Sartori nel 2000 scrisse un saggio acclamando il passaggio epocale da Homo Sapiens a Homo Videns. Una prospettiva interessante, ricca di spunti e ampiamente condivisibile che suggerisce una progressiva e sempre maggiore predominanza dell'immagine nella quotidianità dell'uomo contemporaneo, tutta a discapito della parola.
Una gerarchia dei sensi che dalla parola alla scrittura, dalla lingua alla mano, si estende cibernetica (agg. f. s.) nell'immagine, nel tuo occhio.
Ammalianti teorie sull'interazione dei sensi hanno riempito pagine e pagine in secoli di letteratura, intellettuali in simposio ancor oggi indagano sulle mutazioni nella percezione del sensibile che i nuovi media consciamente e inconsciamente inducono e io, sotto la doccia, ho avuto un'illuminazione.
Una progressiva estensione dei sensi ed una gerarchia degli stessi, vede nella storia dell'umanità un'iniziale predominanza dell'udito sulla parola. In pochi parlavano, e bene, in molti si stava in silenzio ad ascoltare. Sulla parola, dopo secoli e secoli di racconti epici e gobbi amanuensi, la scrittura prese il sopravvento. In pochi scrivono, in molti leggono, finché tutti scrivono e nessuno ha tempo per leggere. Alla scrittura, segue l'immagine, il video, l'e-paper. Ingobbiti, artritici, accecati, homini videns che trascorrono ore ed ore davanti ad un schermo, ascoltando, parlando, leggendo, scrivendo, dormendo.
La lingua e l'orecchio sono appagati, la mano e l'occhio si danno da fare...
manca solo l'annusantissimo (part. pres., superl. ass.) naso.
Quando ero bambina esistevano in bagno 3,4,5 profumi essenziali:
Saponetta Palmolive
Dentifricio Colgate e/o Acquafresh
Dopobarba Floid
Borotalco
...e pochi altri.
Se eri pulito, se ti lavavi per bene, se per caso entravi in bagno dopo che qualcuno si era fatto la barba o se eri fortunato e come me avevi la doccetta a forma di pesce rosso, profumavi di questi 3,4,5 prodotti. Certo, c'erano altri profumi, altri saponi e dentifrici in commercio, ma tutto, o quasi, aveva un odore sintetico, creato ad hoc, identificativo.
L'acqua di rose, era una delle poche eccezioni. Il tappo bianco, la bottiglia blu, identica ancora oggi.
Quasi tutti i bambini facevano lo stesso odore, quasi tutte le mamme usavano Ava o Dixan.
C'era una democrazia dei profumi. Se eri sporco, puzzavi, se eri pulito, profumavi "di pulito".
Tra sollecitazioni sempre maggiori , stimoli sempre più forti, scaffali stracarichi di detergenti ed un box doccia strapieno di prodotti al profumo "di MagnoliaBionsenFreisaMandorlaPantenricciSandaloLimoneGarnier e thè verde", tra il vapore dell'acqua bollente e la stanchezza di una videns giornata, ho colto il senso ultimo dell'evoluzione.
[Da questo punto in poi è possibile appellarsi agli articoli n°1 e n°2 dei diritti imprescrittibili del lettore sanciti dall'illustre Professor Daniel Pennac]
Oroscopi, leggende animiste e tribali vogliono che l'evoluzione dell'uomo rispecchi la vita del singolo uomo. Vi è un'epoca in cui l'uomo nasce e non a caso emette solo qualche incomprensibile verso. Vi è un'epoca in cui l'uomo cammina ed i suoi passi lo conducono ad un banco e ad una penna. O meglio, vi è un'epoca in cui l'uomo cammina ed i suoi primi passi lo conducono in una scuola occidentale, in una fabbrica mediorientale o a morire di fame sotto il sole africano. ...e non a caso imparerà a esprimere con parole di senso compiuto, i primi significati che saprà apprendere tra una difficoltà e l'altra, più o meno grande. Vi è poi un'epoca in cui l'uomo legge, scrive, si accultura, lavora, compila, elenca, ammucchia e non a caso mette una firma. O una croce. Vi è infine un'epoca in cui l'uomo siede e rimane a guardare, osserva il mondo, attende un feedback dalla realtà. Immagini piene, colorate e dense di significati da osservare per intuire il senso di tutto, un attimo prima che qualcun'altro l'afferri. La senilità...un'attimo prima che la morte l'afferri.
Prima di arrivare al dunque...perché un dunque, davvero, c'è... aggiungerei inoltre che...
Per millenni la chiesa cattolica ha ottenebrato le menti e mortificato le carni amputando la vista, la lingua ed il tatto, osannando l'udito e obnubilando la mente con badilate di incenso. Inebetiti adepti salvati dal chaos dell'esistenza a suon di omelie ed al ritmo incessante delle preghiere.
L'incenso è una trovata geniale.
ed eccoci al punto.
Mi sembra sempre più evidente che l'epoca della democrazia del profumo sia da tempo svanita.
Felce Azzura diventa un'ammorbidente ed il bagnoschiuma non è più bagnoschiuma ma un'esperienza unica e irripetibile di casalinga Aromatherapy. Il sapone per il bucato al marsiglia dal cilindro della Henkel esce come Bio Presto ai Fiori di Bosco.
Il santissimo balsamo Gaia in flacone formato famiglia color can che fugge, lascia il posto ad ammalianti stordenti profumi di Cocco, Vaniglia, Kiwi e finanche di Aceto di Mora.
Ma soprattutto...
La saponetta Palmolive (o il saponetto, come qualcuno suole ancora chiamarlo) si è liquefatta in snelli dispenser con
"Confezione accattivante
che mostra colorati paesaggi marini
e una formula dermatologi-camente testata,
così delicata da essere adatta per tutta la famiglia."
...con buona pace del mio pesce rosso doccetta.
Ecco dunque che sotto l'acqua bollente della mia doccia, inebriata e confusa dallo shampoo al the verde e magnolia... ho concepito l'ultimo passo dell'evoluzione della nostra specie.
A breve sorgerà una nuova era.
La nuova demagogia creerà un nuovo mostro.
L'incenso non potrà nulla contro l'avvento del quinto senso.
I governi riuniti, gli intellettuali in simposio ed i nuovi e-book, ne parleranno a iosa.
Sarà sempre più pressante il problema, una nuova solitudine accerchierà l'individuo e la rinoplastica non potrà nulla contro questo flagello.
Già le prime avvisaglie dovrebbero mettere in guardia chiunque...
martedì, ottobre 21, 2008
Dall' Homo Sapiens all' Homo Videns... in mezzo il mio pesce rosso... finchè fu l'epoca dell' Homo Frāgrans
venerdì, ottobre 17, 2008
Trilogia della città di K di Agota Kristof
Perchè alcuni libri ci vuole qualche giorno prima di mandarli giù. Giù abbastanza da non farli entrare nella tua percezione della realtà quotidiana, del quotidiano. Questo è uno di quelli.
Sarà che non amo le storie, le immagini o i suoni che direttamente mi riportano alla possibilità che sia pervertita facilmente l'umanità di un individuo. Sarà che preferisco ritrovare la storia di una cicatrice, di un taglio nell'anima, dentro narrazioni surreali, filtrate e non eccessivamente cruente. Sarà che questo libro, così come altri, è capitato in un momento in cui la mia sensibilità sta all'appeso, come le pesche al vino. Sarà che l'autunno è fatto così. Sì, sarà l'autunno.
Senza antipatiche disvelanti anticipazioni sulla trama, mi limito a rimarcare che una storia così ben congeniata, tormentata, delicata e brutale allo stesso tempo, non può non toccare le corde anche dell'animo più sordo e distratto.
A metà lettura avevo deciso che alla stregua di Siddharta, avrebbe conquistato il secondo posto nel podio dei libri abbandonati della mia vita. Troppo forte, troppo duro provare tutta in una volta tanta crudeltà. Una crudeltà vera, umana, istintiva, naturale, secoli di crudeltà che in un'epoca di guerra si sintetizzano in gesti concessi e silenziosi. Una crudeltà senza vergogna.
Ho aspettato un giorno e l'indomani ho ripreso a leggere.
Andando avanti è stato sempre più chiaro. Non si scioglie mai. E' un libro geniale e ben scritto, circostanze e conclusioni non si sciolgono mai veramente. Fino alla fine, oltre la fine, non si scioglie, non svanisce quell'imbarazzo, quel fastidio, la nausea che puoi provare di fronte ad un gesto inumano logico seppur incomprensibile. Gesti che non si sciolgono.
Avrei voluto scriverne subito, immediatamente, appena finito, come per tirar fuori tutto quello che inopinatamente ti mette dentro, mi ha messo dentro. Ma fino ad oggi, adesso, parlarne sembrava quasi trovargli un finale sensato, accettabile e digeribile.
Una fine c'è. E' logica, perfetta ed umana.
Ma non ti consola.
"Sono ossessionato da quel vecchio che apre la finestra alle dieci di sera e la richiude alle sette di mattina. Passa tutta la notte alla finestra. Dopo non so cosa faccia. Dorme, o ha un'altra stanza o una cucina in cui passa la giornata? Non lo vedo mai per strada, non lo vedo mai durante il giorno, non lo conosco e non ho mai chiesto niente a nessuno di lui. "
C'è anche un uomo ad una finestra.
Forse, il senso di ogni cosa.
giovedì, settembre 25, 2008
Collage
Michael Moschen
Conceptual Contact Juggling
TUTTO PUO'
SUCCEDERE
- Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita … non sono quelli gli errori … quella è vita … e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca ……. io questo l’ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro …. le sue piccole tristi biglie infrangibili …. e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo … sono belle, … ci si vede dentro tanta di quella roba … è una cosa che ti mette l’allegria addosso … non smetterla mai … e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a modo suo … meravigliosa vita.
Alessandro Baricco
Castelli di Rabbia
martedì, settembre 23, 2008
John Cage "4'33 "
"Il silenzio non esiste. Quello che ascoltando "4'33" alcuni credevano fosse silenzio, poiché ignoravano come ascoltare, è pieno di suoni accidentali. Alla prima esecuzione si poteva sentire, durante il primo movimento, il vento che soffiava dall'esterno. Durante il secondo movimento gocce di pioggia cominciavano a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produsse ogni genere di suono interessante parlando o uscendo dalla sala."
John Cage in "4'33" per piano (1952)
lunedì, giugno 16, 2008
domenica, giugno 15, 2008
Intercettazioni: e allora arrestateci tutti
di MARCO TRAVAGLIO
L’altro giorno, fingendo di avanzare un’«ipotesi di dottrina», Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai «dittatori democratici» e ha spiegato: «Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno».
«Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura. si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere 'transitivo' che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo». Non poteva ancora sapere quel che sarebbe accaduto l'indomani: il governo non solo paralizza la magistratura, ma imbavaglia anche l'informazione abolendo quella giudiziaria. E, per chi non avesse ancora capito che si sta instaurando un regime, sguinzaglia pure l'esercito per le strade. Nei giorni scorsi abbiamo illustrato i danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi. Ora è il caso di occuparci di noi giornalisti e di voi cittadini, cioè dell'informazione. Che ne esce a pezzi, fino a scomparire, per quanto riguarda le inchieste della magistratura. Il tutto nel silenzio spensierato e irresponsabile delle vestali del liberalismo e del garantismo un tanto al chilo. Che, anzi, non di rado plaudono alle nuove norme liberticide. Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all'inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Nemmeno le notizie «non più coperte da segreto», perché anche su quelle cala un tombale «divieto di pubblicazione» che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro «contenuto». Non si potrà più riportarli né testualmente né «per riassunto». Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente. L'inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché, con quali accuse, con quali prove.
Anche l'Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei desaparecidos: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, se le accuse sono vere, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una class action contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all'apertura del processo, campa cavallo). Se le accuse invece sono false (come nel caso di Rignano Flaminio, smontato dalla libera stampa), l'opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano.
Chi scrive qualcosa è punito con l'arresto da 1 a 3 anni e con l'ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov'è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l'accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica l'ignorantissimo ministro ad personam Angelino Alfano.
E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l'Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l'indagine, prim'ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via.Così ti passa la voglia d'informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato. D'ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il «nuovo» reato vien fatto rientrare nella legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Significa che l'editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? Licenziando i cronisti che pubblicano troppo e i direttori che glielo consentono. Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori:quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l'editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società). La libertà d'informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. E tutte le notizie non segrete non pubblicate? Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti sputtano. Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l'una dall'altra. Tutto ciò, s'intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio.
Personalmente, annuncio fin d'ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d'indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all'articolo 21 della Costituzione e all'articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali («Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche», con possibili restrizioni solo in caso di notizie «riservate» o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l'Unione Cronisti, l'associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.
La parrucca del Re Sole che governa il Bel Paese
di EUGENIO SCALFARI
"BERLUSCONI vuole dimostrare che per governare la crisi italiana è costretto per necessità a separare lo Stato dal diritto. Come se il Paese attraversasse una terra di nessuno. Il soldato come questurino, il giudice come chierico, il giornalista come laudatore: sono le tre figure di una scena politica che minaccia di trasformare il senso della nostra forma costituzionale. Sono i fantasmi di un tempo sospeso dove il governo avrà più potere e il cittadino meno diritti, meno sicurezza, meno garanzie". Così ha scritto ieri Giuseppe D'Avanzo su questo giornale.
Purtroppo questo suo giudizio fotografa esattamente la realtà. Non sarà fascismo, ma certamente è un allarmante "incipit" verso una dittatura che si fa strada in tutti i settori sensibili della vita democratica, complici la debolezza dei contropoteri, la passività dell'opinione pubblica e la sonnolenta fragilità delle opposizioni.
Questa sempre più evidente deriva democratica, che si è profilata fin dai primi giorni della nuova legislatura ed è ormai completamente dispiegata davanti ai nostri occhi, ha trovato finora il solo argine del capo dello Stato. Giorgio Napolitano sta impersonando al meglio il suo ruolo di custode della Costituzione. L'ha fatto con saggezza e fermezza, dando il suo consenso alle iniziative del governo quando sono state dettate da necessità reali come nella crisi dei rifiuti a Napoli, ma lo ha negato nei casi in cui le emergenze erano fittizie e potevano insidiare la correttezza dei meccanismi costituzionali. Sarebbe tuttavia sbagliato addossare al presidente della Repubblica il peso esclusivo di arginare quella deriva: se la dialettica si riducesse soltanto al rapporto tra il Quirinale e Palazzo Chigi la partita non avrebbe più storia e si chiuderebbe in brevissimo tempo. Bisognerà dunque che altre forze e altri poteri entrino in campo.
Bisogna denunciare e fermare la militarizzazione della vita pubblica italiana della quale l'esempio più clamoroso si è avuto con i provvedimenti decisi dal Consiglio dei ministri di venerdì sulla sicurezza e sulle intercettazioni: due supposte emergenze gonfiate artificiosamente per distrarre l'attenzione dalle urgenze vere che angustiano gran parte delle famiglie italiane.
E' la prima volta che l'Esercito viene impegnato con funzioni di pubblica sicurezza. Quando fu assassinato Falcone e poi, a breve distanza di tempo, Borsellino, contingenti militari furono inviati in Sicilia per presidiare edifici pubblici alleviando da quelle mansioni la Polizia e i Carabinieri affinché potessero dedicarsi interamente alla lotta contro una mafia scatenata.
Ma ora il ruolo che si vuole attribuire alle Forze Armate è del tutto diverso: pattugliamento delle città con compiti di pubblica sicurezza e quindi con poteri di repressione, arresto, contrasti a fuoco con la delinquenza.
Che senso ha un provvedimento di questo genere? Quale utilità ne può derivare alle azioni di contrasto contro la malavita? La Polizia conta ben oltre centomila effettivi, altrettanti ne conta l'Arma dei carabinieri e altrettanti ancora la Guardia di finanza. Affiancare a queste forze imponenti un contingente di 2.500 soldati è privo di qualunque utilità.
Se il governo si è indotto ad una mossa tanto inutile quanto clamorosa ciò è avvenuto appunto per il clamore che avrebbe suscitato. Tanto grave è l'insicurezza delle nostre città da render necessario il coinvolgimento dell'Esercito: questo è il messaggio lanciato dal governo. E insieme ad esso l'eccezionalità fatta regola: si adotta con una legge ordinaria una misura che presupporrebbe la dichiarazione di una sorta di stato d'assedio, di pericolo nazionale.
Un provvedimento analogo fu preso dal governo Badoglio nei tre giorni successivi al 25 luglio del '43 e un'altra volta nel '47 subito dopo l'attentato a Togliatti. Da allora non era più avvenuto nulla di simile: la Pubblica sicurezza nelle strade, le Forze Armate nelle caserme, questa è la normalità democratica che si vuole modificare con intenti assai più vasti d'un semplice quanto inutile supporto alla Pubblica sicurezza.
***
Il disegno di legge sulle intercettazioni parte dalla ragionevole intenzione di tutelare con maggiore efficacia la privatezza delle persone senza però diminuire la capacità investigativa della magistratura inquirente.
Analoghe intenzioni avevano ispirato il ministro della Giustizia Flick e dopo di lui il ministro Clemente Mastella, senza però che quei provvedimenti riuscissero a diventare leggi per la fine anticipata delle rispettive legislature.
Adesso presumibilmente ci si riuscirà ma anche in questo caso, come per la sicurezza, il senso politico è un altro rispetto alla "ragionevole intenzione" cui abbiamo prima accennato. Il senso politico, anche qui, è un'altra militarizzazione, delle Procure e dei giornalisti.
Le Procure. Anzitutto un elenco dei reati perseguibili con intercettazioni. Solo quelli, non altri. E' già stato scritto che lo scandalo di Calciopoli non sarebbe mai venuto a galla senza le intercettazioni. Così pure le scalate bancarie dei "furbetti". Ma moltissimi altri. Per chiudere sul peggiore di tutti: la clinica milanese di Santa Rita, giustamente ribattezzata la clinica degli orrori.
Le intercettazioni poi non possono durare più di tre mesi. Non c'è scritto se rinnovabili e dunque se ne deduce che rinnovabili non saranno. Cosa Nostra, tanto per fare un esempio, è stata intercettata per anni e forse lo è ancora. Tre mesi passano in un "fiat", lo sappiamo tutti.
I giornalisti e i giornali. C'è divieto assoluto alla pubblicazione di notizie fin all'inizio del dibattimento. Il deposito degli atti in cancelleria non attenua il divieto. Perché? Se le parti in causa o alcune di esse vogliono pubblicizzare gli atti in loro possesso ne sono impedite. Perché? Non si invochi la presunzione di innocenza poiché se questa fosse la motivazione del divieto bisognerebbe aspettare la sentenza definitiva della Cassazione. Dunque il motivo della secretazione è un altro, ma quale?
In realtà il divieto non è soltanto contro giornali e giornalisti ma contro il formarsi della pubblica opinione, cioè contro un elemento basilare della democrazia. Il caso del Santa Rita ha acceso un dibattito sull'organizzazione della Sanità, sul ruolo delle cliniche convenzionate rispetto al Servizio sanitario nazionale. Dibattito di grande rilievo che potrebbe aver luogo soltanto all'inizio del dibattimento e cioè con il rinvio a giudizio degli imputati.
L'eventuale archiviazione dell'istruttoria resterebbe ignota e così mancherebbe ogni controllo di opinione sul motivo dell'archiviazione e su una possibile critica della medesima. Così pure su possibili differenze di opinione tra i magistrati inquirenti e l'ufficio del Procuratore capo, sulle avocazioni della Procura generale, su mutamenti dei sostituti assegnatari dell'inchiesta. Su tutti questi passaggi fondamentali la pubblica opinione non potrebbe dire nulla perché sarebbe tenuta all'oscuro di tutto.
Sarà bene ricordare che il maxi-processo contro "Cosa Nostra" fu confermato in Cassazione perché fu cambiato il criterio di assegnazione dei processi su iniziativa del ministro della Giustizia dell'epoca, Claudio Martelli, allertato dalla pressione dei giornali in allarme per le pronunce reiterate dell'allora presidente di sezione, Carnevale. Tutte queste vicende avvennero sotto il costante controllo della stampa e della pubblica opinione allertata fin dalla fase inquirente. Falcone e Borsellino non erano giudici giudicanti ma magistrati inquirenti. Mi domando se avrebbero potuto operare con l'efficacia con cui operarono senza il sostegno di una pubblica opinione esaurientemente informata.
Le gravi penalità previste da questa legge nei confronti degli editori costituiscono un gravame del quale si dovrebbero attentamente valutare gli effetti sulla libertà di stampa. Esso infatti conferisce all'editore un potere enorme sul direttore del giornale: in vista di sanzioni così gravose l'editore chiederà a giusto titolo di essere preventivamente informato delle decisioni che il direttore prenderà in ordine ai processi. Di fatto si tratta di una vera e propria confisca dei poteri del direttore perché la responsabilità si sposta in testa al proprietario del giornale.
Si militarizza dunque il giudice, il giornalista ed anche la pubblica opinione.
***
Ha ragione il collega D'Avanzo nel dire che questi provvedimenti stravolgono la Costituzione. Identificano di fatto lo Stato con il governo e il governo con il "premier". Se poi si aggiunge ad essi il famigerato lodo Schifani, cioè il congelamento di tutti i processi nei confronti delle alte cariche dello Stato, l'identificazione diventa totale.
Qui il nostro discorso arriva ad un punto particolarmente delicato e cioè al tema dell'opposizione parlamentare.
Parlo di tutte le opposizioni politiche. Ma in particolare parlo del Partito democratico.
Negli ultimi giorni il Pd e Veltroni quale leader di quel partito hanno assunto su alcune questioni di merito atteggiamenti di energica critica nei confronti del governo. La luna di miele di Berlusconi è ancora in pieno corso con l'opinione pubblica e con la maggior parte dei giornali ma è già svanita in larga misura con il Partito democratico. Salvo un punto fondamentale, più volte ribadito da Veltroni: il dialogo deve invece continuare sulle riforme istituzionali e costituzionali.
E' evidente che questa "riserva di dialogo" condiziona inevitabilmente il tono complessivo dell'opposizione. Le riforme istituzionali e costituzionali sono di tale importanza da trasformare in "minimalia" i contrasti di merito su singoli provvedimenti. Tanto più che Tremonti chiede all'opposizione di procedere "sottobraccio" per quanto attiene alla strategia economica; ecco dunque un'ulteriore "riserva di dialogo". Sembrerebbe, questa, una novità a tutto vantaggio dell'opposizione ma non è così. La politica economica italiana dovrà svolgersi nei prossimi anni sotto l'occhio vigile delle Autorità europee. Che ci piaccia o no, noi siamo di fatto commissariati da Bruxelles.
Tremonti dovrà assumere responsabilità impopolari. Necessarie, ma impopolari e vuole condividere con l'opposizione quell'impopolarità.
Intanto, nel merito delle riforme, Berlusconi procede come si è detto e visto, alla militarizzazione del sistema. "L'Etat c'est moi" diceva il Re Sole e continuarono a dire i suoi successori fin quando scoppiò la rivoluzione dell'Ottantanove.
Voglio qui ricordare che uno dei modi, anzi il più rilevante, con il quale l'identificazione dello Stato con la persona fisica del Re si realizzò fu l'asservimento dei Parlamenti al volere della Corona. Gli editti del Re per entrare in vigore avevano bisogno della registrazione dei Parlamenti e soprattutto di quello di Parigi. Questa era all'epoca la sola separazione di poteri concepita e concepibile. Ma il re aveva uno strumento a sua disposizione: poteva ordinare ai Parlamenti la registrazione dell'editto. Di fronte all'ordine scritto del Sovrano il Parlamento registrava "con riserva" e l'editto entrava in funzione. Di solito quest'ordine veniva dato molto di rado ma col Re Sole e con i suoi successori diventò abituale. Quando i Parlamenti si ribellarono ostinandosi a non obbedire il Re li sciolse. Il corpo del Re prevalse sulla labile democrazia del Gran Secolo.
Il Re Sole. Ma qui il sole non c'è. C'è fanghiglia, cupidigia, avventatezza, viltà morale. Corteggiamento dell'opposizione. Montaggio di paure e di pulsioni. Picconamento quotidiano della Costituzione.
Quale dialogo si può fare nel momento in cui viene militarizzato il Paese nei settori più sensibili della democrazia? Il Partito democratico ha un solo strumento per impedire questa deriva: decidere che non c'è più possibilità di dialogo sulle riforme per mancanza dell'oggetto. Se lo Stato viene smantellato giorno per giorno e identificato con il corpo del Re, su che cosa deve dialogare il Pd? E' qui ed ora che il dialogo va fatto, la militarizzazione va bloccata. Le urgenze e le emergenze vanno trasferite sui problemi della società e dell'economia.
"In questo nuovo buon clima si può fare molto e molto bene" declama la Confindustria di Emma Marcegaglia. Qual è il buon clima, gentile Emma? Quello dei pattuglioni dei granatieri che arrestano gli scippatori e possono sparare sullo zingaro di turno? Quello dell'editore promosso a direttore responsabile? Quello del magistrato isolato da ogni realtà sociale e privato di "libero giudizio"? Quello dei contratti di lavoro individuali? E' questo il buon clima?
Ricordo che quando furono pubblicati "on line" gli elenchi dei contribuenti ne nacque un putiferio. Il direttore dell'Agenzia delle Entrate, autore di tanto misfatto, fu incriminato e si dimise. Ma ora il ministro Brunetta pubblica i contratti di tutti i dirigenti pubblici e le retribuzioni di tutti i consulenti e viene intensamente applaudito e incoraggiato. Anch'io lo applaudo e lo incoraggio come ho applaudito allora Visco e Romano. Ma perché invece due pesi e due misure? La risposta è semplice: per i pubblici impiegati si può.
E' questo il buon clima? Attenti al risveglio, può essere durissimo. Può essere il risveglio d'un paese senza democrazia. Dominato dall'antipolitica. Dall'anti-Europa. Dall'anarchia degli indifferenti e dalla dittatura dei furboni.
Io trovo che sia un pessimo clima.
15 Giugno 2008
sabato, giugno 14, 2008
L'eccezione è la regola
di GIUSEPPE D'AVANZO
Berlusconi è intenzionato a dimostrare che - per governare la crisi italiana, come vuole che noi l'immaginiamo - è costretto per necessità a separare lo Stato dal diritto, la decisione dalla legge, l'ordine giuridico dalla vita. Come se il Paese attraversasse una terra di nessuno. Così critica, oscura e sinistra da rendere urgente e senza alternative un potere di regolamentazione così esteso da modificare e abrogare con decreti le leggi in vigore.
Con il "decreto sicurezza" (alla voce immigrati) e con il "decreto Napoli", è stato chiaro che Berlusconi intende muoversi in uno "stato di eccezione". Ha deciso di esercitare il suo potere secondo un tecnica che gli impone di creare - volontariamente e in modo artefatto - una necessità dopo l'altra, giorno dopo giorno, quale che siano le priorità più autentiche e dolorose del Paese. Nonostante quel che si può pensare, infatti, la necessità non è una situazione oggettiva, implica soltanto un giudizio o una valutazione personale. In fondo, sono straordinarie e urgenti soltanto le circostanze definite tali: quel che, come tali, definisce il Cavaliere.
Il quinto consiglio dei Ministri del Berlusconi IV ha dichiarato l'assoluta necessità di ridimensionare l'azione dei giudici; di limitare il diritto di cronaca; di declinare le ragioni dello Stato con l'esibizione, la forza, le armi dell'Esercito. E' finora il caso più emblematico ed esplicito di quel che abbiamo definito la "militarizzazione della politica". Non è mai avvenuto in Italia che i soldati fossero chiamati a far fronte all'ordine pubblico o al controllo delle città. Nemmeno nei terribili mesi che seguirono alla morte di Falcone e Borsellino, all'aperta sfida lanciata contro lo Stato dalla Cosa Nostra di Totò Riina. In quell'occasione, l'Esercito si limitò a proteggere, con "posti fissi", gli edifici pubblici e i luoghi "sensibili" liberando dall'impegno non investigativo le forze di polizia. La decisione del governo di "parificare" 2.500 soldati "agli agenti di pubblica sicurezza" con "compiti di pattugliamento e perlustrazione" delle città inaugura una nuova, inedita stagione. Evocando ragioni (necessità) di "ordine pubblico" e "sicurezza" avvicina, sovrappone il diritto alla violenza. Assegnata all'Esercito, altera il suo segno la funzione amministrativa della polizia, chiamata a rendere esecutivo il diritto. Quella funzione e presenza si fa intimidazione. Non solo per chi trasgredisce, ma per tutti coloro che non credono "democratico" che il governo sostenga le sue decisioni con la violenza.
Nello slittamento del legittimo esercizio del potere verso un arbitrario diritto della forza, come non avvertire il rischio che chiunque dissenta sia considerato un "criminale" perché avversario di una "decisione assoluta" che sola può assicurare la "governabilità" e l'uscita dalla crisi? Non è questa l'idea politica, il paradigma di governo, addirittura il fondo sublogico che consiglia a Berlusconi di intervenire anche contro la magistratura limitando l'uso delle intercettazioni o contro l'informazione, promettendo il carcere a chi pubblica il testo o il riassunto di "un ascolto"?
Magistratura e informazione, i due ordini che, in un'equilibrata architettura di checks and balances, sono le istituzioni di controllo dei poteri, diventano in questo quadro i pericolosi agenti attivi e degenerati del declino da affrontare. "Nemici", perché impediscono al sovrano di governare, perché sorvegliano le sue decisioni e quella vigilanza è un ostacolo che crea uno status necessitatis, l'urgenza di un provvedimento legislativo che Berlusconi avrebbe voluto con immediata forza di legge. E' stato costretto a una marcia indietro dal capo dello Stato e, dalla Lega, a una correzione che autorizza le intercettazioni anche per i reati contro la pubblica amministrazione. Ma il disegno di legge, se non sarà corretto in Parlamento, dissemina l'iter investigativo e la sua efficacia di intralci, intoppi, legacci, esclusioni, vuoti, bizzarri obblighi (se l'indagato è un vescovo bisognerà avvertire il segretario di Stato vaticano, cioè il ministro di un altro Stato).
Sono ostacoli che salvaguardano le pratiche più spregiudicate dei colletti bianchi, rendono più fragile la sicurezza dei più deboli, senza proteggere davvero alcuna privacy. I corifei del sovrano diffondono numeri farlocchi sul passato, mai spiegano perché non chiudono le falle nella rete dei gestori di telefonia, venute alle luce con l'affare Telecom. Né svelano all'opinione pubblica come e se daranno mai conto dell'uso delle "intercettazioni preventive" che oggi, al di fuori del processo penale e di ogni tipo di controllo giurisdizionale, possono essere effettuate dalle polizie e, dal 2005, anche dai servizi segreti su delega del presidente del Consiglio con l'autorizzazione del procuratore presso la Corte d'Appello.
Non è la privacy del cittadino che interessa a Berlusconi. Gli interessa soltanto la sua privacy e la sua immagine, l'annullamento di un paio di conversazioni con Agostino Saccà, l'oblio di altre in cui di lui si parla. Intende creare una sorta di "diritto positivo della crisi" che impone al giudice di che cosa occuparsi in ossequio alla funzionalità della decisione politica, presentata come necessaria e univoca. Vuole giornalisti silenziosi, intimiditi dalla minaccia del carcere. Vuole editori spaventati dalle possibili, gravi penitenze economiche.
Il soldato come questurino, il giudice come chierico, il giornalista come laudatore sono le tre figure di una scena politica che minaccia di trasformare radicalmente la struttura e il senso della nostra forma costituzionale. Sono i fantasmi di un tempo sospeso dove il governo avrà più potere e il cittadino meno diritti, meno sicurezza, meno garanzie.
14 Giugno 2008
domenica, giugno 01, 2008
Eppure ancora oggi non smette di crearmi una fastidiosa, pruriginosa irritazione il fatto che faccia scalpore la lettera inviata al Presidente della Repubblica da una ricecatrice italiana in Inghilterra per domandargli come mai quest'Italia stia diventando razzista, quando in molti qui da un mese circa ci stiamo chiedendo spaesati che diavolo stia succedendo e perchè e come in quattro e quattr'otto abbiano messo su la caccia alle streghe.
Benvenuto l'intervento della ricercatrice italiana all'estero...anzi! Italiani all'estero, scrivete...scrivete tutti! Scrivete tanto! ...aiutateci, invadeteci!...che qualcuno ci aiuti!
Ma resta penoso, fastidioso, urticante direi, che i giornali on-line sparino in prima pagina lo sconcerto e le domande al Presidente di un italiano all'estero e non si preoccupino di tutti gli altri italiani preoccupati, qui, sotto gli occhi ed il naso di tutti.
Il vero intimo profondo fastidio lo crea l'evidenza che per i giornali l'unico dato imbarazzante da registrare è che fuori da questa nazione si stia pensando "l'Italia è un paese razzista"...
non conta quanto indegna e contro i diritti civili sia questa politica del governo, non conta quanto terrificanti e razziste siano le conversazioni tra i ragazzi ai tavoli dei locali, non contano le aggressioni neofasciste a Roma, non conta cosa stiano diventando i cpt (Centri Permanenza TEMPORANEA), non conta quanto fossero già vergognose le poche notizie che arrivavano dalle ong e dalle associazioni umanitarie sullo stato di reale accoglienza di questi centri, non conta il silenzio in cui è già caduta la morte di Hassan Nejl per polmonite nel cpt di Torino, non contano i suoi compagni che spergiurano di aver urlato soccorso per tutta la notte, non contano nemmeno tutte quelle storie personali degli immigrati di cui non ci è dato sapere, non conta nemmeno lo sconcerto e il senso di paura che crea tutto questo...
...non conta nulla quello che in tanti stiamo dicendo da giorni, non conta nulla questo senso di attesa di qualcosa di veramente grosso e irrimediabile...
conta e preoccupa soltanto che dall'estero arrivino notizie di "un'Italia fascista".
Ma non preoccupatevi di tali maldicenze...
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
...un buon 2 giugno a tutti voi.
giovedì, maggio 15, 2008
Ogni sera dopo una giornata piena di news e telegiornali (perché ora fa figo chiamarle news) mi fermo un attimo davanti ad un post vuoto e aspetto che vengano le parole per esprimere questa sensazione...
poi rassegnata ripiego sull'idea di scrivere finalmente la mia famosa non ancora pubblicata ode al termometro rotto (a breve su questo blog) e alla fine invece, rinuncio, e riparo sul sito di la Repubblica.it dove, non ancora stanca, mi faccio rosicare il fegato da qualche nuova e sempre uguale notizia sulla mancata sicurezza nelle nostre città.
Ogni tanto invece, in balia del mio sentito e sensibile senso civico (ndr da leggere sibilando), mi lancio in qualche lettera di protesta al direttore di repubblica e per conoscenza al suo cast o scrivo lunghi noiosissimi interventi controcorrente dentro forum di psicopatici leghisti italiani a favore delle forche.
Ma ad onor di giusta cronaca e visto che a quanto pare anche il tuo vicino di casa potrebbe essere un leghista o nasconderne uno dentro l'armadio, tenterò di esprimente la sensazione di cui sopra con eleganza e rispetto per i 3.026.844 votanti Lega Nord in Italia.
Quest'oggi, riporto testualmente:
"Una vasta operazione della polizia contro la criminalità e l'immigrazione clandestina si è conclusa nelle prime ore della mattina con l'arresto in tutta Italia di diverse centinaia di clandestini e l'esecuzione di alcune decine di espulsioni."
Così saltellando qua e là, riporto testualmente un'altra news di oggi:
"ROMA - Gli italiani non li vogliono. I Rom fanno paura. La maggioranza ammette che i nomadi costituiscono un problema, molto più degli extracomunitari. Il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it mostra che tra gli italiani si sta sviluppando un forte sentimento negativo nei confronti degli immigrati, anche se l'avversione verso i rom è maggiore."
Ed ancora, testualmente una news di ieri:
"NAPOLI - Al cancello è appeso il fiocco rosa, il portoncino della palazzina è chiuso. La piccola è tranquilla, adesso. «Ma stanotte nessuno di noi ha chiuso occhio», dice Ciro Martinelli, il nonno della bambina di sei mesi che, racconta, sabato sera è miracolosamente scampata al tentativo di rapimento messo in atto da una giovane rom entrata furtivamente nella loro casa di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli."
E facendo una rapida distratta ricerca per parole chiave "stupro", "clandestino", "straniero" "lega nord"...riporto testualmente dal quotidiano on-line i titoli degli articoli:
Milano 13 Maggio 2008 "Aggredita in strada e violentata in una baracca"
Bari 11 Maggio 2008 "Stupra la convivente marocchino in cella"
Firenze 3 Maggio 2008 "Braccata e picchiata donna sfugge allo stupro"
Roma 20 Aprile 2008 "Tredici stupri al giorno e poche denunce quattro arrestati su dieci sono stranieri"
Milano 19 Aprile 2008 "Roma, violentata studentessa. Arrestato romeno di 37 anni"
Roma 19 Aprile 2008 "Roma, strangolata in casa 81enne il ladro cercava i suoi risparmi"
Ovviamente ognuno di questi articoli riporta notizie di violenze, omicidi e diversificati reati commessi solo ed esclusivamente da stranieri ed in buona percentuale rom, altrimenti perché citarli!
Lungi poi da me, tentare di accusare il quotidiano la Repubblica.it a discapito di tanti altri!
Ma eccomi alla sensazione.
Una sensazione vaga, quasi un senso di nausea, che nel volto di Maroni mi perseguita nei miei incubi notturni. Una sensazione di imbarazzo lascito di una situazione politica che vede protagonista un partito anti-costituzionale.
Una sensazione di superiorità, infine.
Altezzosa, presuntuosa, anarchica, ribelle sensazione di vedere al di là di tanti italiani.
In breve e per i pochi che caparbi hanno continuato a leggere sin qui col dubbio che ancora non sia venuta al dunque e che, terrorizzati, non vi arriverò sino alla fine...
Tutto questo è terrore. Terrorismo psicologico, sclerotizzazione delle paure sociali, è controllo e disgregazione. E' il crollo di anni e anni di sensibilizzazione sociale verso l'altro, il diverso.
Da secoli sotto qualsiasi potere, da secoli in natura, la sottomissione dell'altro (in quanto tale e non in quanto specie) passa per la minaccia ed il tentativo di limitazione della libertà altrui. La minaccia, il tentativo o l'illusione della limitazione della libertà propria ed altrui crea disgregazione. Un popolo disgregato è un popolo in grado di riconoscere uno ed un solo potere, altro. Uno stato, un uomo, un leader, un dio, un santone... un qualcuno che si interponga nel rapporto con l'altro.
E' un dualismo interrotto, risolto dall'eliminazione del conflitto che passa attraverso l'affidamento e il cosciente diniego della libertà a favore di terzi.
Obnubilata fedeltà al potere terzo che si occupa ed amministra il santo bene mio e tuo, senza che in due si sia in grado di raggiungere una consapevole coscienza civile e sociale. Facendoci credere, che in due non si sia in grado di raggiungere una consapevole coscienza civile e sociale.
Una società che spinge a rinnegare l'altro in quanto tale - che poi altro non è che quella parte di sé oltre il velo della comprensione profonda della propria identità - per l'affermazione di uno status quo all'interno del quale regna l'incertezza e l'insicurezza del e nel vivere che paralizza ogni ragionevole dubbio verso la società stessa.
L'altro è oggi e da sempre lo straniero.
Alimentare paure sociali e pontificare sulla necessità di maggiore sicurezza è una tecnica di controllo sociale vecchia come il mondo.
E' una sensazione di sconforto. E' un senso di panico quando vedo le immagini dei bambini rom che sulle motorette vanno via dal campo. E' un senso di rabbia quando mi viene il sospetto che il concentrarsi in quest'ultimo mese di tutti questi reati per mano di stranieri abbia qualcosa di strano sotto. E' una delusione quando anche io sull'autobus alle cinque del mattino mi devo sforzare di tenere a mente che tutti quegli stranieri stanno andando a lavorare e stanno sonnecchiando fregandosene di me e dei miei inconsci inculcati e schifosi timori, palesemente ingiustificati.
sabato, aprile 26, 2008
venerdì, aprile 25, 2008
« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione. »
sabato, aprile 19, 2008
Citizen Berlusconi - Il presidente e la stampa
Citizen Berlusconi è un documentario di 56' realizzato nel 2003 da Andrea Cairola e Susan Gray. Il filmato documenta l’ascesa di Silvio Berlusconi dalla televisione ai vertici del governo italiano. Un'inchiesta giornalistica prodotta dalla Stefilm di Torino, dalla tv finlandese Yle e da Channel 13 di New York e programmata da diverse emittenti americane ed europee tra cui Olanda, Svezia, Australia, Norvegia, Stati Uniti. Fu trasmessa per la prima volta il 21 agosto del 2003 nel corso del programma Wide Angle di Thirttn/Wnet New York, sulla principale emittente pubblica americana PbS. Avrebbe poi dovuto partecipare all'European Documentary Festival di Oslo, ma gli ambienti diplomatici di Roma hanno esercitato forti pressioni chiedendo la cancellazione dal programma e la diffusione di una notizia ufficiale che parlasse di "problemi tecnici" ad impedire la pubblicazione del documentario alla manifestazione. La vicenda non si chiuse senza scandalo perchè gli organizzatori del festival non accettarono la censura e con qualche giorno di ritardo mandarono ugualmente in onda il documentario rendendo pubbliche le pressioni, non senza imbarazzo e difficoltà visto che l'ambasciata era tra i finanziatori del festival.
Nel documentario intervengono o compaiono alcuni importanti giornalisti, intellettuali e personaggi pubblici italiani tra cui Giovanni Sartori, stimato politologo italiano considerato uno dei massimi esperti di politologia a livello internazionale attualmente Albert Schweitzer Professor Emeritus in the Humanities alla Columbia University di New York (dal 1994) e professore emerito dell’Università di Firenze, Marco Travaglio, giornalista e scrittore italiano di cronaca giudiziaria impegnato dagli anni '80 in ricerche legate all'antimafia e ai fenomeni di corruzione, Cesare Previti, avvocato e politico italiano, pregiudicato e fino al 31 luglio 2007 uno dei numerosi parlamentari che hanno subìto condanne penali in via definitiva, Carlo Freccero, nei primi anni '80 direttore dei palinsesti delle reti private Canale 5 e Italia1, dal 1991 direttore di Italia1, dal 1996 al 2002 direttore della rete pubblica RaiDue e così via sino al 5 luglio 2007 quando è stato nominato Presidente di RaiSat di cui ha presentato il palinsesto nel febbraio 2008, Luciano Moggi, ex dirigente sportivo e manager calcistico italiano, Tana de Zulueta, politica italiana, Enzo Biagi, giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano considerato uno dei giornalisti più popolari del XX secolo.
Il documentario dopo essere stato trasmesso dalla RTSI, una rete svizzera, fu ripreso con enfasi dalla redazione del quotidiano Repubblica sul proprio sito web ma pubblicato con precisi inspiegabili tagli di alcuni minuti. Solo Internazionale ha proposto la versione integrale realizzando un dvd in allegato al giornale. Ad oggi nessuna rete televisiva italiana ha ancora trasmesso questo documentario, diversamente reperibile on-line sui più comuni internazionali motori di ricerca.
A voi il nostro presidente del consiglio. Sipario.

