Trieste, Sette Aprile Duemilaequattro
Ci si può spezzare.
...fai un rumore secco, uno schianto.
[...continua. - ma mi andava di riscrivere solo questo.]
Gusci di conchiglie e cerotti. Attorcigliandotimi.
Trieste, Sette Aprile Duemilaequattro
Ci si può spezzare.
...fai un rumore secco, uno schianto.
[...continua. - ma mi andava di riscrivere solo questo.]
19 novembre 2004
Ma i treni dove dormono?
Gli odori delle persone ti restano in bocca. E' una sensazione che fa schifo.
E le panchine sono fredde.
Binario 2 h. 23.02
"[...]
Tremare. Silenzio.
Un bagliore. Luci. Cristalli.
Pazzia.
Sempre. Affascinante.
L'aria si ferma. Il respiro anche.
uno. due. tre.
girati.
Coltre d'argento.
Rubini a grappoli.
Nella polvere.
Nastri di vapore acqueo.
Buio.
Sale."
29 giugno 2005
Ingredienti
1/2 tazza di riso
10 tazze di latte
2 tazze di zucchero
1 bastoncino di vaniglia
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 pezzetto di scorza di limone
4 tazze d'acqua tiepida
Preparazione
Lascia a bagno il riso in acqua tiepida per mezz'ora. Scolalo. Fallo bollire nel latte con il bastoncino di vaniglia a fuoco lento fino a quando non sarà morbido (più o meno mezz'ora). Unisci lo zucchero e la scorza di limone e lascia bollire piano a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto per non farlo attaccare, fino a quando si sarà asciugato (su per giù un'altra mezz'ora). Mettilo in un piatto da portata, in coppette, lascialo raffreddare in frigorifero e prima di servirlo copri con un velo di cannella in polvere.
Un tempo avevo un blog, che adesso non esiste più.
Scrivevo sempre su questa musica - Motion Picture Soundtrack.
E scrivevo robe così...
Girami. viola rosso verde nero bianco. Vetri e specchi... girami. viola rosso verde nero bianco. Giri tu non io. Incantevoli. specchi. e un occhietto schiacchiato dentro. Girami. viola rosso verde nero bianco. le sfumature. guardami, dentro. ho forma e colore. scompigliami. Lentamente. Viola Rosso Verde Nero Bianco.
a Sir David Brewster
Ci sono dei buchi a volte
dentro cui cade il mondo.
A guardarli sembra che
da un momento all'altro
la terra, il prato,
i muri
ed i mattoni
debbano strapparsi e crollare.
Se ti fermi vicino sembra
di correre il rischio di rimaner
risucchiato.
Lembi bianchi intorno sembrano
bruciare di sole
e l'odore è talmente forte
da stordirti le idee.
Rimani fermo
il terrore ti assale
e piano ragioni.
La strada è questa,
se vi è un oltre
è di certo più
oscuro che qui.
Allora stai attento,
raccolgo qui le mollette
e
tu,
piccolo moscerino,
vola via dal mio lenzuolo bucato.
Se la mente, la mia mente, è un treno, qui ed ora,
allora io regolerò il freno,
mi sporgerò dal finestrino sino al ventre
e non ci sarà vento, l'aria sarà ferma come in fotografia.
Ritornerò a guardare opaca
oltre il vetro
solo quando si muoverà, felpata, la nebbia, tra gli alberi gelati.
Lo farò avanzare veloce su quei passi scoscesi
e diventeranno un'unica scia grigia le salite e le discese.
Scenderò davanti ai girasoli, e impietosa ne sceglierò uno,
uno soltanto,
per girarlo verso il sole e fermare
quel suo eterno instancabile inseguire.
Mi acquatterò poi sulla moquette per sbirciare sopra il naso
il firmamento artificiale nel cuore della notte,
l'aria calda appannerà il vetro,
ed io paziente lo pulirò con il maglione.
Arriverà così il mattino e ci sarà odore di caffè
e acqua fredda
mi domanderò chi mai può aver preparato un cappuccino sul mio treno
se non c'è anima viva
ed io non bevo caffè...
ma
distratta guarderò ancora oltre...
e saprò all'improvviso che è lì che dovrò fermarmi.
Scenderò allora ancora uno scalino dopo l'altro
sentirò il gelo salire per i polsi
mi chinerò...
e finalmente
raccoglierò un ciclamino bianco nella neve
mentre il mio treno,
sul suo binario,
si lascerà velare, immobile, dalla brina.
21 giugno 2005
...e poi ti accorgi che è cambiato qualcosa...
il flusso degli eventi... come onde del mare... si accavallano, si scavalcano, si fondono
come anime...
e succede così, dal nulla...
ti accorgi che ti trasformi...
che la tua esistenza in un fluire costante, lieve, inconsapevole, ti si plasma fra le mani.
Allora le piccole e delicate abitudini che ti legano al passato prendono forme nuove. diventano grandi. con te.
Abbiamo parlato al telefono stasera... e lontane le nostre parole, come ogni giorno si uniscono strette da un nodo invisibile.
Ti ho parlato di me... della mia vita... delle mie scelte... e tu eri lì, con la tua vita, le tue abitudini... le tue gioie... con me, anche se lontana.
... ho sentito i rumori della tua casa, il rumore delle tue piccole rassicuranti cose quotidiane...
Ho ascoltato i tuoi consigli, i tuoi silenzi, le tue paure per me... e il bisogno di esserci, più di chiunque altro.
E' stato difficile accettare in questi anni che la mia quotidianità non sarebbe stata più tua, la tua più mia...
ho scavato dentro di me una culla per la paura che ho di perderti... per la lacerante paura di essere qui mentre tu potresti lasciarmi per sempre... ho cercato di
essere forte... di diventare una donna forte.
... ti ho raccontato di oggi.
oggi che è stato un giorno importante. una scelta importante. ti ho solo accennato. mi hai chiesto come sto, se sono sicura, se è quello che voglio. ti ho detto della mia consapevolezza. hai capito dai miei silenzi come mi sento, cos'ho fatto, cos'ho scelto.
E tu eri lì, lì per me, io lo so...
... ma in mezzo, stavolta... per la prima volta... c'era la vita....Vestita di suoni.Ammantata nel familiare, sempre uguale, confortante rumore di un televisore.La vita che scorre... come acqua sotto ponti di pietra, alti, pesanti, traballanti a volte.La vita che mi ha portata lontana da te... con l'adorabile spumeggiante illusione che non sarebbe stata una rinuncia.La vita che si reinventa per noi, in forme nuove... che ci fa telefonare cento volte al giorno, come se la distanza non esistesse e dalle nostre parole possa materializzarsi ciò che abbiamo negli occhi... e vorremmo vivere insieme.La vita che ci confonde... ci spaventa... ci allontana a volte.
...
...vivi per sempre attraverso me un'altra esistenza...
...vivo per sempre attraverso te un'altra esistenza...
Sin da quando sono nata. per sempre. oltre il tempo. e questa vita. ci apparterremo.
Per Todo, che nonostante le divergenze d'opinione in merito, mi ha dato il la [vedasi commenti in calce] e perché, la poesia d'amore, ripeto, non esiste.
Vorrei fosse qui accanto a me…
Vorrei non dover solo immaginare ciò che avrebbe pensato e poter intuire, invece, la cruda verità delle sue parole, dei suoi toni…
Vorrei non avere la necessità di un consiglio, di un suo consiglio…
Lui non ti avrebbe perdonata… avrebbe guardato i tuoi occhi e visto dentro la fiducia tradita di ogni uomo, che come me, si è rifugiato in te cercando protezione…
Mio fratello avrebbe visto nel tuo sguardo il riflesso di ogni amore umiliato… in quello sguardo che una volta ha incatenato il mio a te.
Lui non avrebbe proferito parola, ma proprio in quel momento avrei capito anch’io, e guardati i tuoi occhi, abbandonato la triste speranza di saperti mia.
Adesso con poco coraggio cerco consolazione al mio dolore…un dolore nuovo, diverso… non sofferta consapevolezza di non averti, ma penosa coscienza di non aver mai avuto colei che credevo tu fossi.
Neppure Giove ti avrebbe avuta, mi dicesti.
Solo ora comprendo il desiderio che avevo di te, non era voglia di averti, ma sfrenata paura di perderti, perché già allora sapevo chi eri… eppure con ostinata fermezza cercavo di possederti e soprattutto di convincermi che potevo farlo.
Non rimpiango di aver scelto di amarti ma soltanto di non aver avuto il coraggio di accettare che non era vero amore…Catullo
"Generalife, è il giardino delle Mille e una notte... nelle mie favole...
Cammini per viali bianchi, dove il rumore dell'acqua e il profumo delle rose, ti entra nei pensieri...
Le fontane sono umili e silenziose... un rumore delicato e naturale...
Ninfee che galleggiano sull'acqua, dipingendola di verde e bianco. Le rane prendono il sole.
I colori del giardino cambiano in sfumature che nemmeno nelle mie fantasie più dolci, immaginavo.
Le viole sfumano dall'indaco più passionale al bianco più puro...all'azzurro del cielo.
...e il mirto accarezza le mani.
Pietra e sabbia si confondono in disegni intrecciati e perfetti...
niente uomini.
Sette cieli stellati sembrano essere lì da sempre... e nelle linee intarsiate del legno lo sguardo si perde incantato come in un incantesimo.
Come Shahrazad.. ogni notte inventa una nuova storia che si perda tra il sonno e la veglia...
che dia incanto al vivere nell'astuzia del pensiero e nel fascino delle parole.
Ricama poi dentro il tuo occhio con un ago e fili d'argento la storia della tua vita...
...così che possano essere sempre presenti al tuo sguardo i moniti e gli insegnamenti.. i sogni.
E credi nella tua favola... per sempre. "
[e al tramonto, disteso sui muretti sopra il Darro, puoi sentire la vita.]
Cercavo qualcosa di vecchio e l'ho trovato...
tra l'altro indosso una polo blu... oggi ho imparato qualcosa di nuovo sull'egosurfing e mi manca solo qualcosa di prestato... qualcuno ha qualcosa da prestare?
Fatto ciò potrei anche sposarmi... ma in realtà non è quello il punto... è solo che non riesco a scrivere "qualcosa di vecchio" senza dire anche "qualcosa di blu, di nuovo e di prestato"... è una tara, lo so... sono un po' come Roger Rabbit che non riesce a resistere a...
"Ammazza la vecchia..."...
"Ammazza la vecchia...." ....
"AMMAZZA LA VECCHIA....." .....
...eddunque (detto proprio eddunque)...
Cercavo qualcosa di vecchio (di nuovo, di blu e di prestato!) con la voglia di curiosare nella me di qualche anno fa e ho trovato due post... uno verrà scritto fra tre giorni tre anni fa...
l'altro è stato scritto esattamente il 20 maggio del 2006.
E così scrivevo oggi tre anni fa...
" Sono rimasta ferma, immobile, mentre intorno a me, si apparecchiava la cattedrale.
...una vecchietta vestita da suora si e' avvicinata alle panche ed ha iniziato a distribuire foglietti ingialliti. e non mi sono alzata.
Barcellona...
è la città dei contrasti, degli opposti, perfettamente simmetrica... perfetta per una persona come me.
Eppure...
...tutto questo mondo, tutto insieme, io non riesco a tollerarlo.
E' come se mi si parasse davanti agli occhi tutta la realtà.. tutta di botto...
Viaggiare...
se non parti avendo già negli occhi ciò che vuoi vedere.. altro non trovi che la realtà.
Si muove su strade diverse, con suoni differenti, un po' più colorita magari... più eccentrica... ma sempre la realtà.
Umana. Delicata.
Io non sono fatta per tenerla tutta dentro. Tutta dentro mi distrugge. La sento come mille aghi nello stomaco.
Continuavo a scrivere... e intorno avevo gente che faceva su e giù dalle panche... qualcuno ad alta voce diceva:
"...perché se un profano si trova davanti alle porte del paradiso, dio lo accoglierà solo se in cuor suo egli vorrà accoglierlo... se vorrà fare sua la parola di dio..."
...in una chiesa puoi vedere uno scorcio di mondo, lì puoi.. era la terza volta che scrivevo "questa gente non mi piace". A modo suo parlava anche a me, ed io non lo stavo ascoltando. Sono andata via, per non essere scortese.
Fuori dalla cattedrale una manifestazione, distribuivano profilattici contro l'aids. ...è una città strana.
...il vestito al vento, i capelli al vento, la borsa al vento, un passo spedito, ma lei era immobile fra la folla.
..ho sorriso.
La mia mente in questi giorni è altrove. "
E sottoscrivo...
io, tutto questo mondo, tutto insieme, non riesco a tollerarlo.
Dopo tanti anni, per caso, ripensandoci, l'ho ritrovata.
Tanto di quello che ho scritto aveva il sottofondo di questa musica.
Motion Picture Soundtrack dei Radiohead al piano Christopher o'Riley
C'era un carillon, lo aprivamo e rimanevamo fermi, incantati, uno di fronte all'altro ad ascoltarlo. I tuoi occhi erano curiosi, credo ti chiedessi perché era così incantevole. Me lo chiedevo anch'io.
Ballavamo, fra il rosso il nero e il blu di un mondo che era grande. Costruivamo già le nostre case. la misura piccola del nostro mondo, disegnava bianche le stanze delle nostre menti. E fra i muri secchi della realtà, vedevamo i sogni ancora boccioli gelare in incomprensibili gesti.
Adesso la notte tormenta anche te...
Siamo lontani, ma ti sento. e basta un attimo e dentro sento l'angoscia dei tuoi incubi, che sono i miei.
Rimango sveglia la notte, perché lei sa tormentarmi. E il silenzio arido che custodisce in sè, può seccare i ricordi. Perché io ricordo tutto. e lo ricordi anche tu.
Se potessi, piccolo mio, ti strapperei dal cuore quell'ansia. Per proteggerti.
Ma ti fuggo. con il cuore in pezzi per non saperti aiutare. Non ho risposte ancora, alle nostre domande.
Accudisci le tue paure. guarda un'alba. Scappa in un libro, se proprio vuoi scappare. Trema quando nessuno ti vede, per non spaventarti del suo sguardo. Se dormi, scappa da lui, corri via se non riesci a voltarti. non avere nausea del mondo, respira forte. e abbi la forza per scaldare i nostri fiori.
La musica del nostro carillon continua ed è meravigliosa. la sto ascoltando.
Sii grande. io... sono qui.
Una vetrofania che tracci le forme che per caso ho visto. o scontrato...
Una spirale che si attorcigli su se stessa sino a stringersi in un nodo succinto e ricco di significato.
Raggi che si arrampichino sinuosi dalle braccia sino ai rami più alti, per scliogliersi e liberarsi al mio passaggio.
Una spira di fumo. Una traccia variopinta femminea.
Scorre sulle mani l'acqua seguendo magnetica il sangue. Disegnandomi, brillante e scomposta.
Una vampata di zucchero che mi stringa in una danza dolce e confusa.
E sabbia che torni pietra. Un quarzo giallo, polveroso e dorato.
Un tempo per questa terra nutrivo un amore assoluto ed indiscusso...
prima di andar via, mi fermavo sempre vicino al mare e immaginavo cosa vi fosse oltre, ascoltando i rumori della città, aspettando che arrivasse il freddo della sera...
amavo il suo essere tanto solare e luminosa... piena di odori e colori sgargianti...
sentivo di appartenenerle come qualcosa di naturale, spontaneo, connaturato alla mia stessa esistenza...
Una radice lì profonda fino alle viscere del vulcano... attraverso i boschi giù fino alla sabbia ed il mare. Nel mio sangue poi, si mescolano le onde del mediterraneo e la neve delle alpi.
Adesso noto le sue brutture, ciò in cui muore e non risorge, i difetti e le insanabili ferite. Noto i suoi difetti con maggior rancore e sempre minor pazienza nell'accettarli... noto nascere in me, con grande malinconia, il rifiuto per ciò che potrebbe funzionare e non funziona.
All'inizio tornare mi lasciava sempre spaesata... uscita dalla stazione, il traffico, i rumori, il sole abbagliante, la confusione mi lasciavano perplessa, confusa, sfinita due volte. Nei giorni a seguire riprendevo il feeling, ritornavo ad amare l'anarchia ed il caos delle strade, il vociare della gente, i rumori della città...
Col tempo è diventato e diventa sempre più difficile riambientarmi... mi ritrovo infastidita da dettagli a cui nessuno fa più caso... cerco soluzioni che cambierebbero le cose... finanche a rassegnarmi a questo malessere impietoso che mi assale col trascorrere dei giorni.
Mi si rimprovera questo malessere...
quando accade mi sento talmente in colpa da desiderare di non essere mai andata via. Da desiderare di non aver mai visto quanto diverse potrebbero essere le cose...
Taccio... ormai, sempre, quando mi si chiede cosa ne penso... quando mi domandano che differenze noto... quando qualcuno inizia a difenderla senza misura.
Taccio anche quando mi si chiedono i suoi pregi... non perchè io non ne trovi, ma per non dover fare conti e confronti... in un senso o nell'altro.
Taccio quando, da sola, il mio spirito ritrova pace nel freddo delle mattine del nord... in quei giorni d'autunno gelidi e impietosi... in cui il cielo è terso e puoi vedere oltre...
non è fuori luogo ripetere e sentire che in me vi è l'autunno con le sue foglie brune e ghiacciate... stagione di mezzo.
Quand'ero bambina amavo questa poesia...
stasera l'ho ricordato.
Per prima cosa dipingere una gabbia
che abbia la porta aperta
quindi dipingere
qualcosa di grazioso
qualcosa che sia semplice
qualcosa che sia bello
qualcosa di utile
per l'uccello
mettere poi la tela contro un albero
in un giardino
in un bosco
o in una foresta
nascondersi dietro quell'albero
senza dire niente
e senza muoversi
talvolta l'uccello arriva svelto
ma può anche metterci anni e anni
prima che si decida.
Non scoraggiarsi
aspettare
aspettare se occorre anche per anni
la rapidità o la lentezza dell'arrivo dell'uccello
non ha nulla a che fare
con la riuscita del quadro.
Quando l'uccello arriva
se arriva
osservare il silenzio più assoluto
aspettare che l'uccello
entri nella gabbia
e quando l'avrà fatto
richiudere dolcemente la porta col pennello
e poi
cancellare una per una tutte le sbarre
avendo cura di non toccare le piume dell'uccello.
Fare a questo punto il ritratto dell'albero
scegliendo il suo ramo più bello
per l'uccello
dipingere allora il fogliame verde e la freschezza del vento
il pulviscolo del sole
il rumore degli insetti nascosti nell'erba
nella calura estiva.
Poi aspettare che l'uccello abbia voglia di mettersi a cantare.
Ma se non canta
è un gran brutto segno
è segno che il quadro è venuto male.
Ma se canta invece è un buon segno
segno che il lavoro va firmato.
E quindi voi strapperete
con grande dolcezza a quell'uccello
una sua piuma e scriverete
il vostro nome in un angolo del quadro.
... e se i guinnes hanno senso, per me, lo ha lo zunzuncito.