione dalla legge, l'ordine giuridico dalla vita. Come se il Paese attraversasse una terra di nessuno. Così critica, oscura e sinistra da rendere urgente e senza alternative un potere di regolamentazione così esteso da modificare e abrogare con decreti le leggi in vigore.

Con il "decreto sicurezza" (alla voce immigrati) e con il "decreto Napoli", è stato chiaro che Berlusconi intende muoversi in uno "stato di eccezione". Ha deciso di esercitare il suo potere secondo un tecnica che gli impone di creare - volontariamente e in modo artefatto - una necessità dopo l'altra, giorno dopo giorno, quale che siano le priorità più autentiche e dolorose del Paese. Nonostante quel che si può pensare, infatti, la necessità non è una situazione oggettiva, implica soltanto un giudizio o una valutazione personale. In fondo, sono straordinarie e urgenti soltanto le circostanze definite tali: quel che, come tali, definisce il Cavaliere.

Il quinto consiglio dei Ministri del Berlusconi IV ha dichiarato l'assoluta necessità di ridimensionare l'azione dei giudici; di limitare il diritto di cronaca; di declinare le ragioni dello Stato con l'esibizione, la forza, le armi dell'Esercito. E' finora il caso più emblematico ed esplicito di quel che abbiamo definito la "militarizzazione della politica". Non è mai avvenuto in Italia che i soldati fossero chiamati a far fronte all'ordine pubblico o al controllo delle città. Nemmeno nei terribili mesi che seguirono alla morte di Falcone e Borsellino, all'aperta sfida lanciata contro lo Stato dalla Cosa Nostra di Totò Riina. In quell'occasione, l'Esercito si limitò a proteggere, con "posti fissi", gli edifici pubblici e i luoghi "sensibili" liberando dall'impegno non investigativo le forze di polizia. La decisione del governo di "parificare" 2.500 soldati "agli agenti di pubblica sicurezza" con "compiti di pattugliamento e perlustrazione" delle città inaugura una nuova, inedita stagione. Evocando ragioni (necessità) di "ordine pubblico" e "sicurezza" avvicina, sovrappone il diritto alla violenza. Assegnata all'Esercito, altera il suo segno la funzione amministrativa della polizia, chiamata a rendere esecutivo il diritto. Quella funzione e presenza si fa intimidazione. Non solo per chi trasgredisce, ma per tutti coloro che non credono "democratico" che il governo sostenga le sue decisioni con la violenza.

Nello slittamento del legittimo esercizio del potere verso un arbitrario diritto della forza, come non avvertire il rischio che chiunque dissenta sia considerato un "criminale" perché avversario di una "decisione assoluta" che sola può assicurare la "governabilità" e l'uscita dalla crisi? Non è questa l'idea politica, il paradigma di governo, addirittura il fondo sublogico che consiglia a Berlusconi di intervenire anche contro la magistratura limitando l'uso delle intercettazioni o contro l'informazione, promettendo il carcere a chi pubblica il testo o il riassunto di "un ascolto"?

Magistratura e informazione, i due ordini che, in un'equilibrata architettura di checks and balances, sono le istituzioni di controllo dei poteri, diventano in questo quadro i pericolosi agenti attivi e degenerati del declino da affrontare. "Nemici", perché impediscono al sovrano di governare, perché sorvegliano le sue decisioni e quella vigilanza è un ostacolo che crea uno status necessitatis, l'urgenza di un provvedimento legislativo che Berlusconi avrebbe voluto con immediata forza di legge. E' stato costretto a una marcia indietro dal capo dello Stato e, dalla Lega, a una correzione che autorizza le intercettazioni anche per i reati contro la pubblica amministrazione. Ma il disegno di legge, se non sarà corretto in Parlamento, dissemina l'iter investigativo e la sua efficacia di intralci, intoppi, legacci, esclusioni, vuoti, bizzarri obblighi (se l'indagato è un vescovo bisognerà avvertire il segretario di Stato vaticano, cioè il ministro di un altro Stato).

Sono ostacoli che salvaguardano le pratiche più spregiudicate dei colletti bianchi, rendono più fragile la sicurezza dei più deboli, senza proteggere davvero alcuna privacy. I corifei del sovrano diffondono numeri farlocchi sul passato, mai spiegano perché non chiudono le falle nella rete dei gestori di telefonia, venute alle luce con l'affare Telecom. Né svelano all'opinione pubblica come e se daranno mai conto dell'uso delle "intercettazioni preventive" che oggi, al di fuori del processo penale e di ogni tipo di controllo giurisdizionale, possono essere effettuate dalle polizie e, dal 2005, anche dai servizi segreti su delega del presidente del Consiglio con l'autorizzazione del procuratore presso la Corte d'Appello.

Non è la privacy del cittadino che interessa a Berlusconi. Gli interessa soltanto la sua privacy e la sua immagine, l'annullamento di un paio di conversazioni con Agostino Saccà, l'oblio di altre in cui di lui si parla. Intende creare una sorta di "diritto positivo della crisi" che impone al giudice di che cosa occuparsi in ossequio alla funzionalità della decisione politica, presentata come necessaria e univoca. Vuole giornalisti silenziosi, intimiditi dalla minaccia del carcere. Vuole editori spaventati dalle possibili, gravi penitenze economiche.

Il soldato come questurino, il giudice come chierico, il giornalista come laudatore sono le tre figure di una scena politica che minaccia di trasformare radicalmente la struttura e il senso della nostra forma costituzionale. Sono i fantasmi di un tempo sospeso dove il governo avrà più potere e il cittadino meno diritti, meno sicurezza, meno garanzie.

14 Giugno 2008

domenica, giugno 01, 2008

Eppure ancora oggi non smette di crearmi una fastidiosa, pruriginosa irritazione il fatto che faccia scalpore la lettera inviata al Presidente della Repubblica da una ricecatrice italiana in Inghilterra per domandargli come mai quest'Italia stia diventando razzista, quando in molti qui da un mese circa ci stiamo chiedendo spaesati che diavolo stia succedendo e perchè e come in quattro e quattr'otto abbiano messo su la caccia alle streghe.
Benvenuto l'intervento della ricercatrice italiana all'estero...anzi! Italiani all'estero, scrivete...scrivete tutti! Scrivete tanto! ...aiutateci, invadeteci!...che qualcuno ci aiuti!
Ma resta penoso, fastidioso, urticante direi, che i giornali on-line sparino in prima pagina lo sconcerto e le domande al Presidente di un italiano all'estero e non si preoccupino di tutti gli altri italiani preoccupati, qui, sotto gli occhi ed il naso di tutti.
Il vero intimo profondo fastidio lo crea l'evidenza che per i giornali l'unico dato imbarazzante da registrare è che fuori da questa nazione si stia pensando "l'Italia è un paese razzista"...

non conta quanto indegna e contro i diritti civili sia questa politica del governo, non conta quanto terrificanti e razziste siano le conversazioni tra i ragazzi ai tavoli dei locali, non contano le aggressioni neofasciste a Roma, non conta cosa stiano diventando i cpt (Centri Permanenza TEMPORANEA), non conta quanto fossero già vergognose le poche notizie che arrivavano dalle ong e dalle associazioni umanitarie sullo stato di reale accoglienza di questi centri, non conta il silenzio in cui è già caduta la morte di Hassan Nejl per polmonite nel cpt di Torino, non contano i suoi compagni che spergiurano di aver urlato soccorso per tutta la notte, non contano nemmeno tutte quelle storie personali degli immigrati di cui non ci è dato sapere, non conta nemmeno lo sconcerto e il senso di paura che crea tutto questo...
...non conta nulla quello che in tanti stiamo dicendo da giorni, non conta nulla questo senso di attesa di qualcosa di veramente grosso e irrimediabile...
conta e preoccupa soltanto che dall'estero arrivino notizie di "un'Italia fascista".
Ma non preoccupatevi di tali maldicenze...

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.



...un buon 2 giugno a tutti voi.


giovedì, maggio 15, 2008

 

Ogni sera dopo una giornata piena di news e telegiornali (perché ora fa figo chiamarle news) mi fermo un attimo davanti ad un post vuoto e aspetto che vengano le parole per esprimere questa sensazione...
poi rassegnata ripiego sull'idea di scrivere finalmente la mia famosa non ancora pubblicata ode al termometro rotto (a breve su questo blog) e alla fine invece, rinuncio, e riparo sul sito di la Repubblica.it dove, non ancora stanca, mi faccio rosicare il fegato da qualche nuova e sempre uguale notizia sulla mancata sicurezza nelle nostre città.
Ogni tanto invece, in balia del mio sentito e sensibile senso civico (ndr da leggere sibilando), mi lancio in qualche lettera di protesta al direttore di repubblica e per conoscenza al suo cast o scrivo lunghi noiosissimi interventi controcorrente dentro forum di psicopatici leghisti italiani a favore delle forche.
Ma ad onor di giusta cronaca e visto che a quanto pare anche il tuo vicino di casa potrebbe essere un leghista o nasconderne uno dentro l'armadio, tenterò di esprimente la sensazione di cui sopra con eleganza e rispetto per i 3.026.844 votanti Lega Nord in Italia.

Quest'oggi, riporto testualmente:
"Una vasta operazione della polizia contro la criminalità e l'immigrazione clandestina si è conclusa nelle prime ore della mattina con l'arresto in tutta Italia di diverse centinaia di clandestini e l'esecuzione di alcune decine di espulsioni."
Così saltellando qua e là, riporto testualmente un'altra news di oggi:
"ROMA - Gli italiani non li vogliono. I Rom fanno paura. La maggioranza ammette che i nomadi costituiscono un problema, molto più degli extracomunitari. Il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it mostra che tra gli italiani si sta sviluppando un forte sentimento negativo nei confronti degli immigrati, anche se l'avversione verso i rom è maggiore."
Ed ancora, testualmente una news di ieri:
"NAPOLI - Al cancello è appeso il fiocco rosa, il portoncino della palazzina è chiuso. La piccola è tranquilla, adesso. «Ma stanotte nessuno di noi ha chiuso occhio», dice Ciro Martinelli, il nonno della bambina di sei mesi che, racconta, sabato sera è miracolosamente scampata al tentativo di rapimento messo in atto da una giovane rom entrata furtivamente nella loro casa di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli."
E facendo una rapida distratta ricerca per parole chiave "stupro", "clandestino", "straniero" "lega nord"...riporto testualmente dal quotidiano on-line i titoli degli articoli:
Milano 13 Maggio 2008 "Aggredita in strada e violentata in una baracca"
Bari 11 Maggio 2008 "Stupra la convivente marocchino in cella"
Firenze 3 Maggio 2008 "Braccata e picchiata donna sfugge allo stupro"
Roma 20 Aprile 2008 "Tredici stupri al giorno e poche denunce quattro arrestati su dieci sono stranieri"
Milano 19 Aprile 2008 "Roma, violentata studentessa. Arrestato romeno di 37 anni"
Roma 19 Aprile 2008 "Roma, strangolata in casa 81enne il ladro cercava i suoi risparmi"
Ovviamente ognuno di questi articoli riporta notizie di violenze, omicidi e diversificati reati commessi solo ed esclusivamente da stranieri ed in buona percentuale rom, altrimenti perché citarli!
Lungi poi da me, tentare di accusare il quotidiano la Repubblica.it a discapito di tanti altri!
Ma eccomi alla sensazione.

Una sensazione vaga, quasi un senso di nausea, che nel volto di Maroni mi perseguita nei miei incubi notturni. Una sensazione di imbarazzo lascito di una situazione politica che vede protagonista un partito anti-costituzionale.
Una sensazione di superiorità, infine.
Altezzosa, presuntuosa, anarchica, ribelle sensazione di vedere al di là di tanti italiani.

In breve e per i pochi che caparbi hanno continuato a leggere sin qui col dubbio che ancora non sia venuta al dunque e che, terrorizzati, non vi arriverò sino alla fine...

Tutto questo è terrore. Terrorismo psicologico, sclerotizzazione delle paure sociali, è controllo e disgregazione. E' il crollo di anni e anni di sensibilizzazione sociale verso l'altro, il diverso.

Da secoli sotto qualsiasi potere, da secoli in natura, la sottomissione dell'altro (in quanto tale e non in quanto specie) passa per la minaccia ed il tentativo di limitazione della libertà altrui. La minaccia, il tentativo o l'illusione della limitazione della libertà propria ed altrui crea disgregazione. Un popolo disgregato è un popolo in grado di riconoscere uno ed un solo potere, altro. Uno stato, un uomo, un leader, un dio, un santone... un qualcuno che si interponga nel rapporto con l'altro.
E' un dualismo interrotto, risolto dall'eliminazione del conflitto che passa attraverso l'affidamento e il cosciente diniego della libertà a favore di terzi.
Obnubilata fedeltà al potere terzo che si occupa ed amministra il santo bene mio e tuo, senza che in due si sia in grado di raggiungere una consapevole coscienza civile e sociale. Facendoci credere, che in due non si sia in grado di raggiungere una consapevole coscienza civile e sociale.
Una società che spinge a rinnegare l'altro in quanto tale - che poi altro non è che quella parte di sé oltre il velo della comprensione profonda della propria identità - per l'affermazione di uno status quo all'interno del quale regna l'incertezza e l'insicurezza del e nel vivere che paralizza ogni ragionevole dubbio verso la società stessa.
L'altro è oggi e da sempre lo straniero.
Alimentare paure sociali e pontificare sulla necessità di maggiore sicurezza è una tecnica di controllo sociale vecchia come il mondo.

E' una sensazione di sconforto. E' un senso di panico quando vedo le immagini dei bambini rom che sulle motorette vanno via dal campo. E' un senso di rabbia quando mi viene il sospetto che il concentrarsi in quest'ultimo mese di tutti questi reati per mano di stranieri abbia qualcosa di strano sotto. E' una delusione quando anche io sull'autobus alle cinque del mattino mi devo sforzare di tenere a mente che tutti quegli stranieri stanno andando a lavorare e stanno sonnecchiando fregandosene di me e dei miei inconsci inculcati e schifosi timori, palesemente ingiustificati.

sabato, aprile 19, 2008

Citizen Berlusconi - Il presidente e la stampa


Citizen Berlusconi è un documentario di 56' realizzato nel 2003 da Andrea Cairola e Susan Gray. Il filmato documenta l’ascesa di Silvio Berlusconi dalla televisione ai vertici del governo italiano. Un'inchiesta giornalistica prodotta dalla Stefilm di Torino, dalla tv finlandese Yle e da Channel 13 di New York e programmata da diverse emittenti americane ed europee tra cui Olanda, Svezia, Australia, Norvegia, Stati Uniti. Fu trasmessa per la prima volta il 21 agosto del 2003 nel corso del programma Wide Angle di Thirttn/Wnet New York, sulla principale emittente pubblica americana PbS. Avrebbe poi dovuto partecipare all'European Documentary Festival di Oslo, ma gli ambienti diplomatici di Roma hanno esercitato forti pressioni chiedendo la cancellazione dal programma e la diffusione di una notizia ufficiale che parlasse di "problemi tecnici" ad impedire la pubblicazione del documentario alla manifestazione. La vicenda non si chiuse senza scandalo perchè gli organizzatori del festival non accettarono la censura e con qualche giorno di ritardo mandarono ugualmente in onda il documentario rendendo pubbliche le pressioni, non senza imbarazzo e difficoltà visto che l'ambasciata era tra i finanziatori del festival.
Nel documentario intervengono o compaiono alcuni importanti giornalisti, intellettuali e personaggi pubblici italiani tra cui Giovanni Sartori, stimato politologo italiano considerato uno dei massimi esperti di politologia a livello internazionale attualmente Albert Schweitzer Professor Emeritus in the Humanities alla Columbia University di New York (dal 1994) e professore emerito dell’Università di Firenze, Marco Travaglio, giornalista e scrittore italiano di cronaca giudiziaria impegnato dagli anni '80 in ricerche legate all'antimafia e ai fenomeni di corruzione, Cesare Previti, avvocato e politico italiano, pregiudicato e fino al 31 luglio 2007 uno dei numerosi parlamentari che hanno subìto condanne penali in via definitiva, Carlo Freccero, nei primi anni '80 direttore dei palinsesti delle reti private Canale 5 e Italia1, dal 1991 direttore di Italia1, dal 1996 al 2002 direttore della rete pubblica RaiDue e così via sino al 5 luglio 2007 quando è stato nominato Presidente di RaiSat di cui ha presentato il palinsesto nel febbraio 2008, Luciano Moggi, ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano, Tana de Zulueta, politica italiana, Enzo Biagi, giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano considerato uno dei giornalisti più popolari del XX secolo.
Il documentario dopo essere stato trasmesso dalla RTSI, una rete svizzera, fu ripreso con enfasi dalla redazione del quotidiano Repubblica sul proprio sito web ma pubblicato con precisi inspiegabili tagli di alcuni minuti. Solo Internazionale ha proposto la versione integrale realizzando un dvd in allegato al giornale. Ad oggi nessuna rete televisiva italiana ha ancora trasmesso questo documentario, diversamente reperibile on-line sui più comuni internazionali motori di ricerca.
A voi il nostro presidente del consiglio. Sipario.