Mi sono rotta un sacco di volte. Di cose.
Ma quest'ultima è stata incredibile. Di quante non mi ero mai accorta. Mai.
Mi sono accorta che se proprio devo chiedere aiuto, allora non serve sempre sdebitarmi. Non mi ero mai accorta quando fastidio in effetti mi dia chiederlo, riceverne, aspettare aiuto.
Mi sono accorta che una cosa messa a posto da qualcuno è un gesto tenero, ma se la metto a posto io è meglio. Non mi ero mai accorta che sentirmi in difficoltà mi è odioso, dipendere ancora di più.
Mi sono accorta che il mio tempo è prezioso, e rubarne ad altri per dedicarsi a me mi sembra un furto inutile. Non mi ero accorta di quanta gente invece è abituata a chiedere aiuto, a pretenderne, ad aspettare.
Mi sono rotta e non riesco a rimettere a posto i pezzi. Le ossa.
Ma a me ci penso io. Lo so da sempre.
Sempre.
giovedì, aprile 11, 2019
A me ci penso io.
mercoledì, febbraio 13, 2019
11 Febbraio
Chissà quando ho iniziato ad avere questo terrore insopportabile per le bugie. Probabilmente da quando ho iniziato a mentire anche io.
mercoledì, febbraio 06, 2019
La somma dei miei silenzi è una notevole fatica.
Ho capito che il sarcasmo mi affatica.
Ho capito che chi non mi chiede mai cosa mi accade, cosa penso, mi affatica.
Ho capito che se in una conversazione devo contare fino a dieci più di sette volte, mi affatico.
Ho capito che camminare lentamente mi affatica e mi snerva.
Ho capito che il cinismo mi affatica.
Così come quelli che non si lasciano mai andare ad un'illusione, che smorzano sempre una risposta morbida con una frase pungente.
Ho capito che stare sempre in difesa mi affatica.
Ma anche tenere un attacco o un dubbio a lungo.
Ho notato che spesso gli altri, per non affaticarsi, preferiscono il silenzio. Una sottrazione.
domenica, dicembre 23, 2018
Ciò che ricordo. [Agli uomini che mi hanno amata]
L'ultimo morso di un panino, il movimento della spugna sui piatti, le carezze di una rosa sulla mia schiena, l'impugnatura stretta del manubrio di una bicicletta, le dita volgari che si allargano ai lati della bocca fumando una sigaretta, una mosca stretta in pugno mentre vola, il plettro tra i denti, la giacca sulle spalle una notte d'estate, lo schermo del telefono capovolto, la morse strette tra le lenzuola.
È in me una collezione di ricordi, di gesti attenti, insopportabili, distratti. La attraverso tutte le volte in cui mi chiedo come dev'essere chi desidero avere accanto.
Forse ho da chiedere scusa, perché ogni angolo di me, per me, è ancora vergine.
lunedì, novembre 05, 2018
Da piccola, di notte, accanto a mia madre, cercavo di non sprofondare nella curva sul materasso lasciata da mio padre. La detestavo, perché nonostante cercassi di rimanerne fuori ci precipitavo sempre dentro. Alla fine dormivo appallottolata nella sua impronta e all'alba, tornato dal lavoro, mi riportava addormentata in braccio nel mio letto.
Sono passati tantissimi anni, ma ancora oggi quando la sera vado a dormire, senza volerlo continuo a rigirarmi fino ad accucciarmi, come allora, nella forma invisibile dei miei conforti.
lunedì, ottobre 29, 2018
...when it gets crisp in the fall.
Sono fatta di giorni uggiosi, foglie colorate per terra, vento dentro le maniche, il cappotto, la schiena, la pancia, raggi di sole improvvisi.
Sono fatta di rumori acquattati pigri dietro le finestre chiuse delle case, del silenzio tra le lenzuola, di un'overture per pianoforte che suona lontano.
Sono fatta del profumo di zucchero caldo al mattino presto vicino ai bar, della brina fredda sui tergicristalli delle auto parcheggiate.
Sono fatta di ciclamini e ricci di castagne, e odore di terra umida, bagnata.
Sono fatta di conchiglie fredde nella sabbia, legni bianchi levigati delle onde, alghe brune sulla spiaggia.
Sono fatta per l'autunno, stagione di mezzo.
martedì, ottobre 09, 2018
E visse...
Lasci all'improvviso qualcosa alle spalle, mentre qualcuno corre da dietro ad abbracciarti.
Smetti di aspettare, quando inizi ad accorgerti che c'è qualcos'altro, in te, che riesce a sorprenderti.
Cambi i fiori da mettere al centro della casa.
Scegli parole diverse, ne cancelli alcune, perché il tuo mondo è da sempre pieno di parole.
Smetti di guardare il meteo di due città quando ti entra dentro il freddo dell'autunno.
Cambi la musica da sentire in metropolitana.
E uno dopo l'altro si rompono gli orologi di un tempo che non ha più te.
giovedì, luglio 12, 2018
I tappeti elastici
Saltavo sui tappeti elastici, a cinque anni.
I tappeti elastici di via del Rotolo erano il mio gioco preferito, dopo il brucomela. E il brucomela era in assoluto il mio preferito perché potevo salirci con mia mamma, o mio papà mentre lei restava giù a salutarmi con la mano appena uscivo dalla mela.
Sui tappeti elastici invece potevi entrare solo se eri piccolo e si era piccoli fino a quindici anni, negli anni Ottanta.
Potevi saltare scalzo, ma meglio coi calzini, perché altrimenti le dita piccole dei piedi si incastravano nella rete, e ti facevi male.
Appena eri dentro, passando dalla gomma piuma al centro dell'elastico, le gambe diventavamo molli e precipitavi tutto storto sulle ginocchia.
Ma poi subito saltavi.
Saltavo.
Saltavo prima piano per prendere il ritmo, poi in lungo per cercare di superare tutto il tappeto con un salto, alla fine in alto. Prendevo un punto di riferimento e iniziavo a saltare sempre più su, su, ancora di più, "Papà guarda! Papà! Guarda! Mamma! Mamma!", fino a superarlo.
E appena lo superavo sceglievo un punto più in alto fino a trovarne uno irragiungibile.
A cinque anni.
A trentacinque, per quante gambe molli io abbia avuto, ho imparato a saltare distanze lontanissime.
Eppure ci sono dei giorni che sono come il brucomela.
Giorni in cui sono da sola, ed uscendo da qualcosa con tantissimi dubbi, paure, o dolori, vorrei ci fosse qualcuno lì pronto a rassicurarmi che per mano, adesso, si va a casa.
venerdì, maggio 04, 2018
mercoledì, aprile 18, 2018
Spero tu sia sempre bella per come ti ricordo.
E mi è venuto il dubbio che no, non sono bella come mi ricorda. E sono corsa a guardare le foto di quegli anni, perché in quegli anni avevo una luce negli occhi tutta mia.
Non ricordo nemmeno più quand'è stata l'ultima volta che si è accesa. C'era qualcuno che si prendeva cura di me e io avevo molta meno paura.
lunedì, aprile 09, 2018
Un coniglio
Ho nelle mie stanze finestre che affacciano su strade dove piove in ogni istante, altrove venti freddissimi e nebbia nelle mattine più stanche d'inverno. Ho vetri oltre i quali i ciclamini sono pieni di neve e arrabbiatissimi temporali d'autunno. Ma se solo mi attraversi, ad est entrano raggi caldissimi e avvolgenti, più a sud un'aria secca e profumata di limoni asciuga ogni malinconia e se ti fermi ad ascoltare, puoi sentire i grilli d'estate anche se non v'è alcuna stagione.
Ho corridoi su cui non apre e chiude alcuna porta, tende che volano sulle soglie mentre ballo scalza di nascosto. Una stanza con un quadro di Chagall alle pareti. Altrove una nottola che scocca solo al suonare di una musica che ho dentro.
Ho una stanza dove sedute calme intorno a un tavolo, le distanze impegnate a tenere lontani i miei ricordi di bambina, sorseggiano un tè tra porcellane inglesi e zuccheriere in sheffield.
Seppur non esiste alcun secondo piano, ho scale che salgono e non scendono per non tornare indietro nel passato. In un'altra, colonne in marmo reggono un soffitto su cui volano i palloncini che ho trovato.
Dove non ti accorgi dei muri, ci sono mangrovie tra le cui radici puoi sedere quando tutto s'ingarbuglia, e sequoie su cui arrampicarsi per guardare le cose con distacco.
Un leone bianco difende le stanze dove custodisco le mie più coraggiose scelte. Mentre nascosto lì dove ho rinchiuso le mie paure, c'è un coniglio che non so come accudire.
Ho un salone di cristalli dove non faccio entrare mai nessuno, e una grotta con minerali di incredibili colori dove si entra solo quando non si ha fretta.
Suona il mare ovunque quando faccio l'amore e il fruscio delle foglie nel vento quando sono felice.
E dentro ci sono io, che sposto tutto quando qualcosa mi spaventa, creo passaggi segreti per scappare, e continuo a tenere chiuse le porte del mio labirinto, già che ad entrarci, se solo qualcuno ci riuscisse, troverebbe subito la direzione, e così me. Senza difese.
giovedì, marzo 01, 2018
Sono tornata ora dall'ufficio, e fuori nevica.
Nevica su una Milano deserta e silenziosa.
Nevica di una neve fitta e leggera, che potresti dormirci sopra se solo non si sciogliesse.
E per strada pensavo a tutti questi anni di neve quieta, incantevole, freddissima.
E che forse sto diventando difficile come questa città, che non sa vedersi bella quando è debole o se qualcosa di incerto l'attende.
venerdì, febbraio 02, 2018
Ascolto,
sto zitta,
riascolto se serve,
parlo se è il caso,
faccio finta di non capire,
capisco.
Ci metto pazienza,
attenzione,
tutta la mia dolcezza,
ed il mio tempo.
Ogni giorno,
per giorni,
mesi,
da mesi,
e quasi anni.
Questo mio esserci,
che innamora,
rassicura,
dà fiducia,
questa mia sensibilità così strana,
che accoglie,
conforta,
spaventa.
Alla lunga mi schiaccia.
Già che forse non sono abbastanza brava ad assorbirle, così tante tristezze, storie, malinconie. Soprattutto quando mi accorgo che non so più affidare a nessuno le mie.
lunedì, gennaio 22, 2018
Quello che è triste, via.
- Se le scrivi tutte, le accartocci e le getti, poi puoi andare via.
- Gli addii, in quelli sono brava.
- Lo so
- Devo elencarle tutte anche stavolta?
- Fossi in te io lo farei
- Fossi in me vorresti solo andare via
- Mi sa che se non le dimentichi, non puoi
- Non posso.
- Scrivile tutte
- Non voglio scriverle tutte
- Non vuoi?
- Voglio solo andare via.
- Se non le getti non riuscirai ad andare via.
- Riuscirò ad andare via
- Finirà che tornerai
- Non tornerò
- Ti riporteranno indietro.
- Non scriverò. Stavolta no.
- No?
- Stavolta no.
- Se ne sei davvero sicura.
- Quando le ho scritte, è perché credevo ci fosse ancora modo di tornare.
giovedì, gennaio 18, 2018
Vuoto per pieno.
Questa strana solitudine che mi scava dentro.
Che drena tra le parole che non dico, ciò che non racconto, i come stai a cui non rispondo.
Questo silenzio sempre più profondo.
Anche con mille persone intorno, da anni, senza controllo.
Mi danno una forma che non riconosco.
giovedì, gennaio 04, 2018
Ho cercato di farla allenare alla corda, e sfiancarla. L'ho lasciata chiudersi in una stanza, per non incontrare nessuno. L'ho tenuta sveglia a notte fonda, con le luci forti, spente, o la musica accesa. L'ho spinta in avanti mentre puntava i piedi, nervosissima. Le ho chiesto di pazientare, di non scappare. Ho chiuso a chiave i suoi conforti peggiori, per obbligarla ad essere migliore. L'ho lasciata sprofondare, in luoghi profondissimi, insopportabili. Ho atteso le venisse voglia di tornare, di dimenticare. L'ho costretta a dormire accanto alle sue paure peggiori. Le ho permesso d'essere scontrosa, irritante, sfacciata. Non l'ho fermata se pretendeva, se scioccamente s'impuntava, se non taceva. L'ho umiliata, s'è fatta umiliare. Le ho disegnato confini e non li abbiamo rispettati. Non l'ho perdonata, l'ho confortata per non essere riuscita a perdonarla. Mi ha scavalcata, mal sopportata. L'ho scavalcata, mal sopportata. L'ho tradita, dio quanto vorrei non averla tradita. L'ho trascinata, agitata, insicura, snervata, dove dell'altro l'avrebbe sfinita.
domenica, dicembre 31, 2017
L'odore dello zucchero caldo, il pentolino sul fuoco, le uova gialle.
Da bambina il crème caramel mi sembrava un dolce misterioso.
Ci voleva pazienza, la temperatura giusta, una teglia strana col buco al centro. Era molto diverso dagli altri dolci, era un dolce delicato.
Mi teneva col fiato sospeso perché galleggiava morbido mentre stavo col naso incollato al forno e sino ad un attimo prima di servirlo, non sapevi mai se era riuscito.
Allora non sapevo che mille altre volte nella vita avrei dovuto accettare che ogni cosa delicata ha le sue regole.
lunedì, novembre 20, 2017
Una gassa d'amante
"Lo svantaggio è che, mentre è un nodo molto forte sotto carico, ha una tendenza ad allentarsi e a slegarsi quando è scarico e agitato per un po'."
Mi sono mossa tra fili intricatissimi, nodi ovunque e il ricordo di un dolore fortissimo. Ma se solo sapessi, in silenzio, quante volte ti ho atteso. Quante volte ho atteso che venissi a riprenderti quello che avevi lasciato, che ritrovassi le parole che ho scritto in questi anni, che ti accorgessi di quelle stanze, ancora chiuse, che ho tenuto per te.
Continui ancora a cercare di legarmi il cuore con uno dei nodi più facili da slegare. E io questo non ho mai saputo perdonartelo.
martedì, ottobre 17, 2017
Dev'essere agitato, il silenzio di una mano che ti sale tra le cosce.
Lucido, quello che anticipa parole decise.
Faticoso, bruciante, quello di un addio.
Umido, freddo, improvvisamente caldo, il silenzio prima di un bacio.
Durante una lite, corto e nodoso.
Salato, quello alle labbra dopo aver fatto l'amore.
Amaro, impastato, il silenzio dei falsi rimpianti.
Sono instancabili i silenzi irrequieti, ferrosi, che ti porti schiacciati profondissimi in fondo allo stomaco. E ce ne sono degli altri, di cui nemmeno ti accorgi, che covano tiepidi le tue parole migliori.
venerdì, ottobre 06, 2017
Come le farfalle
Ho giocato tantissime volte a fare i grandi. Quando non ci pensi è un gioco facilissimo, tu stai fermo, il resto ti scorre intorno, dai un giudizio lì, fai un gesto là, finché qualcosa accade, spariglia tutto e si ricomincia. È quando ci pensi, se ti soffermi, se ti chini sulle gambe, come a guardare una coccinella su un fiore, che fa la differenza. Un pallino nero, due pallini, tre, quattro, cinque. Rosso, su una margherita bianca. Porta fortuna.
E allora aspetti, per anni, settimane, mesi, che qualcosa di fortunato accada. Stai lì fermo ad aspettare che una magia ti travolga, ti spinga toccandoti la spalla facendoti cadere indietro ridendo sul prato. Stai lì, e aspetti le magie. A volte accadono, moltissime altre invece il resto ti scorre intorno, dovresti avere un parere e non ce l'hai, i gesti sono scomposti, ti sembra che nulla accada e il tempo corre lunghissimo, lungo, disteso.
Da piccola volevo essere grande. Volevo essere grande perché da grande, ero sicura, avrei avuto le mie soluzioni, le mie risposte certe. Da piccola avevo fiducia nella me che sarei stata da grande.
Adesso, da grande, ne ho persino di più. Perché non so stare ferma, perché corro, perché ho capito che la maggior parte delle volte non servono giudizi, pareri, perché i miei gesti li faccio affinché qualcosa accada. E se qualcuno, il caso, spariglia tutto, so decidere se ricominciare o lasciarmi cadere indietro, le spalle distese, sul prato, cercando di fare il mio tempo.
Le coccinelle non mi sono davvero mai piaciute. Troppo frenetiche. Come le farfalle.











