Ho giocato tantissime volte a fare i grandi. Quando non ci pensi è un gioco facilissimo, tu stai fermo, il resto ti scorre intorno, dai un giudizio lì, fai un gesto là, finché qualcosa accade, spariglia tutto e si ricomincia. È quando ci pensi, se ti soffermi, se ti chini sulle gambe, come a guardare una coccinella su un fiore, che fa la differenza. Un pallino nero, due pallini, tre, quattro, cinque. Rosso, su una margherita bianca. Porta fortuna.
E allora aspetti, per anni, settimane, mesi, che qualcosa di fortunato accada. Stai lì fermo ad aspettare che una magia ti travolga, ti spinga toccandoti la spalla facendoti cadere indietro ridendo sul prato. Stai lì, e aspetti le magie. A volte accadono, moltissime altre invece il resto ti scorre intorno, dovresti avere un parere e non ce l'hai, i gesti sono scomposti, ti sembra che nulla accada e il tempo corre lunghissimo, lungo, disteso.
Da piccola volevo essere grande. Volevo essere grande perché da grande, ero sicura, avrei avuto le mie soluzioni, le mie risposte certe. Da piccola avevo fiducia nella me che sarei stata da grande.
Adesso, da grande, ne ho persino di più. Perché non so stare ferma, perché corro, perché ho capito che la maggior parte delle volte non servono giudizi, pareri, perché i miei gesti li faccio affinché qualcosa accada. E se qualcuno, il caso, spariglia tutto, so decidere se ricominciare o lasciarmi cadere indietro, le spalle distese, sul prato, cercando di fare il mio tempo.
Le coccinelle non mi sono davvero mai piaciute. Troppo frenetiche. Come le farfalle.
venerdì, ottobre 06, 2017
Come le farfalle
mercoledì, ottobre 04, 2017
Della mia voglia di parlare.
- Aspetta, le stringo un po' e le dita le metto così.
- Ok...
- No anzi, credo serva il braccio intero.
- Non so, fai tu
- Hai visto le linee del palmo come si arricciano?
- Sì
- Ti fa paura?
- Un po'
- Potrebbe starci una manciata di sabbia
- Potrebbe...
- O un pulcino
- Non devi per forza
- Vieni qui
- ...
- Vieni qui, l'ho preparato per te
- Lo so ma avrai altro da fare
- Certo, ma adesso vieni qui
- ...
- Mettile qui
- Dove?
- Qui, tra le mie mani intanto
- E poi?
- Ed è il tuo nido
- Un nido?
- Sì
- Un nido per cosa?
- Un nido per le tue parole.
mercoledì, settembre 13, 2017
"Nella vita hai già avuto la tua dose di dolore"
Io, spessissimo, conto. Non se ne accorge nessuno, non me ne accorgo nemmeno io. Pulisco i fornelli, e conto. Do da mangiare al gatto, e conto. Prendo una penna, l'agenda, entro in riunione, e conto. Metto le cose in borsa, e conto. Esco bagnata dalla vasca, uno, in punta di piedi sul tappeto, due, il braccio dentro l'accappatoio, tre, l'altro piede per terra, quattro, il nodo sul fianco, cinque, asciugo una caviglia, sei, la coscia, sette, tiro su il cappuccio, otto, prendo il pettine, nove, dieci, undici...
È il mio modo silenzioso di scandire la vita, il tempo, di avere pazienza, con me, di me, di attendere, me, i miei prossimi passi, i passi falsi, quelli non li puoi saltare. Così conto, conto cose inutili, sottovoce, per spingermi in avanti quando invece vorrei sedermi, in silenzio, immobile. Senza muovermi, per un secondo o un infinito, senza andare avanti, o indietro.
Prendi fiato, uno, mangia qualcosa, due, non ferire nessuno, tre... Che se solo non conoscessi il rischio enorme di fermarsi, o di aspettare, come i bambini, che arrivi un profondissimo dolore a stravolgere le cose, lascerei scappare il tempo senza il terrore di dovermi poi accontentare.
mercoledì, settembre 06, 2017
Cosa ho dentro l'orecchio
Salti tu o salto io?, la frizzina nell'acqua, la china nuova della matita staedtler sul foglio a quadretti, il carillon che mia madre regalò a mio padre, la gazza sulla punta del tetto di fronte, another brick in the wall, la lacca di mia nonna all'alba, lancia il cuore oltre l'ostacolo, l'acqua che scivola nei termosifoni appena accesi, due mondi, la tortora sui pini marittimi, il cucchiaino sul guscio dell'uovo alla coque, la sua lingua, ricorda solo che da alcune cose non si può più tornare indietro, il treno sulle rotaie, true love waits, le cicale tra le foglie di pitosforo, Alessandra è una bambina fatta a forma di bigné, semu tutti devoti tutti, la frenata dell'autobus su Alan, vuoi stare con la mamma o con il papà?, la pistola per il piercing, il ticchettio dell'orologio, cotton fioc, l'altalena al villaggio angelo musco, il viola è il colore che odio è quello che odio di più, buona giornata, il freno della ruota dietro della bicicletta rossa, io ci sarò, i ricci che cadono dai castagni nel bosco, all that she wants, a che ora sei tornata?, Aiello Assaro Bacci, il soffio dentro le stelle filanti, Ettore Ciarrapico Giarratana Frosinone Culone Turi Mutandina Gonzalo Stupinigi Mimmo, buonanotte fiorellino, la porta del bagno di notte, bleah Visitors, bambine cosa volete fare?, il piano che si sente nella via, comptine d`un autre ete, i picchetti della tenda, acqua di mare, le molle del letto, le cassette nel mangianastri, Pippo Pippo Pippo, povero Piero, te l'ho mai detto che ti voglio bene?, i tamburelli alla playa, treno per A, Ale posso chiederti una cosa?, lo schiocco dei baci dispettosi di mia madre, non ci pensare, no vale la pena enamorarse, cosa vuoi mangiare?, il gioco dei perché, il polistirolo, la carota di Virgola che cade sul legno, la carta che scoppia delle briochine kinder, le foglie secche in autunno, il mio cuore di notte...
A volte mi sembra di aver vissuto mille vite.
Ci sono voci e suoni che ho dimenticato, ne ho ascoltati tantissimi.
domenica, agosto 27, 2017
Andrà tutto bene
Ho quattro anni, un tavolo in radica lunghissimo, l'inverno oltre i vetri e sto aspettando un regalo. Si spegne la luce, la finestra si apre, entra il freddo, tutti tengono il fiato sospeso per me, io corro a nascondermi sotto le sedie. Babbo Natale.
Ho ventotto anni, un sedile in formica scomodissimo, il cappotto su quello accanto e sto per ricevere un referto. I neon sono sempre accesi, una porta si apre, il medico ha una parker nel taschino e io stringo forte le mani sulla sedia prima di alzarmi. Una malattia.
Ho sei anni, la maniglia è altissima e spezzata, il sole attraversa la tenda di garza e li sento gridare. Improvvisamente il silenzio, la porta si apre, devo tornare in camera mia, appena si richiude corro lì ad aspettare. Un divorzio.
Ho ventisette anni, una scrivania in legno, calzini pesanti e sto scrivendo a qualcuno. La luce sintetica dello schermo mi si riflette in viso, il vento batte le travi del soffitto, sorrido, da sola, poi guardo la scrivania vuota accanto alla mia. Un tradimento.
Ho trentadue anni, il letto sfatto, la finestra della cucina aperta e ho un dubbio che mi assilla. Sento il rumore della doccia, il computer è acceso, i cuscini del divano sono sparsi ovunque, mi chiedo se è giusto, click. La verità.
Ho tredici anni, sulla tovaglia pane e nutella, pantaloncini corti e guardo la televisione accesa. Lei si alza, iniziano a litigare, lui lascia la forchetta e lancia qualcosa, il cane abbaia, la tavola si rovescia al contrario, lei mi urla di andare via. Ezio.
Ho venticinque anni, il marciapiede è sporco di neve, la bora tira fortissima e ho incontrato qualcuno. Le chiavi nella toppa, le scale, il profumo dell'amido caldo della pasta, mi bacia, ho un odore diverso, non è il suo, i suoi occhi terrorizzati. Una bugia.
Ho sedici anni, la porta d'ingresso socchiusa, non un soffio d'aria e io sono impietrita. Vedo le luci delle sirene in strada, la vicina urla piangendo di andare via, un occhio nero, non vuole denunciarlo. La polizia.
Ho ventinove anni, le lenzuola verdi, una lampada accanto alla barella e mi sto svegliando. Sono nuda, distesa, apro gli occhi, l'acqua mi sale in gola, la lingua non si muove, la bocca non si apre, le braccia, le gambe, il torso paralizzati, soffoco. L'anestesia.
A trentaquattro anni, a nove, trenta, diciotto, ho conosciuto un sacco di paure.
Andrà tutto bene.
venerdì, luglio 28, 2017
A sette anni i treni non li vuoi guardare, li vuoi guidare. a trentaquattro pure.
Credo di star sbagliando direzione. Non so nemmeno quando, ho iniziato. E non so da dove riprendere le fila, l'ordine, il senso, un inizio, una fine. E mi sento come una ragnatela, che se solo qualcuno si avvicina, si spezza. la voce anche.
"Non ti proteggi mai" è insopportabilmente vero. non so prendermi cura. di me.
martedì, luglio 11, 2017
C'era un sacco di disordine, un non ci pensare accanto al mio cuscino e io. Che ti aspettavo mentre restavi fermo, in ritardo ai mille appuntamenti a cui ti ho invitato in questi anni senza avvisarti. Seduta su un'altalena, coraggiosa a metà, mentre nessuno mi spinge. Il tuo biglietto aereo nella tua mano e le mie paure nell'altra.
giovedì, giugno 29, 2017
"Se vuoi amarmi, per null'altro sia se non che per amore."
Hai visto di quanta fretta sono capace? E non conosci ancora tutti i miei dubbi. Hai notato il mio orgoglio? Ti sei per caso accorto delle mie malinconie? Le mie insicurezze non puoi proprio perdertele. Le intolleranze, quelle devi averle avvertite. Credo per altro tu abbia già avuto modo di notare una certa contrarietà verso chi mi contraddice. Sulla permalosità bisognerebbe quindi che ti concentri. Con la testardaggine c'avrai già fatto i conti, lo spero bene. Dei silenzi ci sarebbe tanto da parlare. Ma di certo dopo aver chiarito il perché di tanta diffidenza.
Sulle paure ci sto lavorando, magari se ti va te le mostro un'altra volta.
lunedì, giugno 05, 2017
Così è l'amore.
- Giochiamo al gioco del silenzio!
- Ma io voglio parlare
- No, adesso giochiamo al gioco del silenzio.
- No io voglio giocare ai soldatini
- Dai giochiamo
- Ai soldatini?
- Nooooo... io voglio giocare al gioco del silenzio!
- Ma io mi annoio
- Facciamo che io conto fino a tre e a tre stiamo zitti.
- Io voglio giocare ai soldatini o alle costruzioni
- Se giochiamo alle costruzioni, io gioco coi dinosauri
- Allora io faccio i buoni e tu fai i cattivi
- Io voglio fare i buoni
- No i dinosauri sono cattivi
- Allora io faccio i soldatini
- I soldatini difendono New York
- Tu fai i dinosauri
- No! Io costruisco New York e tu coi soldatini la difendi.
- Sì
- Tu però la difendi dai cattivi.
- E i cattivi chi li fa?
- Tu
- Ma io sono i buoni
- Allora i cattivi li faccio io.
- Tu fai i cattivi, io faccio i soldatini e costruiamo New York
- E poi i dinosauri la distruggono
- Però aspetta
- Cosa?
- Prima la dobbiamo costruire
- Sì
- Qui ci mettiamo la centrale di polizia
- Io qui ci voglio mettere i pompieri
- Sì e poi qui atterra l'aereo
- E poi il dinosauro la distrugge SBRUASHHHH!
- ANCORA NOOOOOO prima dobbiamo finire! Tu eri i buoni!
- Ora voglio fare i cattivi
- No, i cattivi li faccio io!
- La pista delle macchine la mettiamo che va da qui a lì
- E l'aereo di Batman poi atterra sui pompieri
- Sì, e poi i soldatini lo aiutano
- E poi arriva Magneto
- E distrugge tutto SBIIISHHHH!!!!
- STAI ROMPENDO TUTTO!!!!
- Ma io voglio giocare coi soldatini!
- Io piglio i dinosauri
- Io prendo l'aereo
- Io prendo la moto
- Facciamo a chi arriva prima?
- Sì però adesso tu mettiti lì che tiro in porta.
- Ok, poi tiro io e tu fai il portiere.
- Sì, ma tre tiri e poi cambio.
venerdì, maggio 12, 2017
Avevate tutti un sacco di cose da dire e nessuna voglia di ascoltare.
giovedì, aprile 06, 2017
I miei conforti sono fatti di silenzi umidi e parole antiche.
È così che ti ascolto, mentre mi parli, anni fa.
E niente è in fondo un vero problema.
E nulla mi deve fare arrabbiare, se non ne vale la pena.
Un desiderio acerbo non dovrebbe mai avverarsi.
Nemmeno quelli conservati a lungo, già che diventano dell'altro, sedimentano.
E corro, in tutto, per scapparti.
E la nostalgia ha saliva amara, la mano nascosta, il tempo raccolto.
E c'è questo silenzio asciutto, questa fretta che mi aspetta, al mattino.
Ci vuole energia a non riempirsi il cuore di rimpianti.
giovedì, giugno 16, 2016
Ricordati quando sarai fuori nel mondo, cercando di guarire gli inferni, che devi sempre perdonarli prima.
Le gocce sul vetro del taxi, io e te sul sedile. Tu più distante di quanto, dopo, non avresti voluto.
Il tuo computer che cade dalla scrivania mentre mi guardi. Mille fogli sparsi per terra.
La pioggia di aprile, fuori dall'ospedale, le foglie secche. Dentro un intero autunno da scaldare.
I passi su e giù sui gradini di una chiesa. Un pensiero stupido. E se fra tanti anni ci sposassimo qui?
Le peonie sul tavolo. I quadri di Chagall. Le parole crociate. La tua giacca sulle spalle.
Proprio stanotte, quella notte, c'era l'eclissi.
Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo.
giovedì, maggio 05, 2016
Empatia viene dal greco dal greco ἐν, "in", e -πάθεια, dalla radice παθ- del verbo πάσχω, "soffro"
Mi piacciono le persone attente, quelle che stanno in ascolto, che intercettano le variazioni del tuo umore, che notano un tono impercettibile nella voce. Mi piacciono le persone che ti sentono, che chiedono di te prima di dire "io...", che stanno attente ai tuoi momenti di euforia, di festa, di allegria, che festeggiano con te una vittoria, anche se piccola, che prendono la ricorsa per correre accanto al tuo entusiasmo. Mi piacciono le persone che per capirti cercano di farti venir voglia raccontarti.
Mi piacciono le persone che sanno prendersi cura degli altri.
Io questo me lo devo ricordare.
martedì, maggio 03, 2016
Esprimi un desiderio...
Io da piccola ho inventato mille modi per chiedere la felicità.
mercoledì, marzo 30, 2016
Sono un luogo silenzioso.
Fatto di campi dopo la battaglia,
germogli sotto i rami spezzati,
risacca, ali di gabbiani spiumate e morbide,
schiuma dentro le conchiglie,
pellicce e baffi, odore di corteccia.
E se qualcosa entra a far baccano,
tutto tace ancora, e di più.
Sono fatta di cose altre da dire.
lunedì, marzo 07, 2016
Lettera di un Narciso, a te
Da adesso facciamo che non mi hai conosciuto mai,
non suonare, parlare, scrivere, non cantare di me.
Poggiati sul mio petto e ascolta qui questo silenzio,
ascolta immobile, ancora, il tuo respiro senza il mio.
È incantevole questa mia solitudine,
ammaliante come un canto di sirene, scaltra e trasparente.
La sprimaccio, non si scompone, e poi mi ascolta.
Scegli pure tu cosa dimenticare, cosa non aspettare,
cosa non serve sapere e cosa possiamo perdere, di te.
Per me è tutto imprescindibile, da me.
mercoledì, ottobre 28, 2015
Il dolore è presuntuoso
Se solo tu sapessi quanto è stancante esser comprensivi con la presunzione del dolore, capiresti quanto è faticoso restare umili e leggeri.
Già che se esistesse una bilancia per pesare il peso del dolore saprei per certo dirti chi, prestandosi alla pesa, affermerebbe con laconica certezza che la tara s'è alterata.
Se poi per giunta, per le coincidenze della vita, ti capitasse d'incontrare chi non sa sottrarsi all'arroganza del dolore, sapresti per esperienza quanto impegno ci vuole per non diventare cinici e boriosi.
Mi sono esercitata, a dire il vero.
Giacché all'inizio, quando sul mio peso accasciavano prepotenti anche il loro dolore, immobile e stremata, aspettavo che qualcuno venisse a sollevarlo. Col tempo ho smesso inutilmente di aspettare e all'occasione ho iniziato a sgusciare di lato, sedendomelo accanto.
Ancora oggi mi siedono a fianco certi dolori supponenti che nessuno è mai venuto a ripigliarsi. E quando li ritrovo, intramontabilmente presuntuosi, cerco di ricordare per chi o cosa con pazienza ho deciso di sopportarli.
mercoledì, ottobre 07, 2015
I fiori delle mangrovie
Le cose più belle che ho fatto avevano i fiori nei capelli e le mangrovie in fondo alla pancia.
L'ho capito più tardi che per far fiorire qualcosa servivano piume ai pensieri e radici profonde.
mercoledì, settembre 16, 2015
Lasciar andare
Non l'ho mica capito com'è che mi prende questo umore qui. Una specie di confusione tra le cose che quasi so, quelle che invece non so, con quelle che non posso sapere. Un mal di mare, tipo. Che non sta fermo. Però il mare dentro io non ce l'ho.
Che poi, ecco, mica lo so se l'ho imparato davvero a non ancorarmi a lungo alle paure.
martedì, settembre 01, 2015
Fai il tuo ordine
Ti ho visto, mentre ti nascondevi. Avevi i capelli arruffati e ti tenevi stretto il polso per non scappare. Ti ho visto, lontana, con il sole negli occhi e un laccio legato stretto alla caviglia. Non cercavi più di slegarlo, finalmente.
L'ultima volta c'era tantissima sabbia ovunque e tu, gambe incrociate, costruivi castelli dove arrivano le onde a spezzarli. Forse non smetterai mai.
[poi l'altro ieri mi sono fermata e non ho scritto altro. chissà perché]













